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Le nostre città caldissime sono palestre perfette per le piante invasive

L'Erigeron annuus (Foto Getty Images) 

Uno studio dell'Università della Florida suggerisce che le condizioni estreme degli ambienti urbani potrebbero favorire l'adattamento delle piante invasive a caldo e siccità

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Le città, con la loro continua espansione e le condizioni ambientali spesso più calde e secche rispetto alle aree circostanti, potrebbero essere delle vere e proprie palestre evolutive per le piante invasive. A suggerirlo sono stati i ricercatori dell'Università della Florida, secondo cui appunto strade, muri, marciapiedi e, più in generale, gli ambienti urbani, potrebbero non limitarsi a favorire la diffusione di alcune specie invasive, ma anche offrire un vantaggio competitivo, permettendo loro di imparare a resistere a condizioni più calde, secche e di forte stress, e potenzialmente a tollerare meglio i futuri impatti dei cambiamenti climatici. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Plants, People, Planet.

Le piante in città

Per capirlo, i ricercatori hanno svolto alcuni esperimenti su Erigeron annuus, una pianta originaria del Nord America che oggi è ampiamente diffusa in Europa e in alcune zone dell'Asia. Per prima cosa, hanno raccolto semi della pianta sia da popolazioni che crescevano in aree urbane sia rurali intorno a Zagabria, in Croazia, e hanno poi fatto crescere le piante in condizioni di cambiamento climatico controllate nei laboratori dell'Università della Florida. Dalle successive analisi, gli autori si sono accorti di una differenza tra le due popolazioni: le piante provenienti da aree urbane tendevano ad essere più piccole di quelle provenienti da aree rurali, ma mostravano, tuttavia, una maggior resistenza al caldo e alla siccità.

La tolleranza a caldo e siccità

Quando, infatti, le piante sono state esposte a temperature più elevate, siccità o entrambe queste condizioni climatiche avverse, le popolazioni urbane sono risultate più resistenti rispetto a quelle rurali. Non solo: la capacità di tollerare questo stress è stata maggiore con l'aumentare del livello di urbanizzazione dei luoghi in cui erano stati raccolti i semi. “Abbiamo documentato notevoli differenze nelle prestazioni delle piante tra popolazioni rurali e urbane, basandoci sui nostri trattamenti sperimentali che simulavano le previsioni più prudenti sul riscaldamento globale e sulla scarsità di precipitazioni nella zona”, ha commentato Drew Hiatt, tra gli autori dello studio. “In realtà, i fattori di stress ambientale raramente si comportano in modo così regolare, ed è probabile che le differenze siano ancora maggiori in caso di siccità più prolungata o di un'ondata di calore estiva più intensa”.

Il ruolo delle città

I dati del nuovo studio suggeriscono, quindi, che gli ambienti urbani, importanti punti di ingresso e di diffusione per le specie invasive, possono rappresentare una sorta di palestra per queste piante. Inoltre molte città, come ricordano gli autori, sono in espansione e, a causa dell'effetto isola di calore urbana, possono raggiungere temperature più elevate rispetto ai paesaggi rurali circostanti. Va da sé, quindi, che in questo scenario le specie invasive che si sono evolute in un ambiente urbano arriverebbero più preparate alle future condizioni climatiche, riuscendo non solo a sopravvivere in città, ma potenzialmente a diffondersi anche nelle aree circostanti. “L'urbanizzazione in espansione e il rapido aumento dei viaggi e degli scambi commerciali globali implicano che l'importanza delle città come centri di introduzione e diffusione di specie invasive non potrà che aumentare”, ha commentato il co-autore Luke Flory. “Migliorare la comprensione dell'evoluzione delle specie invasive nelle aree urbane è fondamentale per prevedere e mitigare la diffusione e l'impatto di tali specie in condizioni climatiche future”.