Alle sei del mattino, dopo il caos di giovedì causato dall’incendio e dall’evacuazione di migliaia di persone dai padiglioni di Cop30, arriva la nuova bozza di accordo proposta dalla presidenza brasiliana di questa 30esima conferenza Onu sul clima in corso a Belém. La notizia è che non c’è la roadmap per la uscita dai combustibili fossili. Anzi, i fossili non vengono affatto menzionati nelle sette pagine del documento intitolato “Global Mutirão: unire l'umanità in una mobilitazione globale contro il cambiamento climatico”. In compenso si parla di non meglio specificato meccanismo "acceleratore globale di implementazione" volontario. Di una “Missione Belém per 1,5 °C" guidata dalla Presidenza brasiliana a da concretizzare a Cop31 (ormai assegnata alla Turchia con un ruolo non ancora chiaro dell’Australia).
Sul fronte della finanza climatica (capitolo assai caro ai Paesi invia di sviluppo che chiedono aiuti economici concreti sia per la giusta transizione che per l’adattamento), il testo recita: “portare avanti con urgenza le azioni volte a consentire l'aumento dei finanziamenti provenienti da tutte le fonti”. E chiede che si impegni a triplicare i finanziamenti destinati all’adattamento. E’ un testo troppo deludente e al ribasso, perché possa essere davvero quello dell’accordo finale. Più probabile, nel gioco delle trattative diplomatiche, che sia stato scritto per ricominciare da capo, dopo la fuga in avanti della “road map” per l’uscita dai combustibili fossili che aveva molto irritato l’Arabia Saudita e gli altri petro-Stati. Ora si riparte da zero (o quasi) e qualsiasi concessione saudita potrà essere considerata un successo, rispetto a questa bozza. C’è da vedere, però, come i Paesi che si erano fatti promotori della road map (a cominciare dalla Colombia) reagiranno a questo, almeno apparente, passo indietro.
Cop30, l’Italia non è tra gli 80 Paesi al lavoro per un accordo sulla decarbonizzazione
Già una trentina di delegazioni (tra cui quelle di Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Svezia e Belgio) hanno minacciato di far saltare le trattative se nel testo finale non si menzionerà l’avvio di un percorso per l’addio ai combustibili fossili. A complicare le cose, oltre alle fiamme scoppiate ieri non lontano dal padiglione italiano, ci si è messa anche la spaccature della delegazione brasiliana riportata da alcuni media. Non tutti, tra i funzionari guidati da André Corrêa do Lago sarebbero d’accordo con il presidente Lula, il primo, in questa Cop30, ad auspicare una road map. Le ultime 48 ore di trattative, perché ormai è chiaro che si andrà ai supplementari sforando anche nel weekend, ci diranno chi avrà la meglio.