“Una banca dati consultabile online che contenga i dati relativi a o progetto di energie rinnovabili con dimensioni rilevanti. Che permetta di comparare i benefici energetici ed economici attesi, gli impatti territoriali, le alternative considerate e le ragioni dell’autorizzazione o del diniego”. Francesco Corvaro, dal 2023 Inviato speciale per il clima del governo italiano, ha un’idea per sbloccare lo stallo nella realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici e affrontare quindi la crisi energetica. “Se fossi un decisore politico renderei pubbliche queste valutazioni comparate”.
Quale sarebbe il vantaggio?
“Consentirebbe a cittadini, amministrazioni e imprese di confrontarsi su una base conoscitiva condivisa. Di un impianto è giusto conoscere gli impatti, ma è altrettanto utile comprenderne il contributo potenziale alla produzione energetica, alla sicurezza degli approvvigionamenti e all’economia del territorio. La discussione sul caro energia dovrebbe considerare anche i costi e i benefici delle diverse alternative, compresa quella di non realizzare un’opera. Una maggiore trasparenza aiuterebbe a prendere decisioni più consapevoli e a costruire fiducia.”
Dopo i tre anni nel suo ruolo, che idea si è fatto del ritardo italiano in fatto di rinnovabili?
“Il quadro italiano risente di complessità che si sono stratificate nel tempo: procedure articolate, competenze distribuite tra diversi livelli istituzionali e la necessità di conciliare lo sviluppo energetico con un patrimonio paesaggistico e culturale straordinario. Il percorso di semplificazione va nella direzione di affrontare queste difficoltà. Perché possa tradursi pienamente in impianti realizzati, è essenziale accompagnarlo con un coordinamento efficace tra Stato, Regioni e Comuni e con il coinvolgimento tempestivo delle comunità.”
Sono sempre sbagliati i “no” di territori e enti locali?
“Naturalmente esistono vincoli ambientali, paesaggistici e culturali che vanno tutelati. Così come esistono progetti inadeguati, valutazioni incomplete e scelte che possono giustamente essere respinte. Il problema nasce quando l’opposizione diventa pregiudiziale, oppure quando si valutano con attenzione gli impatti di un’opera senza rendere altrettanto visibili quelli della sua mancata realizzazione. Io paragono l’Italia a una magnifica reggia settecentesca abitata da tutti noi: affreschi splendidi, soffitti infiniti, finestre mozzafiato, pavimenti unici, un giardino meraviglioso, mobili e lampadari di bellezza inestimabile.…”.
Che c’entra con la crisi energetica e con le opposizioni dei territori a pannelli e pale?
“Una dimora storica deve poter essere abitata, mantenuta e resa efficiente senza comprometterne l’identità. Il paragone riguarda questa esigenza di conciliazione. Su scala nazionale, naturalmente, il problema è molto più articolato: dobbiamo integrare produzione, reti, accumuli ed efficienza energetica rispettando le caratteristiche dei luoghi. Sono il primo a voler preservare le nostre colline, gli Appennini e le coste. La domanda è come progettare la trasformazione energetica affinché la tutela di questo patrimonio possa convivere con le esigenze delle famiglie e delle imprese”.
Dire “no” a fotovoltaico ed eolico significa far lievitare i costi di gestione della "dimora"?
“Esatto, anche se non esiste un rapporto automatico tra il diniego a un singolo impianto e l’aumento della bolletta. Il costo dell’energia dipende da molti fattori, tra cui i prezzi dei combustibili, le reti e la struttura del mercato. Tuttavia, quando progetti validi e correttamente localizzati non vengono realizzati, si rinuncia a un possibile contributo alla diversificazione delle fonti e alla riduzione dell’esposizione alla volatilità dei combustibili fossili. Anche questo elemento merita di essere considerato nelle valutazioni, insieme agli impatti ambientali e territoriali”.
Qualcuno potrebbe appunto obiettare: come può un impianto fotovoltaico da 1 megawatt, bloccato perché deturpa le colline del mio piccolo comune, creare tutto questo?
“Non lo crea da solo, certo. È l’effetto complessivo delle decisioni, su molti progetti e nel tempo, a diventare significativo. Questo non significa che ogni impianto debba essere autorizzato: significa che serve una pianificazione capace di individuare dove e come realizzare la capacità necessaria. Quando un progetto non è compatibile con un territorio, è utile capire quali alternative possano consentire di raggiungere gli stessi obiettivi energetici con minori impatti”.
Spesso si fa l’esempio della Spagna…
“Ma gli spazi disponibili in Italia sono estremamente ridotti rispetto a quelli spagnoli e di molti competitor internazionali. Per questo la priorità deve essere ridurre il conflitto, utilizzando dove possibile superfici già trasformate, tetti, aree industriali e soluzioni meno impattanti. Ma, quando anche queste possibilità non bastano, il compromesso va discusso apertamente”.
Altro vicino che ha meno problemi di bolletta energetica è la Francia.
“Il modello francese, purtroppo, ce lo siamo preclusi molti anni fa con un referendum. Solo ora siamo riusciti ad approvare una legge che riapre la possibilità del nucleare, ma di certo non potrà produrre effetti nell’immediato. Per questo ritengo urgente concentrarsi sulle rinnovabili”.