A Bagnoli gli ultimi passi di una bonifica attesa da 30 anni
di Pasquale RaicaldoSui terreni del polo siderurgico nasceranno un parco e impianti sportivi. Ma la polemica continua
Il mare tornerà a bagnare Napoli. Area ovest della città, 230 ettari che sono da sempre finestra privilegiata sul golfo di Napoli, da Nisida al litorale flegreo: ora Bagnoli è pronta ad abbandonare l’etichetta dell’eterna promessa incompiuta. Tra i primi poli industriali del Mezzogiorno a partire dai primi del Novecento, e poi - negli ultimi tre decenni - spazio sospeso tra memoria e incertezza, viaggia finalmente verso la sua definitiva trasformazione. Riaprendo il dialogo tra la città e il suo mare, che nel 2031 potrebbe tornare balneabile.
L’ultima colata, atto finale di una lunga storia di produzione siderurgica che ha a lungo dato lavoro a migliaia di persone, risale all’ottobre 1990. Una storia che ha lasciato in eredità terreni contaminati da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti: di qui la tortuosa strada del processo di rigenerazione urbana e risanamento ambientale del Sito di Interesse Nazionale. Dal 2014 è stato istituito un commissario straordinario, ruolo che dal 2021 è ricoperto dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, supportato da due sub-commissari. Con Dino Falconio, c’è Filippo de Rossi: "Le difficoltà maturate nel corso di oltre trent’anni - spiega - sono riconducibili anche all’evoluzione del quadro normativo e tecnico in materia ambientale, profondamente cambiato rispetto ai primi strumenti di pianificazione del risanamento". Il tassello che mancava è arrivato con l’assegnazione dell’America’s Cup a Napoli, che ha accelerato un programma già in corso, in particolare per le bonifiche a terra e a mare, la realizzazione delle infrastrutture e la riqualificazione delle aree destinate a parco e attrezzature sportive.
Il cronoprogramma prevede il completamento - entro maggio - delle opere per le regate preliminari e, poi, l’ultimazione degli interventi funzionali all’evento del 2027, quando Bagnoli ospiterà le basi operative dei team. Oggi il processo di rinascita - che ha come soggetto attuatore Invitalia, proprietaria dell’area, e arriverà a costare 1 miliardo e 200 milioni - è avviato: nel gennaio 2023 si è conclusa la bonifica dell’area ex Eternit, con la rimozione e gestione in sicurezza di circa 70.000 tonnellate di materiali contenenti amianto. Ma un tema cruciale e divisivo riguarda la cosiddetta colmata, un riempimento artificiale realizzato in mare negli anni ’60: all’interno IPA, PCB e metalli pesanti. Cittadini e associazioni ne hanno a lungo chiesto la demolizione, con il ritorno alla linea di costa originaria.
"Valutazioni tecniche e ambientali - prosegue de Rossi - hanno evidenziato che l’ipotesi di rimozione integrale avrebbe comportato rilevanti complessità operative e potenziali impatti ambientali. Così, la soluzione individuata consiste in interventi di messa in sicurezza permanente e risanamento controllato, tra cui il capping superficiale e il dragaggio selettivo dei sedimenti". Operazione, quest’ultima, propedeutica al via libera alla balneazione e alla rinaturalizzazione dell’area. Perché qui, come ha documentato la Stazione Zoologica Anton Dohrn, è scomparsa la posidonia oceanica, e con lei molte specie: rinascere vuol dire, anche, ricreare gli ecosistemi perduti.
Intanto, il confronto pubblico resta aperto: qui non tutti sono persuasi che si sia vicini alla svolta. "Un grande evento può essere opportunità di rilancio ma anche un boomerang di scelte sbagliate, opacità e inefficienze", dice Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, chiedendo "trasparenza per ristabilire il diritto per i cittadini a un ambiente sano, pulito, bonificato". "Sin qui sono stati spesi ingenti fondi pubblici senza realizzare la bonifica, mentre i responsabili dell’inquinamento hanno ceduto i suoli allo Stato eludendo responsabilità sancite anche a livello europeo", lamenta Alberto Lucarelli, docente di Diritto Costituzionale alla Federico II, già assessore nella prima giunta de Magistris. "All’epoca - dice - mi ero battuto per la rimozione della colmata e il ripristino dell’area, già nel ’96 una legge statale aveva delineato una visione ambientalista chiara: bonificare l’area, applicare il principio ‘chi inquina paga’, ripristinare la linea di costa, realizzare un’ampia spiaggia pubblica, un bosco urbano e spazi per lo sport. Abbiamo assistito a un progressivo tradimento di quel disegno".
Di tutt’altro avviso il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: "L’intervento in corso a Bagnoli rappresenta una svolta epocale dopo 35 anni di promesse mancate. - sottolinea - la bonifica porterà alla rigenerazione dell’intera zona evitando i rischi che avrebbe invece comportato la rimozione della colmata".