Le foreste italiane stanno vivendo da decenni un paradosso: se da una parte continuano a espandersi, per effetto dell'abbandono delle aree rurali e montane, aumentano però le pressioni che le minacciano. Sempre più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici, agli incendi, alle specie aliene invasive e ad una gestione del patrimonio boschivo insufficiente. È il quadro che emerge dal IV rapporto dal titolo La Bioeconomia delle Foreste 2026, presentato da Legambiente in occasione del IX Forum Foreste, che delinea un quadro preoccupante per il futuro del patrimonio naturale nazionale.
Incendi sempre più preoccupanti
Il dato più allarmante riguarda gli incendi. Secondo i dati elaborati su fonte europea dell’agenzia Copernicus, dal primo gennaio al 15 ottobre 2026 in Italia si sono verificati 2.223 incendi, con un incremento del 20,5% rispetto al 2025, mentre le superfici percorse dalle fiamme hanno raggiunto 130.858 ettari, il 36% in più rispetto all’anno precedente. Particolarmente grave risulta il coinvolgimento delle aree protette della Rete Natura 2000, che rappresentano quasi il 29% dei territori interessati dagli incendi. Un danno ambientale enorme che interessa habitat naturali, boschi, paesaggi e territori di particolare valore ecologico. Le regioni maggiormente colpite sono Sicilia, Calabria e Puglia, mentre l’intero territorio nazionale risente delle conseguenze della siccità, delle temperature estreme e della diffusione di specie invasive che compromettono la salute degli ecosistemi forestali. Per Legambiente è ormai chiaro che non è più possibile affrontare il problema incendi soltanto attraverso interventi di emergenza e spegnimento. Occorre investire nella prevenzione, nella manutenzione del territorio e nella gestione delle foreste.
Un patrimonio verde
Nonostante i boschi italiani coprano ormai circa 11 milioni di ettari, pari al 37% della superficie nazionale, soltanto il 21% delle aree forestali è interessato da strumenti di pianificazione e appena l’11% da una gestione programmata. Un patrimonio cresciuto sensibilmente negli ultimi decenni anche in conseguenza dell’abbandono delle campagne e delle aree montane. Da nord a sud. Ma l’aumento dei boschi non significa automaticamente una migliore condizione per gli ecosistemi. In molte zone l’abbandono delle attività agricole e forestali ha favorito l’espansione spontanei dei boschi senza però garantirne un’adeguata manutenzione. A questo si aggiungono gli effetti della crisi climatica, con siccità, eventi meteo estremi, oltre alla diffusione di specie invasive che spesso compromettono gli ecosistemi.
La sfida dunque consiste nel passare da una semplice conservazione passiva ad una gestione capace di tutelare la biodiversità, sottolineano i responsabili di Legambiente. La protezione delle foreste non può infatti limitarsi agli interventi successivi alle emergenze, ma richiede una strategia permanente di manutenzione del territorio, sorveglianza ambientale, conservazione della biodiversità e recupero degli ecosistemi degradati. Difendere le foreste significa proteggere la vita, il paesaggio, la biodiversità e l’identità stessa dei territori.
La filiera del legno vale 52,2 miliardi di euro
Il Forum ha posto l’attenzione anche sulla dimensione economica del settore del legno. Nel 2025 la filiera italiana bosco-legno-energia ha raggiunto un fatturato complessivo di 52,2 miliardi di euro, coinvolgendo circa 62.100 imprese e 292.000 addetti. Si tratta di un comparto importante per l’economia nazionale, che potrebbe contribuire ulteriormente allo sviluppo della bioeconomia circolare e alla transizione ecologica. Eppure l’Italia continua a dipendere fortemente dalle importazioni di legname dall’estero, che coprono circa l’80% del fabbisogno nazionale.
Una contraddizione che Legambiente invita a superare attraverso il rafforzamento delle filiere locali, la valorizzazione del legno italiano e una gestione forestale in grado di coniugare sostenibilità ambientale, qualità produttiva e occupazione. “Il legno, se proveniente da una gestione sostenibile e utilizzato in modo efficiente, può rappresentare una risorsa strategica: è rinnovabile, può immagazzinare carbonio e, in numerosi impieghi, può sostituire materiali caratterizzati da maggiori emissioni di produzione”.
Gli obiettivi di Legambiente per il 2030
Dal IX Forum Foreste arriva un pacchetto di proposte rivolte al Governo. L’associazione chiede un cambio di passo nelle politiche forestali italiane, fissando obiettivi misurabili da raggiungere entro il 2030.
Portare almeno al 50% la quota di superficie forestale interessata dalla pianificazione.
Raggiungere almeno il 25% di superficie forestale certificata.
Ridurre del 30% le importazioni di legname dall’estero.
Rafforzare la prevenzione degli incendi e il monitoraggio del territorio.
Aumentare la protezione della biodiversità e contrastare la diffusione delle specie invasive.
Sostenere le filiere forestali locali e l’utilizzo responsabile del legno italiano.
Promuovere il verde urbano come strumento di adattamento alla crisi climatica.
Il ruolo delle città e del verde urbano
Un altro tema centrale del Forum riguarda le foreste urbane e il ruolo degli alberi nelle città. Il verde urbano non rappresenta soltanto un elemento paesaggistico, ma una vera infrastruttura ambientale. Gli alberi contribuiscono a ridurre le temperature, contrastare le isole di calore, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità e rendere più vivibili gli spazi pubblici. Legambiente richiama anche l’importanza della piena applicazione della Legge 10/2013, che prevede il censimento del patrimonio arboreo comunale e una maggiore attenzione alla pianificazione del verde. Un impegno che l’associazione rilancerà in occasione della Giornata nazionale degli alberi del 21 novembre, con la campagna Festa dell’Albero, in programma dal 20 al 22 novembre. Il messaggio che arriva dal IX Forum Foreste è chiaro: non basta avere più boschi, bisogna essere in grado di proteggerli e gestirli.