Via il manager odiato da Fedez: Ferragni si affida alla mamma dopo la crisi per il caso pandori
di Sara BennewitzMILANO — Dopo lo scandalo Balocco, arriva un cambio ai vertici delle società operative di Chiara Ferragni, ovvero Fenice srl e Tbs crew: a partire da domenica 16 Fabio Maria Damato non sarà più il direttore generale e consigliere delle due società perché «il cambiamento — fanno sapere dalla Ferragni — fa parte di un percorso di rinnovamento aziendale».
Un cambiamento preceduto dalla nomina della mamma dell’influncer ai vertici della capogruppo, la Sisterhood (che controlla il 100% di Tbs, il 32% di Fenice nonché la società immobiliare che possiede l’attico milanese della Ferragni. Marina Di Guardo, 62 anni, ex vicedirettore dello showroom di Blumarine, è stata scelta per guidare la holding, controllata al 100% della figlia, e potrà assumere e licenziare personale, sottoscrivere e revocare contratti e operare sui conti bancari (compresi i fidi).
Insomma in teoria toccherà a mamma Marina collaborare all’assunzione del prossimo direttore generale delle società della Ferragni, ma Damato n…
MILANO — Dopo lo scandalo Balocco, arriva un cambio ai vertici delle società operative di Chiara Ferragni, ovvero Fenice srl e Tbs crew: a partire da domenica 16 Fabio Maria Damato non sarà più il direttore generale e consigliere delle due società perché «il cambiamento — fanno sapere dalla Ferragni — fa parte di un percorso di rinnovamento aziendale».
Un cambiamento preceduto dalla nomina della mamma dell’influncer ai vertici della capogruppo, la Sisterhood (che controlla il 100% di Tbs, il 32% di Fenice nonché la società immobiliare che possiede l’attico milanese della Ferragni. Marina Di Guardo, 62 anni, ex vicedirettore dello showroom di Blumarine, è stata scelta per guidare la holding, controllata al 100% della figlia, e potrà assumere e licenziare personale, sottoscrivere e revocare contratti e operare sui conti bancari (compresi i fidi).
Insomma in teoria toccherà a mamma Marina collaborare all’assunzione del prossimo direttore generale delle società della Ferragni, ma Damato non è stato licenziato, anche se Chiara non lo ha trattenuto. «Esco stremato da una certa violenza che abbiamo tutti subito, specie Chiara che ho sempre rispettato come persona e capo, e per cui nessuno può mettere in discussione l’onestà, la dedizione e l’affetto che le ho dedicato — racconta Damato su Instagram, tirando una frecciatina Fedez — In questi mesi difficili non ho mai replicato alle provocazioni, perché da dipendente credevo che non fosse corretto farlo visto il rispetto per le persone, le gerarchie e per le aziende per cui ho lavorato. Ma oggi devo rettificare che la mia uscita è stata una scelta autonoma e volontaria, e non come annunciato un “cambiamento che fa parte di un percorso di rinnovamento aziendale”».
Una scelta annunciata a febbraio che sarà efficace da lunedì, a cui non fanno seguito liquidazioni o buonuscite. «Ho letto di miei presunti incredibili guadagni. Purtroppo, per me, le cifre circolate sono lontane dalla realtà, e sono stato consigliere delle due società a titolo gratuito — aggiunge Damato — coerentemente con le mie dimissioni volontarie da tutte le cariche non ho richiesto nessuna liquidazione, tantomeno da 4 milioni di euro, ma ho avuto solo gli oneri previdenziali spettanti per legge a qualsiasi dipendente».
Le dichiarazioni di Damato confermano il sodalizio e il rispetto reciproco con Ferragni, che era stato messo in discussione da Fedez, il quale aveva accusato la moglie di essersi presa responsabilità, non sue ma di Damato, per lo scandalo della pubblicità ingannevole di Balocco, sanzionato dall’Antitrust con due multe da più di un milione di euro in tutto. Anche perché la Ferragni e Damato sono entrambi indagati per truffa aggravata, per la presunta beneficenza del pandoro, e quindi se il rapporto lavorativo finisce qua, la causa penale presso il tribunale di Milano va avanti per entrambi.
Chiuso un capitolo se ne apre un altro, perché le aziende della Ferragni hanno bisogno di nuovi capitali. Anche se il bilancio 2023 non è ancora noto, sicuramente il 2024 non è iniziato bene, molti clienti, come L’Oreal, Pigna e Safilo, hanno risolto i loro contratti con gli influencer, e con meno ricavi i costi e i dipendenti andranno pagati con una nuova iniezione di liquidità.
In proposito dentro Fenice, controllata al 32,5% dalla Ferragni al 40% dal fondo Alchimia di Paolo Barletta e al 27,5% dall’imprenditore pugliese Pasquale Morgese, starebbero per arrivare «alcuni milioni» per mettere la società in sicurezza. Ferragni e Barletta hanno condiviso una strategia e insieme cercheranno un dg per gestire una nuova fase, anche se il futuro sostituto di Damato non è stato ancora individuato.