Green&Blue

La normativa

Pfas, la nuova stretta dell’Ue contro le sostanze inquinanti

Una protesta degli ambientalisti in Olanda contro la diffusione dei PFAS (Getty Images)
Una protesta degli ambientalisti in Olanda contro la diffusione dei PFAS (Getty Images) 

Previsto un tetto per la concentrazione di questo elemento, che, così come per i suoi sali, non può raggiungere o superare 25 parti per miliardo, mentre le molecole correlate non possono oltrepassare le mille parti per miliardo

2 minuti di lettura

Giacche impermeabili, scarpe, cosmetici, scatole della pizza. Sono alcuni dei prodotti in cui può essere presente acido perfluoroesanoico, un composto appartenente all’estesa famiglia dei Pfas, sostanze chimiche fluorurate nocive. Ebbene, dal 10 ottobre l’Unione europea ha dato un giro di vite al suo impiego, in base al Regolamento numero 2462 del 2024, che modifica il regolamento Reach (Registration, evaluation, authorisation and restriction of chemicals) numero 1907 del 2006, che disciplina registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione dei composti chimici nel nostro continente, dopo un periodo transitorio di due anni.

In particolare, è previsto un tetto per la concentrazione di questo elemento, che, così come per i suoi sali, non può raggiungere o superare 25 parti per miliardo, mentre le molecole correlate non possono oltrepassare le mille parti per miliardo.

Composti nocivi per l’ambiente

È stato necessario porre un freno all’uso di Pfas, diffusi da decenni in ambito industriale per la loro estrema resistenza all’acqua, ai grassi e alle alte temperature, a causa della loro elevata persistenza, che ne rende difficile la degradazione nell’ambiente. Alcuni, inoltre, risultano associati a effetti negativi sulla salute, anche se tossicità e rischi possono variare.

Il caso degli imballaggi per alimenti

In realtà, per gli imballaggi alimentari, la stretta era già cominciata il 12 agosto 2026, quando è entrato in applicazione il Regolamento europeo 40 del 2025, che impone limiti alla presenza dei Pfas nei materiali destinati a entrare in contatto con i cibi, come le confezioni da asporto e la carta utilizzata nei fast food. Le box della pizza rientrano, quindi, in entrambe le disposizioni: quella di due mesi fa e quella recente.

È stata concessa una deroga ai nuovi provvedimenti per gli articoli immessi sul mercato prima della decorrenza del divieto, nonché per alcuni dispositivi di protezione individuale, per determinati dispositivi medici e diagnostici da laboratorio e per i rivestimenti di tessuto adoperati nell’edilizia.

I prossimi passi

Il percorso, tuttavia, non si ferma qui. Dal 10 ottobre 2027 il veto si estenderà a pelli, pellicce, cuoio. Bisognerà, invece, attendere il 10 ottobre 2029 perché vengano sottoposte ai vincoli anche le schiume antincendio usate nell’aviazione civile.

Sul tavolo c’è, infine, una restrizione molto più ampia, proposta da cinque Paesi europei, ovvero Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, destinata a interessare migliaia di Pfas. L’iter previsto dal regolamento Reach non è ancora concluso, perché manca la decisione della Commissione europea. Affinché questa avvenga, la proposta deve essere sottoposta a due valutazioni dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche. La prima, riguardante i pericoli per la salute e per l’ambiente, è stata condotta dal Comitato per la valutazione dei rischi ed è terminata nel marzo 2026. La seconda, relativa alle conseguenze sociali ed economiche, è stata affidata al Comitato per l’analisi socioeconomica, il cui parere definitivo è atteso entro la fine di quest’anno.