“Ho trent’anni, un tumore, tra pochi giorni mi toglieranno l’utero. Ma diventare mamma è il sogno di una vita, significa riprendermi quello che la malattia mi ha tolto senza che io lo meritassi. Non è egoismo, è un diritto. E invece l’Italia che vuole dichiarare la Gpa reato universale me lo vuol negare. Io però non mi sento sbagliata e andrò dritta fino in fondo”. Arianna è seduta sulla poltrona di casa, vicino a Genova, pantaloni colorati, una canottiera beige, accanto c’è il compagno di una vita, Alessandro, futuro marito, futuro padre. Non vuole si scrivano i cognomi, non per vergogna ma per tutela: non tutti quelli che le stanno accanto sanno. È spaventata quanto determinata per quel che la attende, i percorsi in salita per curare la sua malattia e ricucire le sue ferite dentro, quel sogno di avere un figlio, nonostante tutto.
Arianna, quando le è stato diagnosticato il tumore?“
"A Natale. Io e Alessandro avevamo appuntamento con la wedding planner per organizzare il matrimonio, …
“Ho trent’anni, un tumore, tra pochi giorni mi toglieranno l’utero. Ma diventare mamma è il sogno di una vita, significa riprendermi quello che la malattia mi ha tolto senza che io lo meritassi. Non è egoismo, è un diritto. E invece l’Italia che vuole dichiarare la Gpa reato universale me lo vuol negare. Io però non mi sento sbagliata e andrò dritta fino in fondo”. Arianna è seduta sulla poltrona di casa, vicino a Genova, pantaloni colorati, una canottiera beige, accanto c’è il compagno di una vita, Alessandro, futuro marito, futuro padre. Non vuole si scrivano i cognomi, non per vergogna ma per tutela: non tutti quelli che le stanno accanto sanno. È spaventata quanto determinata per quel che la attende, i percorsi in salita per curare la sua malattia e ricucire le sue ferite dentro, quel sogno di avere un figlio, nonostante tutto.
Arianna, quando le è stato diagnosticato il tumore?“
"A Natale. Io e Alessandro avevamo appuntamento con la wedding planner per organizzare il matrimonio, sarebbe stato a settembre, e invece ho scoperto un tumore neuroendocrino all’utero molto raro e aggressivo”.
Cos’ha pensato?
“Che ero proprio sfortunata. Sono giovane, sempre stata in ottima salute, non ho familiarità per questa malattia, non era certo prevedibile che mi ammalassi. Ma non mi sono abbattuta subito, ho reagito, mi sono informata, ho consultato i medici migliori che ho trovato, ho pensato alle cose da risolvere e alle cure da affrontare. Mi avevano prospettato un intervento non invasivo che avrebbe salvato l’utero, poi la terapia”.
E invece?
“A fine febbraio a Milano, dove trattano la forma rara del mio tumore, mi hanno detto subito che mi sarei dovuta sottoporre a un’isterectomia totale. Ho fatto sei cicli di chemio, ho perso tutti i capelli, prima di ferragosto mi opererò e poi dovrò fare ancora terapia, non so quale. Ma non ho paura, voglio curarmi, sposarmi, avere dei bambini”.
In una lettera che ha inviato all’associazione Coscioni che la sostiene ha scritto che è atroce colpevolizzarsi dicendo “potevo pensarci prima”.
“In preda alla rabbia e al panico dopo quella diagnosi che aveva distrutto in un giorno solo tutti i miei sogni si pensa di tutto. Ma nessuno vuole ammalarsi, a 29 anni poi… Con Alessandro stiamo insieme da 8, conviviamo da un paio, abbiamo costruito una casa, due lavori stabili, una sicurezza economica. Non posso recriminarmi niente e non voglio sentirmi giudicata dagli altri. Noi donne siamo tutte diverse, io sono una di quelle che ha sempre sognato una grande famiglia. Per questo ora vorremmo con tutte le nostre forze ricorrere alla Gpa”.
In Italia è vietata, andrete all’estero?
“Appena possibile. È un percorso tortuoso, non è detto che andrà subito a buon fine, ma siamo determinati e niente potrà fermarci. Adesso avere un figlio non mi sembra più solo un desiderio, ma un diritto. Ho provato a capire se potevo tenermi l’utero, se potevo trapiantarlo, mi sono dovuta arrendere all’intervento, ma sulla Gpa non mi arrendo. Certo mi dispiace…”.
Non poterlo avere in Italia?
“Sì. Questo paese in cui ho investito tutto, lavoro, casa, affetti, è diventato un ostacolo. C’è ignoranza, pregiudizio, zone grigie. Ma se la ricerca scientifica mi aiuta a superare il cancro perché non posso anche superare l’impossibilità di avere figli con la stessa ricerca?“.
Perché non l’adozione?
“Non ho nulla contro, anche se pure quello non è un percorso così liscio. Da sempre però sogniamo una piccola Arianna o un piccolo Alessio, qualcuno che ci somigli, qualcosa da lasciare di noi nel mondo del futuro. Non voglio passare per egoista, per me è un riscatto come donna dopo la malattia. E visto che esiste un percorso legale in molti Paesi perché devo privarmi di questa possibilità?”.
Meloni dice che è una pratica disumana, un mercato che vede i figli come prodotti.
“Lo dice chi probabilmente non ci è mai passato o non si è mai ammalato così. Anche noi che abbiamo bisogno della Gpa siamo contro gli abusi e nel rispetto del divieto italiano andiamo dove ci sono leggi chiare ma è ora di guardare la realtà in faccia. Ai parlamentari chiedo: perché non emanate una legge che garantisca e rispetti tutti, la gestante, i genitori, i bambini?”.
Questo governo una legge la sta facendo: per dichiarare la Gpa reato universale.
“Più l’Italia va in senso opposto, più mi convince ad andare avanti. Non ci sentiamo dei criminali, non vogliamo una borsa Gucci per capriccio o andare sulla luna. Siamo una bellissima famiglia, sogniamo solo renderla più bella. Non voglio che la malattia mi levi tutti i sogni. Egoista è chi vuole impedire a una donna di diventare madre”.