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Biodiversità

L’innalzamento dei mari favorirà diverse specie invasive

L’innalzamento dei mari favorirà diverse specie invasive

I cambiamenti climatici, e l’aumento del livello delle acque, potranno favorire l’espansione di decine di specie, mettendo a rischio la salute degli ecosistemi colonizzati

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Le temperature che aumentano e i viaggi di cose e persone sono dei fattori noti dietro la diffusione delle specie invasive. C’è anche un altro fattore però, sempre legato ai cambiamenti climatici e alle attività umane, che rischia di favorirne la diffusione e che finora abbiamo tenuto poco in considerazione: è l’innalzamento dei mari, scrive oggi un team di ricercatori dalle pagine di Nature Ecology & Evolution. Il livello dell’acqua che sale, infatti, potrebbe favorire la diffusione di specie invasive, creano nuovi spazi per le specie che prediligono le acque basse.

Che i mari si stiano innalzando è un dato di fatto. Dagli inizi del Novecento le acque si sono alzate di una ventina di centimetri, ricordano gli autori, e il ritmo di questo innalzamento negli ultimi anni è accelerato (per il solo 2024 si parla di 6 mm). Cosa succede quando nuove terre vengono bagnate dall’acqua che sale? Oltre a i noti rischi per le popolazioni costiere e per le loro economie, come si modificano gli ecosistemi? Nel nuovo studio i ricercatori hanno provato a rispondere a queste domande osservando cosa potrebbe accadere, nello specifico, a 122 specie marine invasive (già invasive dove si trovano e tipiche delle zone di costiera), di qui alla fine del secolo.

Specie invasive, in Croazia caccia al pesce scorpione

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Per prima cosa gli scienziati hanno stimato l’estensione delle terre bagnate con l’innalzamento dei mari per uno scenario di emissioni moderate (in cui le emissioni rimarranno per lo più uguali fino alla metà del secolo, per poi diminuire). Entro il 2050, in questo caso, con un innalzamento di 20 cm, circa 360 mila km quadrati di terra diventeranno sommersi, mentre sarebbero 550 mila km quadrati con un innalzamento di oltre 50 cm entro la fine del secolo, con le coste delle latitudini più basse come quelle più colpite (con scenari climatici peggiori l’estensione sarà anche maggiore). Successivamente i ricercatori hanno stimato il potenziale di distruzione di queste specie invasive e calcolato che una circa 290-470 mila km quadrati delle terre inondate potrebbero essere colonizzate da queste specie marine invasive.

Tra le aree più calde per future colonizzazioni da parte di questi animali - che comprendono stelle marine, coralli, molluschi, pesci e anellidi - i ricercatori citano gli estuari in generale, e le aree degli Stati Uniti orientali, del Golfo del Messico, del Brasile nord-orientale, del Golfo Persico, del Golfo del Bengala, della Cina sud-orientale e dell'Australia settentrionale.

Le stime dei ricercatori, pur nelle loro incertezze, indicano che per capire cosa ci aspetta nel prossimo futuro, e nello specifico per quel che riguarda i potenziali effetti legati a un’espansione dell’areale di diffusione delle specie invasive - come la perdita di biodiversità, alterazione degli ecosistemi con possibili risvolti economici, soprattutto nelle aree più popolate, come gli estuari appunto - serva guardare anche al mare. “Lo sviluppo di sistemi di allerta precoce efficaci e di strategie di gestione proattive - concludono - diventerà fondamentale per individuare e mitigare le invasioni marine nelle aree soggette a inondazione, man mano che, in tutto il mondo, le zone costiere vengono progressivamente sommerse dall'oceano”.