Italia

Giacomo Passeri condannato a 25 anni di carcere in Egitto per traffico di stupefacenti. Il fratello: “Siamo scioccati, l’Italia ci aiuti”

Giacomo Passeri condannato a 25 anni di carcere in Egitto per traffico di stupefacenti. Il fratello: “Siamo scioccati, l’Italia ci aiuti”
(ansa)

Il 31enne di Pescara detenuto da agosto scorso al Cairo. L’appello della famiglia: “Lui si dichiara innocente, riportatelo a casa”

3 minuti di lettura

Venticinque anni di carcere da scontare nelle prigioni egiziane, per traffico di stupefacenti. È una condanna pesantissima quella arrivata il 19 agosto scorso dal Cairo per Giacomo Passeri, un ragazzo italiano di 31 anni, originario della Sierra Leone, cresciuto a Pescara e residente da qualche anno a Londra dove faceva il pizzaiolo e l’intrattenitore.

«Mi hanno incastrato, venticinque anni...è un ergastolo! Mi stanno prendendo la vita, sono rotto, a pezzi, aiutatemi o mi ammazzo qui dentro», grida lui dalla prigione di Badr in cui è rinchiuso da un anno in qua, senza poter chiamare casa né avere colloqui con i suoi familiari.

È il 23 agosto del 2023 quando in un hotel di Sharm el-Sheik, poco prima che s’imbarcasse di nuovo per l’Inghilterra, Passeri viene fermato da quattro agenti della polizia egiziana, arrestato e portato nel Centro correzionale a nord del Cairo voluto da Al Sisi e dipinto più volte dalle organizzazioni internazionali come «inumane».

Alla sua famiglia Passeri racconta di essere stato trovato in possesso di una «modica quantità di droga», qualche spinello di marijuana insomma. Ma le accuse dall’Egitto parlano di altro e cioè – è il racconto dei poliziotti egiziani – di grosse quantità di stupefacenti trovate nella stanza d’albergo e anche dentro numerosi ovuli, da lui ingeriti (di cui però non c’è traccia nel referto medico dell’ospedale del Cairo che Repubblica ha potuto vedere), e di una rete di traffico illegale per lo spaccio sul mercato egiziano di cui l’italiano farebbe parte. Addebiti che portano all’accusa di detenzione e traffico internazionale di stupefacenti e ora alla durissima condanna dei giudici.

Il ricorso e l’appello al governo

«Siamo scioccati», raccontano adesso i fratelli Andrea e Antonio Passeri, «è un epilogo che non ci saremmo mai aspettati. Lui si è sempre dichiarato innocente, noi gli crediamo. E adesso si sente abbandonato». Attendono a giorni le motivazioni della sentenza, poi insieme all’avvocato Said Shabaan, “ancora convinto di poter dimostrare la sua innocenza”, proveranno a muoversi su un doppio binario: il ricorso in appello e la richiesta di estradizione. E sul piano politico lanciano un nuovo appello al governo: "Chi può ci aiuti, bisogna fare qualcosa, chiediamo allo Stato, alla politica italiana di farlo tornare in Italia, di interessarsi almeno al caso attraverso la documentazione ufficiale rilasciata dalle autorità egiziane in mio possesso. Giacomo è ingiustamente trattenuto lì, si faccia qualcosa per riportarlo al più presto a casa. Se l’Italia non si muove marcirà in cella, non vogliamo che faccia la fine di Regeni, anche perché sue le condizioni psicofisiche di Luigi non sono affatto ottimali”.

Le lettere dal carcere

Dal 23 agosto, giorno dell’arresto, la famiglia sostiene di non aver avuto un unico contatto telefonico con Passeri e di non averlo mai potuto vedere in carcere. Ci sono solo delle lettere, decine, che il detenuto ha scritto dalla sua prigioni ed è riuscito a inviare via Whatsapp ai fratelli fotografandole con i telefoni dei parenti degli altri detenuti. Lettere in cui ha raccontato di essere stato "torturato”, “rinchiuso per ore in una cella piena di feci, urine, scarafaggi, con le manette talmente strette da non far più scorrere il sangue nelle dita”, trasferito poi in un’altra gabbia con “12 detenuti accusati di omicidio, tentato omicidio”, operato d’appendicite e “abbandonato senza cure per giorni”, tra agenti che gli “tiravano acqua addosso” e lo “minacciavano in arabo”.

Nell’ultima dice: “Sono rotto, mi ammazzo se non esco di qui”.

Un caso non semplice

Un caso, quello di Passeri, seguito “con la massima attenzione” dalla Farnesina e dall’Ambasciata italiana al Cairo, ma non semplice da gestire. Dall’Italia si sperava in una maggiore clemenza da parte dei giudici egiziani, anche se i reati legati al traffico di stupefacenti sono sempre sanzionati pesantemente dal Cairo.

I margini, stretti, per riportarlo in Italia

L’Ambasciata, anche sulla base delle condizioni di detenzione definite “inumane” dalla famiglia Passeri, si è schierata con il suo avvocato per un possibile trasferimento in Italia o un’espulsione dopo la condanna. Il problema è che l’Egitto ha sempre fatto resistenza.I margini di manovra sono estremamente ridotti. Quando verrà depositata la sentenza di condanna, il legale di Passeri farà ricorso. Poi, quando arriverà la sentenza definitiva che si auspica riduca considerevolmente la condanna si potrà ragionare di come riportare Passeri in Italia.

Avs: “Sentenza shock, cosa ha fatto il governo?”

“Siamo preoccupati, indignati e sconcertati”, dicono il deputato di Avs Marco Grimaldi e il segretario abruzzese di Si Daniele Licheri, “dopo aver appreso della sentenza shock”. “Abbiamo visto la vicenda Regeni, la vicenda Zaki, non ci fidavamo di chi diceva che in Egitto andava tutto bene”, aggiungono per poi concludere: “Cosa ha fatto il governo per evitare che Luigi Giacomo Passeri non subisse un processo farsa e una detenzione che rischia di portargli via tutta la sua giovane vita?”.

Iv: “Tajani convochi l’ambasciatore”

Sul caso interviene anche il senatore di Iv, Ivan Scalfarotto: “Il ministro Tajani prenda immediatamente contatto con il suo omologo egiziano, anche eventualmente convocando l’ambasciatore dell’Egitto alla Farnesina, per far sentire la protesta più vibrante per una decisione che non presenta alcuna ragionevolezza o proporzionalità. Poi, tramite l’avvocato egiziano, i famigliari proveranno a muoversi su due binari: chiedere l’estradizione e fare ricorso in appello. Sul piano politico tornano a lanciare un “appello forte alle istituzioni, affinché si impegnino per far tornare il giovane in Italia”.

I commenti dei lettori