Un paesaggio ibrido che si snoda tra capannoni, cumuli di materiali, superfici spoglie. Le strutture metalliche dominano la linea dell’orizzonte, con ciminiere e torri vicine al litorale, dove si alternano tratti portuali, banchine operative, acque i cui fondali hanno subìto dragaggi. Benvenuti a Piombino, diventato, a partire dagli anni Cinquanta, uno dei principali poli siderurgici italiani, con numerose imprese e stabilimenti. Nel tempo hanno operato qui società come Lucchini, Magona, Dalmine, che hanno lasciato sul territorio idrocarburi e metalli pesanti, tra cui nichel, piombo, mercurio, rame, zinco. Nel 1998, con la legge 426, lo Stato ha inserito la zona tra i SIN, mentre due decreti ministeriali ne hanno stabilito il perimetro: 931 ettari a terra e 3 chilometri di fascia costiera.
In seguito al tracollo di Lucchini, nel 2013 il lotto è stato riconosciuto come area di crisi industriale complessa. Successivamente, governo, Regione, Comune hanno lavorato a una strategia di rilancio produttivo, fino alla recente intesa con il gruppo Metinvest. Ciò che lascia a desiderare è soprattutto la riqualificazione ecologica: a oggi, infatti, solo il 6,6% dei terreni risulta risanato e appena lo 0,2% della falda decontaminato. Ne derivano gravi danni, tra cui minore crescita della vegetazione; riduzione della fertilità, alterazioni ormonali, danni all’organismo di molluschi, crostacei e pesci; diminuzione della biodiversità; migrazione degli inquinanti verso il mare.
Alle conseguenze negative per l’ambiente, si sommano quelle per la salute. Lo studio Sentieri del 2023 ha, infatti, evidenziato una mortalità locale superiore a quella regionale. In particolare, negli uomini si registra un eccesso di tumori a vescica, trachea, bronchi, polmoni, pleura e nelle donne di cancro al colon-retto. Di fronte a tali dati, varie associazioni, come Acli, Agesci, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente, Libera, hanno di recente organizzato un flash mob, all’interno della campagna nazionale “Ecogiustizia subito-In nome del popolo inquinato”, avviata nel 2024. “Troppo tempo è trascorso senza risultati e questo immobilismo pesa sulla popolazione", hanno dichiarato i promotori della mobilitazione, che nel contempo hanno presentato un Patto di comunità, proponendo quattro azioni mirate a uno sviluppo sostenibile e inclusivo: decarbonizzazione, rimozione dei rifiuti, installazione di impianti di trattamento e riciclo, monitoraggio civico per assicurarsi che i provvedimenti stabiliti vengano effettivamente attuati.