Tra Abruzzo e Molise c’è un paese, Castiglione Messer Marino in provincia di Chieti, che ha trasformato le raffiche di vento in energia. Qui c’è un parco eolico che produce 3,3 Megawatt che danno elettricità alle famiglie rimaste a vivere nella valle. Così anche in Sicilia, a Mazara del Vallo, dove in un’area battuta da forti venti che soffiano dal Mediterraneo, tra viti e uliveti c’è uno dei parchi eolici più grandi d’Europa da cui 15mila famiglie ricevono energia pulita, ogni giorno.
Il sistema elettrico italiano, in cammino verso la transizione energetica con l’obiettivo di arrivare a 107 GW generati da fotovoltaico e eolico, guarda sempre di più verso le nuvole. Alla fine del 2025, la potenza dei 6.169 parchi eolici installati in Italia ha raggiunto il 10,2 GW coprendo quasi il 16,7% di energia rinnovabile e il 6,7% dei consumi complessivi.
Una produzione tuttavia in calo rispetto al 2024, a causa delle condizioni meteo meno favorevoli. La maggior parte dei parchi eolici si trovano nel Mezzogiorno e nelle isole, dove la crisi del clima ha avuto effetti anche sulla disponibilità di vento costante soprattutto in Sicilia, Puglia e Sardegna. Le turbine infatti producono elettricità solo quando le condizioni atmosferiche sono sufficienti e, durante un anno particolarmente critico come questo 2026, la frequenza e l’intensità delle raffiche si sono ridotte.
Una doppia sfida
In pratica per l’energia eolica c’è una doppia sfida: da una parte è uno strumento importante per ridurre le emissioni di gas serra, ma proprio il clima può modificare le condizioni ambientali nelle quali gli impianti possono funzionare. Nei prossimi anni, quindi, il problema non sarà soltanto aumentare la quantità di energia prodotta dal vento, ma conciliare la transizione energetica, la tutela del territorio e lo sviluppo economico.
Per questo si comincia a guardare anche verso il mare. In Puglia, nel golfo di Taranto, dove si trova l’unico impianto operativo off-shore (in mare), il Beleolico. Ma il Mediterraneo può diventare uno snodo strategico di produzione di energia rinnovabile e, stando ai dati di Terna, sarebbero già stati presentati 93 progetti di cui in Sicilia (25), Sardegna (24) e Puglia (26).
Le polemiche
“Monumentali”, “troppo visibili”, “rumorose”. A qualcuno le pale eoliche proprio non piacciono e spesso sono al centro di polemiche. Perché se nessuno nega che contribuiscano a diminuire la dipendenza dalle fonti fossili, i critici pongono questioni legate al consumo di suolo, la tutela del paesaggio, l’accettazione da parte delle comunità locali. Perfino gli ambientalisti sono divisi. Il primo antagonista è Italia Nostra che ha coniato lo slogan “Più pale, meno vento”. Secondo un loro report, a fronte di un aumento di potenza eolica in Italia di oltre il 26% in più tra il 2023 e il 2024 la produzione di energia è diminuita del 5%. Quindi perché costruirne altre di centrali?
Nettamente favorevole è invece Legambiente che ha perfino pubblicato una guida turistica dal titolo “Parchi eolici italiani” segnalando itinerari a piedi o in bici in mezzo al verde per conoscere da vicino queste macchine ipertecnologiche. Per l’associazione frenare i grandi impianti eolici e fotovoltaici significa rallentare la lotta ai cambiamenti climatici sostenendo sia le centrali a terra che in mare. Anche loro hanno un proprio slogan “Eolico off-shore, il panorama non cambia, il futuro sì”
Le Regioni che si oppongono all’eolico
“Senza contare che per le regioni del Sud, sarebbero una grande opportunità di lavoro”. A parlare è Katiuscia Eroe, responsabile nazionale Energia per Legambiente. E allora perché Regioni, come Sardegna, Umbria ed Emilia Romagna continuano ad opporsi?
”Non riescono a trovare un equilibrio tra esigenze diverse. È chiaro che bisogna prestare attenzione ai vincoli paesaggistici, ambientali, agricoli e storici, ma proprio per questo motivo le Regioni sono state chiamate ad individuare insieme alle comunità locali, le aree idonee ad ospitare impianti per le rinnovabili. Ma sono in grande ritardo e questo non facilita il confronto con le comunità. Intanto il tempo passa”.
A chi accusa Legambiente di ”voler mettere pale eoliche ovunque”, Katiuscia Eroe risponde: “Se non abbassiamo velocemente le emissioni di gas il paesaggio lo danneggiamo eccome, altro che tutelarlo. Chi è che può pensare davvero che se rimaniamo nell’immobilismo, l’ambiente si difenda da solo. Abbiamo visto gli effetti estremi provocati dalla crisi del clima”.
Lo smaltimento
Un altro problema è lo smaltimento delle pale vista anche la tendenza ad installare turbine più grandi e potenti. Fibre di vetro o carbonio, resine. Le pale sono composte da materiali difficili da separare e riciclare, mentre la turbina composta da acciaio, rame e alluminio è meno complicata.
Sempre per Legambiente il problema del fine vita delle pale non è tale da considerare l’eolico non sostenibile. “Oggi ci sono tecnologie grazie alle quali il 90% di un impianto può essere riciclato”, taglia corto la responsabile dell’Energia. Tra vento, paesaggio e caro bollette, l’eolico continua a far discutere. Ma quelle pale che inseguono il vento raccontano una sfida più grande: trovare l’equilibrio tra il bisogno di energia e il rispetto per la terra.