Un mondo rinnovabile
L’Unione europea

Le rinnovabili corrono ma nella Ue i problemi sono accumulo e trasporto

Le rinnovabili corrono ma nella Ue i problemi sono accumulo e trasporto

Nel Vecchio Continente le rinnovabili hanno prodotto il 45,5% dell’elettricità con l’eolico che è la vera struttura portante

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L’Europa ha imparato a produrre elettricità con il sole e con il vento più in fretta di quanto abbia imparato a trasportarla, accumularla e consumarla. È questa la fotografia più nitida della transizione energetica nel continente: le rinnovabili non sono più una promessa ai margini del sistema, ma il sistema che avanza. E adesso il problema è riuscire a star loro dietro. Nel 2025, secondo i dati provvisori Eurostat, le fonti rinnovabili hanno coperto il 26,2% dei consumi finali di energia dell’Unione, contro il 25,2% del 2024 e il 9,6% del 2004. Nell’elettricità il salto è più rapido: la quota verde ha raggiunto il 49,9%. Nel primo trimestre 2026 le rinnovabili hanno prodotto il 45,5% dell’elettricità europea, tre punti in più su base annua.A correre più di tutti è il sole, ma l’eolico resta la colonna portante del sistema.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, tra il 2026 e il 2030 nell’Ue entreranno in esercizio oltre 400 Gigawatt netti di nuova capacità rinnovabile, circa il 70% fotovoltaici. Se la traiettoria sarà rispettata, nel 2030 le rinnovabili arriveranno al 63% della produzione elettrica europea. Il solare toccherà il 20%, l’eolico il 25% e diventerà la prima fonte dell’Unione europea, superando il nucleare.Il nodo è che l’elettricità rappresenta ancora soltanto il 23% dei consumi finali europei. Bruxelles indica il 32% come riferimento per il 2030: significa spostare verso l’elettricità pulita riscaldamento, mobilità e una quota crescente dei processi industriali. Pompe di calore, auto elettriche e forni industriali contano ormai quanto nuove pale e nuovi pannelli. Il traguardo politico resta almeno il 42,5% di rinnovabili sui consumi finali entro il 2030, con l’ambizione del 45%. Ma Eurostat calcola che, per centrarlo, la quota dovrà aumentare in media di 3,3 punti percentuali all’anno.

L’Agenzia europea dell’ambiente avverte inoltre che il ritmo di diffusione dovrà più che raddoppiare rispetto all’ultimo decennio.La prospettiva è favorevole, ma non automatica. Più sole e vento significano più ore con energia abbondante e poco costosa, ma anche picchi da assorbire e periodi da coprire. Serviranno dunque reti più robuste, interconnessioni, accumuli, autorizzazioni più rapide e consumi capaci di spostarsi nelle ore in cui l’energia è disponibile. La parola decisiva sarà “flessibilità”. C’è anche una posta economica. L’EEA ha stimato che nei primi mesi del 2026 le rinnovabili abbiano già evitato ai consumatori europei circa 29 miliardi di euro di costi legati alla volatilità del gas. Entro il 2030 una maggiore penetrazione delle fonti pulite potrebbe ridurre ancora i prezzi all’ingrosso e la dipendenza dalle importazioni fossili. Il futuro delle rinnovabili europee, insomma, non si giocherà soltanto sul numero di impianti installati. La tecnologia corre e gli obiettivi sono fissati. Ora deve accelerare tutto ciò che sta intorno ai pannelli e alle turbine. La prossima fase sarà meno visibile, ma più difficile: non aggiungere semplicemente energia verde al vecchio sistema, ma ridisegnare il sistema intorno all’energia verde.