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Cop30, l’Italia non è tra gli 80 Paesi al lavoro per un accordo sulla decarbonizzazione

Il presidente di Cop30, André Corrêa do Lago, con la ministra dell'Ambiente brasiliana Marina Silva
Il presidente di Cop30, André Corrêa do Lago, con la ministra dell'Ambiente brasiliana Marina Silva (afp)

Trattative in corso a Belém tra quasi 200 delegazioni per raggiungere una intesa sui quattro punti discussi del contrasto alla crisi climatica globale: commercio, tassa sul carbonio, taglio delle emissioni e abbandono dei combustibili fossili

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BELÉM (Brasile) - L’Italia non è tra gli 82 Paesi che supportano la richiesta di una roadmap per la transition away dai combustibili fossili. Che pure, parole del Commissario Hoekstra questa mattina in conferenza stampa, è una idea che piace molto all’Unione europea. Una “tabella di marcia” auspicata dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva fin dai primi giorni di questa 30esima Conferenza Onu sul clima. E che ora trova il sostegno trasversale di nazioni ricche e in via di sviluppo. “La nostra è una alleanza globale tra il Global North e il Global South”, l’ha definita Ed Milliband, ministro britannico per la Sicurezza energetica e il Net zero. Accanto a lui i rappresentanti, tra gli altri, della Colombia, Isole Marshall, Germania, Kenya, Sierra Leone. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energeritca Gilberto Pichetto Frattin aveva già espresso lunedì tutto lo scetticismo del governo italiano: “La roadmap? Prima di aderire vogliamo vedere cosa c’è dentro”

Ma alle Cop si decide per consenso, occorre essere tutti d’accordo. Ed è per questo che la parola che circola di più in queste ore a Belém è mutirão. Intraducibile in italiano (e presumibilmente in molte altre lingue occidentali), è stata spiegata dal vertice della delegazione brasiliana, che presiede la 30esima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici e che del mutirão ha fatto una bandiera. “È uno sforzo collettivo, necessario a raggiungere qualcosa che non si può ottenere se si è uno o due, ma che invece è alla portata di una comunità che lavora insieme”, ha detto Liliam Chagas, Direttrice Clima al ministero degli Esteri di Brasilia.

Lo sforzo collettivo, una Mutirão decision, è stato chiesto, in effetti, ai rappresentanti dei quasi 200 Paesi presenti a Belém, perché trovino un minimo comun denominatore sui quattro temi più controversi in fatto di politiche climatiche. C’è la questione del commercio e delle tassazioni sul carbonio, che vede contrapposte soprattutto Cina ed Europa. Poi la finanza: quanti soldi i Paesi Ricchi sono davvero disposti a versare ai Paesi in via di Sviluppo (aldilà delle promesse) e con quali meccanismi di trasparenza nella rendicontazione. Quanti di questi soldi sono disponibili per l’adattamento ai cambiamenti climatici: una tipologia di intervento che può contare soprattutto su fondi pubblici, mentre la mitigazione (la costruzione di parchi fotovoltaici, per esempio) può rappresentare una occasione di redditizi investimenti per i privati. Per questo il Sud del mondo reclama una triplicazione degli aiuti economici all'adattamento da qui al 2030.

Infine, come colmare il gap tra i tagli alle emissioni annunciati dalle nazioni presenti a Cop30 e quelli che sarebbero davvero necessari per tenere il riscaldamento planetario al di sotto degli 1,5 gradi. Ed è proprio in quest’ultimo capitolo che è spuntata la roadmap per l’abbandono dei combustibili fossili, auspicata da Lula. Espressione coniata nella Cop28 di Dubai, la transition away era stata a suo modo un risultato storico: per la prima volta in un documento finale di una Conferenza Onu sul clima si auspicava l’abbandono di carbone, gas e petrolio. Proposito subito “dimenticato” l’hanno successivo alla Cop29 di Baku.

La Cop di Belém, fin dall’inizio, si è proposta come quella dell’implementazione, dell’attuazione delle tante promesse fatte in passato. E quale impegno poteva essere più simbolico dell’addio ai combustibili fossili? L’accelerazione è stata impressa dalla presidenza brasiliana della Conferenza nella notte tra lunedì e martedì, quando i negoziatori sono stati sollecitati lavorare a oltranza per arrivare a una bozza di accordo. Martedì di prima mattina è stato diffuso il testo, frutto dei negoziati notturni. Due le opzioni previste, a proposito della roadmap da seguire per abbandonare i combustibili fossili. La prima immagina una occasione di confronto annuale per fare il punto sul taglio alle emissioni di gas serra di ogni nazione (gli Ndc) e per condividere le migliori strategie adottate per ridurre la CO2. La seconda auspica l’istituzione di una tavola rotonda ministeriale che possa avviare percorsi con i quali “superare progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili”, secondo l’auspicio di Lula.

Le consultazioni sono proseguite per tutta la giornata di martedì. E con il passare delle ore si è capito che stava sfumando l’ambizioso proposito di approvare il documento già oggi, mercoledì, con due giorni di anticipo sulla chiusura ufficiale di Cop30. “Molte delegazioni sostengono l’idea della roadmap, ma altri Paesi hanno una visione diversa”, ha ammesso il presidente di Cop30 André Corrêa do Lago. “C’è chi vuole capire meglio quali saranno le implicazioni economiche e sociali del transitioning away dai combustibili fossili”. Il presidente brasiliano Lula tornerà oggi a Cop30. Nelle intenzioni di Corrêa do Lago avrebbe potuto già sugellare una intesa storica. Molto più probabilmente la sua visita servirà a spingere gli indecisi. Perché prendano parte anche loro al mutirão del clima.