Spettacoli

Chiara Ferragni tra Fedez e lo scandalo Balocco: “Tengo i problemi dentro casa. E sono una brava persona”

Chiara Ferragni tra Fedez e lo scandalo Balocco: “Tengo i problemi dentro casa. E sono una brava persona”

L’influencer parla delle denunce che hanno travolto le sue società e si difende. Del compagno dice : “Dei weekend c’è stato e altri no, comunque è mio marito”

2 minuti di lettura

Con la fede, senza Fede. Chiara Ferragni è evasiva, gioca la carta riservatezza, ma è una persona abituata a far vedere tutta la sua vita sui social e non facile. Non può negare che ci sia crisi, scattata dopo lo scandalo pandoro-uova-beneficenza, con Federico Lucia detto Fedez, anche lui alle prese con tribunali, liti con il Codacons. All’intervista concessa qualche giorno prima che Dagospia lanciasse la notizia della rottura al Corriere della Sera, a Giuseppe Guastella e Candida Morvillo, l’influencer è senza il marito. Ma ormai è un bel po’ non si vedono insieme, si mostrano ognuno per conto proprio, lei con i suoi, lui anche solo. Lei un post con le mani libere, senza anelli, senza fede. Non c’è un altro significato. Il messaggio ai fan è chiaro, anche se ammetterlo è duro: “Negli ultimi week end non c’è stato, in altri c’è stato. E comunque è mio marito. E in situazioni di caso esterne, è importante tenere le cose dentro la coppia e i problemi tra le mura familiari. La priorità è proteggere la famiglia e i figli”.

Lo scandalo beneficenza: “Sono scioccata, ero in buona fede”

Eccola, la carta della discrezione, della riservatezza, del “sono fatti miei”. Che però non può reggere se si parla del pandorogate perché incassare un milione di euro per una campagna pubblicitaria quando tutti credevano che fosse beneficenza in cambio di una donazione fatta da Balocco di 50mila euro non è uno scherzo, non sono fatti suoi. E lei ne parla, fa trasparire amarezza, paura, delusione, fragilità, paura e sbalordimento. Non rabbia.

“Quando è arrivata la notizia dell’Agcom sono rimasta completamente scioccata. Ho passato sabato e domenica chiusa in casa, con addosso la stessa tuta, a leggere cose terribili e completamente false, che avevo truffato i consumatori e perfino i bambini malati”. E prova a spiegare perché, secondo lei, non è stata una truffa: “Il principio è che, nell’ambito di operazioni commerciali, è una buona idea aggiungere una parte di beneficenza anche piccola rispetto al contratto. Ho sempre pensato che, fra niente e poco, era comunque del bene che veniva fatto”. Basta poco, insomma: “Noi abbiamo sempre scritto e detto che “Chiara Ferragni e Balocco sostengono l’ospedale…”, mai che una percentuale delle vendite sarebbe andata in beneficenza. Adesso però per fortuna c’è il ddl Ferragni che obbliga alla chiarezza”. Che forse poteva esserci, perché l’influencer poteva spiegare che non aveva donato nulla, che è stata la Balocco a dare 50mila euro all’ospedale per il macchinario: “Vero, ma è stata una iniziativa mia far inserire la donazione all’interno del contratto”.

Gli hater

L’operazione Balocco sembra l’inizio della fine, Ferragni lo sa, ammette di soffrire per hater “leggo cose orribili ma ci sono tante persone che mi vogliono bene”, ammette di avere una vita dorata “anche oltre i miei sogni, ma sono una persona per bene, ho forse sottovalutato la dimensione raggiunta dalle mie aziende, dovevo affidarmi a professionisti, nel mio team siamo tutti giovani, forse non siamo strutturati abbastanza. Con la bastonata dell’Agcom per la prima volta ho pensato: cavolo, potevamo fare meglio, ma ero in buona fede”. Forse non parla a caso di fede, non ha detto quella parola per caso, ora che non ce l’ha più al dito.

La beneficenza e l’effetto emulativo

“Ho sempre pensato che, se hai trenta milioni di follower, se fai beneficenza e ne parli, crei un effetto emulativo – dice l’influencer – Durante il Covid, io e Federico abbiamo donato 50 mila euro a testa, ma comunicandolo, il crowdfunding è risultato il più sostanzioso d'Europa raccogliendo quattro milioni e mezzo. Per questo, quando possibile, la mia ratio è stata che, nell'ambito di operazioni commerciali tra le mie società e un partner, fosse semplicemente una buona idea provare ad aggiungere una parte di beneficenza anche piccola rispetto al contratto. Ho sempre pensato che, fra niente e poco, era comunque del bene che veniva fatto".

I commenti dei lettori