Non servono solo le regole
Nord

Disinnescata la bomba ecologica, Fidenza si riprende i suoi spazi

Disinnescata la bomba ecologica, Fidenza si riprende i suoi spazi

Recuperata un’area di quasi 140mila metri quadrati sulla quale c’erano quattro strutture che a lungo hanno degradato i terreni e le falde

2 minuti di lettura

Mezzo secolo fa nel cuore della food valley c’era una vera e propria bomba ad orologeria. A ridosso del centro urbano di Fidenza, a pochi chilometri da Parma, quattro grandi poli industriali e infrastrutture rischiavano di compromettere per sempre la salute di un territorio e dei suoi cittadini. Cinquant’anni dopo, in quella che è considerata la bonifica più avanzata fra i vari SIN (Siti di interesse nazionale) dal buio sta però sorgendo la luce.

Fidenza un tempo conviveva e viveva anche grazie alla CIP, Compagnia italiana petroli che produceva acido fosforico, fertilizzanti e piombo tetraetile da usare come detonante per carburanti, alla Carbochimica, ditta legata al ciclo del carbon fossile, alle ex discariche di Valicella e di Fornio lungo il torrente Stirone (dove finivano rifiuti urbani e speciali) e infine all’ex inceneritore di San Nicomede. Per anni queste strutture hanno contribuito a inquinare il sottosuolo e le falde con piombo tetraetile, idrocarburi e metalli. Si era arrivati al punto, soprattutto dove sorgeva la CIP, in cui era pericoloso lavorare nell’azienda o viverci accanto: la produzione di piombo stava causando problemi di tipo neurologico e tra esplosioni, incidenti e inquinamento, nel 1973 la sede fu chiusa.

Stessa sorte è toccata alla Carbochimica dopo un pauroso incidente scoppiato nel 2004: fu dichiarato il fallimento e la ditta serrò i battenti. Da allora e nel tempo le realtà sono state dismesse lasciando in eredità al territorio un problema enorme, tanto che nel 2001 un’area di quasi 140mila metri quadrati fu istituita dal ministero come SIN proprio per la “vulnerabilità della falda“ e per “la tipologia e la pericolosità degli inquinanti nell’area“.

A differenza di altri siti critici d’Italia però a Fidenza, sotto la guida dell’ex sindaco Massimo Tedeschi, si giocò d’anticipo grazie a una “visione”: i terreni dove sorgevano le criticità vennero acquisiti o riscattati dal Comune per iniziare a ragionare su una bonifica complessiva tale da poter restituire in futuro alla città quei territori contaminati.

L’idea chiave di questa operazione fu quella di intervenire direttamente come Comune nella progettazione, ecologicamente ed economicamente sostenibile, per il risanamento necessario. Oggi, quasi 25 anni dopo, Fidenza festeggia: a febbraio c’è stata la visita del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per celebrare l’arrivo di nuovi finanziamenti che permetteranno di completare i lavori, molti dei quali già conclusi, grazie ad altri 19,3 milioni di euro europei che si aggiungono a 28,1 milioni investiti finora.

“Ora, grazie alle ulteriori risorse ricevute, alla competenza delle strutture comunali e alle imprese coinvolte nei lavori, possiamo parlare della fase finale dei lavori di bonifica che apre la strada alla rigenerazione urbana, a nuovi usi e ad una relazione finalmente sanata tra la città e una parte del suo territorio che per troppo tempo è stata sinonimo di rischio e preoccupazioni“, spiega il sindaco Davide Malvisi.

Negli anni i lavori sono stati lunghi e complessi perché smaltire piombo, idrocarburi policiclici aromatici, solventi come benzene, toluene e fenoli non è affatto semplice. “Abbiamo fatto una parte importante della strada e siamo diventati una best practice a livello nazionale. C’è voluto tempo, ma stiamo vincendo la sfida di ripulire alcune delle aree più inquinate d’Italia“, aggiunge l’assessore comunale all’Ambiente Franco Amigoni.

Sono state realizzate barriere idrauliche con una rete di una trentina di pozzi, trattate le acque, rimosse e sanate nella sola ex CIP oltre 178mila tonnellate di rifiuti e poi tolti i serbatoi fuori terra della Carbochimica e smaltiti migliaia di metri cubi di prodotti contaminati. Per i terreni si è perfino usato il biorisanamento, grazie al progetto europeo Life Biorest: con il sequenziamento del DNA sono stati studiati batteri e funghi che hanno imparato a vivere nei terreni del SIN nutrendosi esclusivamente di petrolio e inquinanti e successivamente i “migliori”, circa 300 microrganismi efficaci, sono stati coltivati in laboratorio per ottenere risultati ancor più performanti per il risanamento. Risultati esportati poi anche in altre realtà da bonificare in Francia e Spagna.

Che sia per i batteri o per la lungimiranza e la visione nelle operazioni di bonifica, oggi l’area fidentina è sinonimo di un’Italia che fa e che può guarire errori e ferite del passato, passando da bomba ad orologeria a tela bianca su cui disegnare il futuro. Una bozza di quel disegno è già osservabile nei rendering della Fidenza di domani: piste ciclabili, centrali di cogenerazione, spazi verdi e strutture di uso comune per riconsegnare, dal buio, la luce ai cittadini.