✕

“I terremoti si possono prevedere”. L’Università di Parma attacca un tabù scientifico: ecco come

Il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 

Ascolta l'audio

Due studi pubblicati dall’ateneo su riviste del settore: “Se le placche rallentano, è possibile un sisma. Possiamo misurarlo con anni di anticipo e mitigare il rischio”
2 minuti di lettura

ROMA – Una certezza della sismologia contemporanea è che l’uomo non sia ancora in grado di prevedere un terremoto. A questo proposito, suscitò un dibattito acceso, concluso con la conferma della non prevedibilità dell’evento, l’indicazione del ricercatore Giampaolo Giuliani quando quindici anni fa individuò alcuni segnali che avrebbero rimandato a un terremoto (poi avvenuto) a Sulmona, questo nel 29 marzo 2009.

Bene, ora ci sono altri due strumenti a disposizione nel dibattito: due lavori scientifici riconducibili a docenti dell’Università di Parma e pubblicati recentemente sul Journal of Geophysical Research: Solid Earth e su Scientific Reports. Le pubblicazioni sono incentrate su due dei terremoti più significativi di inizio millennio: quello dell’Aquila del 2009 (magnitudo 6,3) e quello del Sichuan (provincia meridionale cinese) del 2008 (magnitudo 7,9).

Primo autore di entrambi i lavori è Giampiero Iaffaldano, professore di Geofisica della Terra solida dell’Unità di Scienze della…

ROMA – Una certezza della sismologia contemporanea è che l’uomo non sia ancora in grado di prevedere un terremoto. A questo proposito, suscitò un dibattito acceso, concluso con la conferma della non prevedibilità dell’evento, l’indicazione del ricercatore Giampaolo Giuliani quando quindici anni fa individuò alcuni segnali che avrebbero rimandato a un terremoto (poi avvenuto) a Sulmona, questo nel 29 marzo 2009.

Bene, ora ci sono altri due strumenti a disposizione nel dibattito: due lavori scientifici riconducibili a docenti dell’Università di Parma e pubblicati recentemente sul Journal of Geophysical Research: Solid Earth e su Scientific Reports. Le pubblicazioni sono incentrate su due dei terremoti più significativi di inizio millennio: quello dell’Aquila del 2009 (magnitudo 6,3) e quello del Sichuan (provincia meridionale cinese) del 2008 (magnitudo 7,9).

Primo autore di entrambi i lavori è Giampiero Iaffaldano, professore di Geofisica della Terra solida dell’Unità di Scienze della Terra al Dipartimento di Scienze chimiche, della Vita e della Sostenibilità ambientale dell’Università di Parma. Il primo studio è dedicato al sisma dell’Aquila, del 6 Aprile 2009, ed è uscito lo scorso giugno sul Journal of Geophysical Research: Solid Earth. Il secondo, a proposito del terremoto nel Sud della Cina, è stato pubblicato a luglio su Scientific Reports. La novità che collega i due lavori consiste nel dimostrare che esistono segnali associati ai sismi rilevabili dai Gps (lo stesso sistema che viene utilizzato su mappe e navigatori degli smartphone) molto prima e molto lontano dalla manifestazione delle scosse telluriche. Questi segnali potrebbero essere potenzialmente sfruttati per mitigare il rischio.

L’energia tra le placche tettoniche

Com’è noto, la superficie terrestre è divisa in un mosaico di placche tettoniche che si muovono in direzioni diverse a velocità comprese fra pochi millimetri e alcuni centimetri l’anno. I moti tra placche in contatto fra loro generano un lento accumulo di energia, che viene poi rilasciata improvvisamente attraverso i terremoti. Il sisma dell’Aquila, per esempio, ha rilasciato energia accumulata nel tempo lungo parte degli Appennini a causa del moto tra la Placca Adria (che comprende l’Italia centrale e settentrionale) e quella africana.

È consolidato nella comunità scientifica che i moti tra placche alimentino la genesi dei terremoti. Gli scienziati hanno però sempre assunto che non fosse vero il contrario, ossia che i terremoti e la loro lenta fase preparatoria di accumulo di energia (che, insieme, prendono il nome di ciclo sismico) non avessero effetto sui moti delle placche.

"Registrare il rallentamento, anni prima”

Studi molto recenti, inclusi i due appena pubblicati, dimostrano che invece i terremoti hanno un effetto tangibile e misurabile sui moti delle intere placche. Questi effetti sono evidenti da misure Gps, appunto, anche diversi anni prima che il sisma si mostri. L’articolo sul terremoto dell’Aquila dimostra che c’è un rallentamento del 20 per cento del moto della Placca Adria nei sei anni che precedono il sisma del 2009.

“Penso che l’interesse scientifico di questa scoperta”, spiega Giampiero Iaffaldano, “sia centrato nell’aprire una nuova prospettiva, mai considerata prima, sulla mitigazione del rischio sismico. Per dirla con semplicità, solitamente si cercano segnali precursori nei mesi o nei giorni precedenti i grandi terremoti, e nelle immediate vicinanze di faglie notoriamente attive. Questi studi dimostrano che il ciclo sismico, ovvero il lento accumulo di energia seguito dalle scosse, è in grado di modificare il moto di intere placche tettoniche. Il ciclo viene misurato negli anni attraverso reti di stazioni Gps dislocate a centinaia o addirittura migliaia di chilometri di distanza da quello che sarà in seguito l’epicentro. Questo implica che ci sono segnali potenzialmente precursori avvistabili anni prima e a grandi distanze dai grandi terremoti. La prospettiva di sfruttare questi segnali nelle valutazioni di rischio sismico è qualcosa di assolutamente nuovo”.

Leggi i commenti