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Il risveglio del buco nero. Gli astronomi osservano in diretta il pasto del gigante. “Può accadere anche nella Via Lattea”

Una ricostruzione del buco nero attivato
Una ricostruzione del buco nero attivato (afp)

Una luce improvvisa, diventata negli anni più forte, ha permesso agli scienziati di osservare per la prima volta l’attivazione di un buco nero. “Se accadesse nella nostra galassia causerebbe probabilmente la fine della vita”

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La galassia SDSS1335+0728 era sempre rimasta tranquilla. Restava un’insignificante sigla a 300 milioni di anni luce da noi nella direzione della costellazione della Vergine, fino a quando non ha iniziato a brillare di luce intensa. Era dicembre del 2019.

La luce improvvisa

“Se ne è accorto un telescopio sul Monte Palomar, in California, che si occupa di passare in rassegna tutto il cielo visibile ogni due giorni. Ci permette di notare i cambiamenti improvvisi” spiega Gabriele Bruni, ricercatore dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica).

Gli astronomi si aspettavano che la luminosità della galassia lontana si indebolisse nel giro di qualche giorno. Accade spesso, quando esplode una supernova da qualche parte dell’universo. Più di quattro anni dopo, invece, la luce di SDSS1335+0728 sta ancora aumentando di intensità.

Occhi puntati sulla galassia

“E’ qualcosa che non abbiamo mai visto prima” ammette Lorena Hernández García, astronoma dell’università cilena di Valparaíso. SDSS1335+0728 è passata dalla categoria delle galassie poco importanti alla categoria “nucleo galattico attivo”. E si è ritrovata gli occhi di molti telescopi del mondo puntati addosso.

Un osservatorio in particolare ha deciso di sciogliere il mistero di SDSS1335+0728: quello di Paranal, in Cile, in pieno deserto di Atacama. Qui, a 2.600 metri di altitudine, c’è uno dei cieli più tersi del pianeta. Il Very Large Telescope (Vlt) dell’agenzia scientifica internazionale Eso (European Southern Observatory), di cui fa parte anche l’Italia, ha seguito passo dopo passo tutte le variazioni di luminosità della galassia.

L'osservatorio di Paranal
L'osservatorio di Paranal 

Esclusa ogni altra ipotesi, oggi gli scienziati dell’Eso hanno pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics la loro conclusione: “Per la prima volta – spiega Claudio Ricci, astronomo dell’università Diego Portales, sempre in Cile – stiamo assistendo in tempo reale all’attivazione di un buco nero massiccio”.

Il banchetto del buco nero

Molte galassie hanno un buco nero nella propria regione centrale, inclusa la nostra Via Lattea. “Nel caso di SDSS1335+0728 – prosegue Ricci – abbiamo potuto osservare il risveglio del buco nero, che all’improvviso ha iniziato a banchettare con i gas disponibili nelle vicinanze, diventando molto brillante”.

Bruni, che fa parte dell’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali dell’Inaf e si è occupato di studiare l’emissione di onde radio dal centro di SDSS1335+0728, spiega cosa sta accadendo: “Del gas ha iniziato a precipitare nel buco nero, che è grande come un milione di Soli. L’attrazione gravitazionale ha dato a questo materiale la forma di un disco, disponendolo come un grosso vinile attorno al buco nero. Il gas, surriscaldandosi, ha iniziato a emettere le radiazioni che noi stiamo osservando”.

Il mistero al centro della nostra galassia

Se è accaduto a una galassia lontana – ci si mette poco a domandarselo - potrebbe ripetersi anche nella Via Lattea? “Potrebbe accadere anche Sgr A*, il buco nero massiccio collocato al centro della nostra galassia” ammette Ricci. “Vediamo tracce di eventi simili accaduti nel passato di Sgr A*” conferma Bruni.

Cosa sia successo per attivare il nucleo di SDSS1335+0728 e perché l’appetito del suo buco nero si sia all’improvviso risvegliato resta un mistero. “Per qualche motivo una nube di gas gli si è avvicinata, ma sono dinamiche interne a quella galassia che non sappiamo ricostruire”.

Né è chiaro cosa accadrebbe alla Terra qualora Sgr A* avesse un’occasione altrettanto ghiotta. “Non abbiamo modo di prevederlo, ma con tutta probabilità avrebbe la potenzialità di distruggere la vita. Le energie in gioco sono infatti alte, e le radiazioni emesse intense” spiega Bruni.

“Per il momento – rassicura poi - la situazione è comunque tranquilla. Non ci sono tracce di attivazione da parte di Sgr A*. Se dovesse accadere, passerebbero decine di migliaia di anni prima che la Terra venga coinvolta”.

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