Le interviste

Edoardo Croci: “Con le norme attuali si tutela il paesaggio e si aiuta la transizione”

Edoardo Croci, presidente di Italia Nostra
Edoardo Croci, presidente di Italia Nostra 

Per il presidente di Italia Nostra Edoardo Croci servono “strumenti oggettivi e trasparenti e la soluzione sul dove mettere gli impianti si trova”

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No a una riforma della Costituzione, sì a regole più chiare e condivise per accelerare la transizione energetica. Nei suoi oltre 70 anni di storia l’associazione Italia Nostra, come recita anche il suo statuto, si è sempre battuta per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale italiano. Per farlo, spesso, ha sostenuto ricorsi e battaglie anche contro quegli impianti di energie rinnovabili da realizzarsi in territori che “senza il nostro ricorso per illeciti rischiavano di essere rovinati per sempre“. Ricorsi che, sostiene il presidente Edoardo Croci, “non puntano di certo a fermare la transizione, ma solo a smascherare il non rispetto delle leggi. Noi siamo per la transizione energetica, che è assolutamente necessaria, ma riteniamo che bisogna sempre fare dei distinguo“.

Perché non siete d’accordo sull’idea di cambiare la Costituzione?

“Normalmente sono d’accordo con Giovannini ma questa volta sarei più cauto. Non credo che abbiamo bisogno di modifiche costituzionali. Una delle ultime modifiche costituzionali fatte, che sosteniamo, riguarda l’articolo 9 della Costituzione sulla tutela del paesaggio, integrato con la tutela dell’ambiente, una visione dove il patrimonio naturale, storico culturale e il paesaggio vengono visti come un tutt’uno. Una giusta direzione. Non credo invece serva modificare il Titolo V per rimettere mano ai contenziosi tra Stato e Regioni, tra cui appunto quelli legati alle rinnovabili. Perché per noi la soluzione non sta nell’affidare più poteri allo Stato o alle Regioni per accelerare la transizione, ma si tratta invece di trovare un’applicazione di norme chiare e univoche“.

Qual è la posizione di Italia Nostra sulla transizione energetica?

“La posizione di Italia Nostra è trasparente: non c’è dubbio che noi dobbiamo andare avanti sulla transizione energetica. La ricetta è chiara. Però dobbiamo anche capire che cosa vuol dire insediare impianti di energia rinnovabili, perché può voler dire cose molto diverse. Se parliamo di grandi impianti industriali dobbiamo stare attenti quando decidiamo di realizzarli sul nostro territorio soprattutto in aree fragili e delicate. Se ci riferiamo alla produzione di rinnovabili con materiali edilizi, vetri, tegole e sistemi che generano elettricità da fotovoltaico è un altro discorso, una strada sicuramente da percorrere che non dà controindicazioni, se non nel caso di edifici storici da tutelare“.

Ma così non si rischia di rallentare gli impianti di eolico e fotovoltaico?

“Si tratta di una questione di scala. Se ci riferiamo ai grandi impianti noi non siamo contrari ma vanno trattati e autorizzati esattamente come vengono trattati tutti gli impianti industriali che devono però essere fatti nel rispetto del territorio e dell’ambiente. Come per gli impianti industriali, anche per quelli rinnovabili a volte si creano dei conflitti e le istituzioni, sia statali che regionali, devono stare attente nell’autorizzare. In questo un ruolo importante per esempio viene giocato dalle soprintendenze, che dovremmo potenziare e non indebolire: ci aiutano a capire che gli impianti non possono essere fatti ovunque e non ci devono essere scorciatoie: non è che siccome generano energia elettrica in modo pulito allora non dobbiamo curarci dell’impatto che hanno. In sostanza, siamo davanti all’applicazione delle regole. E in questo aiuta l’ultimo decreto ministeriale che definisce dei criteri generali per aree idonee e non idonee, un buon decreto che come logica vuole proprio evitare, prima, il continuo contenzioso sui territori“.

Contenziosi che però sono ancora in atto.

“Se le Regioni accelerano nell’aggiornarsi a normare con i decreti alcune cose si sbloccheranno. Sicuramente, e purtroppo, alcuni territori impiegheranno però parecchio tempo per arrivare a questo. Il processo regionale nella definizione delle aree idonee e non idonee andrebbe accelerato ed essere più trasparente“.

Dove andrebbero fatti gli impianti?

“Ha senso fare gli impianti industriali dove questo è compatibile con la tutela del nostro patrimonio culturale e del nostro paesaggio. Quindi a partire da aree industriali dismesse dove c’è già consumo di suolo, ma anche in aree dove non vi sono delle pre esistenze di valore naturalistico o culturale. Credo che ci sia molta ideologia in questo voler contrapporre, in qualche modo, le rinnovabili al paesaggio. Se si utilizzano strumenti trasparenti e oggettivi, la soluzione sul dove la si trova“.

Dunque, in sostanza, senza mettere mano alla Costituzione cosa suggerite per accelerare la transizione?

“Il rispetto delle norme. Devono prevalere le normative per decidere: non vale solo per gli impianti di energia pulita, ma anche per i centri logistici del Nord o i data center in aumento. In ognuno di questi casi è una questione di approccio: non cercare scorciatoie ma valutare e rispettare le regole. Insomma, non c’è bisogno di cambiare la Costituzione ma di applicare in modo omogeneo e trasparente le leggi che aiutano a sciogliere le incertezze e i timori dei cittadini nate anche dal fatto che c’è stata finora un’applicazione diversificata di regole sul territorio“.