La bellezza salverà gli insetti, e il mondo
di Mara MagistroniRazionalità e utilità non bastano più: la bellezza e il fascino degli insetti possono essere la chiave per proteggere la biodiversità, e quindi il pianeta, anche secondo gli scienziati
Perché dovremmo salvare gli insetti? Perché sono utili per impollinare le piante e per rimettere in circolo i nutrienti, certo. Ma anche - e forse soprattutto - perché sono belli. È questa la nuova prospettiva proposta da un team di ricercatori, guidati da David L. Wagner dell'Università del Connecticut, sulle pagine della rivista Bioscience, che invita a ampliare le proprie vedute e le motivazioni a tutela della biodiversità.
Il valore dell’estetica
Secondo gli scienziati, tutte le argomentazioni più razionali utilizzate finora per sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici sulla necessità sempre più stringente di proteggere gli insetti non sono state abbastanza efficaci. Rimane, però, un’ultima arma, forse la più persuasiva: puntare sulla bellezza. Le persone - sostengono gli autori - agiscono per proteggere ciò che li affascina e che ammirano, e infatti l’estetica muove interi settori dell'economia di un Paese, dalla moda all’arte, alla cultura.
D’altra parte, che la nostra specie nutra un certo fascino per gli insetti è evidente dalla quantità di opere umane che si sono ispirate, fin dall’antichità, a questi piccoli esseri: un grillo inciso su un osso risalente a 14mila anni fa rinvenuto in Francia, frammenti di seta vecchi di oltre 8mila anni in Cina, scarabei venerati come dèi nell’Antico Egitto, passando alle illustrazioni di Maria Sybilla Merian nel XVII secolo, agli abiti ricamati con le ali iridescenti dei coleotteri buprestidi, fino all'opera dell'artista Jan Fabre che nel 2002 ha decorato il soffitto del Palazzo Reale di Bruxelles integrando le elitre di circa 1,4 milioni di coleotteri.
Bellezza e scienza, accoppiata vincente?
Riconoscere e sottolineare lo splendore degli insetti potrebbe essere la leva emotiva giusta da affiancare alla scienza. Anzi, bellezza e scienza vanno già a braccetto, come testimoniano il successo di giardini per impollinatori, turismo entomologico e prodotti della cultura popolare come i Pokémon. Un ruolo centrale nella tutela degli insetti e nel cambio di prospettiva proposto dallo studio giocano le iniziative di citizen science.
Tali progetti costituiscono, secondo gli esperti, sia uno strumento di monitoraggio su larga scala sia un potente incentivo educativo ed emotivo per il pubblico. Applicazioni per smartphone come iNaturalist, Seek e ObsIdentify hanno reso l'identificazione delle specie semplice e accessibile a chiunque, inclusi bambini e studenti. Tanto che su iNaturalist, per esempio, il numero di persone che condividono osservazioni sugli insetti è cresciuto di 69 volte tra il 2015 e il 2025, superando i 600mila utenti all'anno, e le immagini di insetti condivise sulla piattaforma hanno stabilmente superato quelle dei vertebrati. Gli insetti sono ovunque e si prestano facilmente a essere avvicinati e fotografati con un cellulare, che, grazie all'ingrandimento digitale, rivela complessità anatomiche, riflessi cromatici e dettagli comportamentali che a occhio nudo sfuggirebbero. Una "scoperta visiva" che trasforma la curiosità casuale in meraviglia estetica, fondamentale per vincere la diffidenza o il disgusto che spesso accompagnano queste creature.
Gli insetti, concludono i ricercatori, non hanno diritto di voto, ma cittadini consapevoli possono prestare la loro voce e generare il peso politico necessario per promuovere scelte di tutela del territorio e contrastare la crisi globale della biodiversità.