Parte piano piano, ma parte. In Italia l’osteopatia è entrata all’Università. I primi due corsi di laurea triennali sono stati attivati a Firenze, 30 posti, e Verona (40 studenti). E a fine mese si saprà in quanti ambiscono a iscriversi (e di conseguenza in quanti resteranno fuori a causa del numero chiuso). Il 5 settembre, poi, si faranno i test di ammissione, in contemporanea con quelli per accedere ai percorsi di studio universitari per le altre 22 professioni sanitarie: in tutto i posti sono 35.800, oltre 20 mila dei quali destinati agli infermieri.
La definizione della disciplina sanitaria
L’osteopatia si basa sulla manipolazione del corpo umano per, come spiegano dal Roi (Registro osteopati d’Italia), “individuare e intervenire sulla disfunzione somatica ripristinando la corretta mobilità delle strutture corporee”. Sfrutta inoltre “la capacità intrinseca dell’organismo di tendere all’autoguarigione”. Per l’Oms si tratta di una disciplina “tradizionale-complementare-alternativa…
Parte piano piano, ma parte. In Italia l’osteopatia è entrata all’Università. I primi due corsi di laurea triennali sono stati attivati a Firenze, 30 posti, e Verona (40 studenti). E a fine mese si saprà in quanti ambiscono a iscriversi (e di conseguenza in quanti resteranno fuori a causa del numero chiuso). Il 5 settembre, poi, si faranno i test di ammissione, in contemporanea con quelli per accedere ai percorsi di studio universitari per le altre 22 professioni sanitarie: in tutto i posti sono 35.800, oltre 20 mila dei quali destinati agli infermieri.
La definizione della disciplina sanitaria
L’osteopatia si basa sulla manipolazione del corpo umano per, come spiegano dal Roi (Registro osteopati d’Italia), “individuare e intervenire sulla disfunzione somatica ripristinando la corretta mobilità delle strutture corporee”. Sfrutta inoltre “la capacità intrinseca dell’organismo di tendere all’autoguarigione”. Per l’Oms si tratta di una disciplina “tradizionale-complementare-alternativa”. In Italia è diventata professione sanitaria ben sei anni fa ma da allora, tra le polemiche di chi ritiene la disciplina non supportata da prove scientifiche solide, le pressioni sulla politica di chi voleva il suo ingresso all’Università e le lungaggini nella scrittura dei decreti, si è perso molto tempo.
Il tema di chi ha già il titolo
Addirittura manca ancora un ultimo atto, decisivo. Oggi in Italia ci sono, a detta di Paola Sciomachen, presidente del Roi, ben 13 mila osteopati. Si sono formati presso scuole private, una ventina di buon livello, e talvolta avviate in collaborazione con realtà accademiche, e altre meno brillanti. E i ministeri dell’Università e della Salute devono spiegare in che modo tutti questi professionisti potranno farsi riconoscere il titolo che possiedono. Andrà individuato un sistema che tenga conto della qualità della scuola frequentata.
“Rigore scientifico”
"Con la nascita del percorso universitario si dà una certezza ai pazienti: troveranno professionisti che hanno studiato negli atenei”, dice Francesca Cecchi, referente del corso di laurea fiorentino. E aggiunge: “Si tratta di un’opportunità per dare a queste persone una formazione accademica uniforme e rigorosa dal punto di vista scientifico e metodologico”. E anche per ridurre il business delle scuole private, che infatti non sarebbero tutte favorevoli alla novità. A Verona il presidente del nuovo corso di laurea è Nicola Smania, ordinario di fisiatria. L’Università veneta da anni organizzava un master in osteopatia.
Serve solo per la prevenzione
L’osteopata non potrà, ovviamente visto che non è un medico, fare diagnosi, cosa che, del resto, lo accomuna a chi esercita tutte le altre professioni sanitarie, dall’infermiere all’ostetrico, dal tecnico di radiologia al dietista. Secondo il decreto che alla fine dell’anno scorso ha disciplinato la figura, però, non potrà neanche curare, come invece, sempre su indicazione di un camice bianco, può ad esempio fare il fisioterapista. Si tratta infatti un «professionista sanitario che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, interventi di prevenzione e mantenimento della salute attraverso il trattamento osteopatico di disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie nell’ambito dell’apparato muscolo scheletrico», dice il decreto. Il testo della norma è chiaro, sulla sua applicazione si vedrà.
“Rispettare le regole”
Secondo Alberto Momoli, presidente della Siot, la Società italiana di ortopedia e traumatologia, "va visto bene quali saranno i limiti della prevenzione e della cura. Il rischio è un’invasione di campo del lavoro del fisioterapista. Del resto, sono tutti operatori che trattano manualmente, la cui diagnosi ci si augura che venga fatta dal medico. Ecco, come società faremo attenzione al rispetto dell’obbligo della prescrizione medica”. Momoli ammette di non essere contento del riconoscimento che ha ottenuto l’osteopatia, “però — ammette — se si doveva proprio fare, è meglio che il percorso di formazione sia normato e gestito dalle Università. Ma ripeto: attenzione alle sovrapposizioni, anche con l’ortopedico”.