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Protesta animalisti a Venezia. L’esperto: “Uccidere gli orsi è una decisione estrema ma va messa in conto per evitare situazioni rischiose”

Manifestazione per gli orsi in Trentino alla Mostra del Cinema di Venezia (ansa)

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Il biologo dell’Ispra Piero Genovesi: “Negli altri Paesi gli abbattimenti degli esemplari più pericolosi sono la norma ma in Italia il clamore mediatico è eccessivo. Da noi serve più informazione ai cittadini”
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“Abbattere un orso è una scelta estrema, di quelle che non vorresti prendere mai. Ma convivere vuol dire anche gestire i casi estremi. Se escludi a priori di poter uccidere gli esemplari aggressivi, rischi di trovarti in situazioni pericolose”.

Piero Genovesi è il biologo dell’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – che ha il compito di fornire il parere tecnico, cioè di mettere il timbro, alle decisioni di abbattere gli orsi prese dalla Provincia di Trento.

È avvenuto il 6 febbraio di quest’anno con il giovane maschio M90, che qualche giorno prima aveva seguito una coppia di escursionisti lungo un sentiero in Trentino. E si è ripetuto il 30 luglio con l’orsa Kj1, che due settimane prima aveva aggredito un turista francese, sempre in Trentino.

“Abbattere un orso è una scelta estrema, di quelle che non vorresti prendere mai. Ma convivere vuol dire anche gestire i casi estremi. Se escludi a priori di poter uccidere gli esemplari aggressivi, rischi di trovarti in situazioni pericolose”.

Piero Genovesi è il biologo dell’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – che ha il compito di fornire il parere tecnico, cioè di mettere il timbro, alle decisioni di abbattere gli orsi prese dalla Provincia di Trento.

È avvenuto il 6 febbraio di quest’anno con il giovane maschio M90, che qualche giorno prima aveva seguito una coppia di escursionisti lungo un sentiero in Trentino. E si è ripetuto il 30 luglio con l’orsa Kj1, che due settimane prima aveva aggredito un turista francese, sempre in Trentino.

In entrambi i casi l’ordinanza di abbattimento era stata emanata dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti. Genovesi, che per l’Ispra guida il Servizio di Coordinamento della Fauna Selvatica, aveva dato il suo assenso.

Fugatti è sotto scorta per le minacce ricevute. Lei?

“No, ma vorrei precisare che i nostri pareri non sono arbitrari. Seguiamo gli orsi problematici per anni e classifichiamo i loro comportamenti secondo una tabella pubblicata nel Pacobace, il Piano di azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali. Kj1 aveva un livello di pericolosità elevato perché due volte aveva seguito delle persone, oltre ad aver tentato di entrare in una legnaia nel giardino di una casa. Aveva raggiunto livelli di pericolosità classificati come 15 e 16, su un massimo di 18, nella tabella dei comportamenti del Pacobace. Non raggiungeva il 18, pur avendo aggredito un uomo senza essere provocata, perché aveva con sé i cuccioli. Nella sua storia aveva avuto 7 interazioni problematiche con l’uomo, con diversi segnali di aggressività”.

Forse il turista francese correva e aveva spaventato l’orsa?

“Non correva. Stava percorrendo un sentiero molto ripido. Non era uscito dal percorso tracciato e non aveva adottato comportamenti scorretti. Anzi, quando è stato aggredito ha fatto tutto quel che viene consigliato: si è steso a terra, immobile con le mani dietro alla nuca. L’aveva letto in un articolo su Le Monde”.

Perché su Le Monde e non su un cartello o un opuscolo in Trentino?

“L’informazione al pubblico va aumentata, non c’è dubbio”.

Prima di M90 e Kj1 c’erano stati altri abbattimenti?

“Nel 2017 era stata abbattuta Kj2, sorella di Kj1, che aveva ferito una persona. E c’era stata Daniza, che nel 2014, era rimasta accidentalmente uccisa durante la cattura. Anche lei aveva aggredito e ferito un uomo”.

Come mai M90 e Kj1 sono stati abbattuti mentre Jj4, responsabile dell’uccisione del corridore Andrea Papi il 5 aprile 2023, è stata solo rinchiusa in un recinto?

“Noi diamo un parere tecnico sulla rimozione di un orso dall’ambiente. Scegliere se abbatterlo, rinchiuderlo o controllarlo con un radiocollare spetta alla Provincia. In questo senso è una decisione politica ed etica. Jj4 vive a Casteller, vicino Trento, dove si trova l’unico recinto adatto agli orsi in Italia. I problemi di benessere però non mancano, soprattutto se si pensa che un orso può vivere trent’anni. Non è un caso che uno dei movimenti di protesta dell’area si chiami Stop Casteller”.

Il radiocollare invece?

“Ci è molto utile per raccogliere dati sui comportamenti degli animali, ma non può prevenire gli attacchi. Un orso si sposta molto rapidamente e non è raro che finisca in zone senza copertura. A volte passano giorni prima che il segnale ricompaia”.

Quanti sono gli orsi radiomonitorati ora in Trentino?

“Uno, una femmina catturata il 5 agosto vicino a un’isola ecologica. Vorremmo che lo fossero tutti gli esemplari considerati problematici, ma ci rendiamo conto che catturare un orso è impegnativo e costoso”.

Quanti sono gli esemplari problematici sulle Alpi?

“Su 120-130 esemplari, quelli considerati a rischio sono il 2%. Spesso a preoccuparci sono gli animali confidenti, quelli abituati ad avvicinarsi all’uomo in cerca di cibo. La Provincia di Trento sta montando i cassonetti antiorso per impedire che si abituino a mangiare rifiuti, ma si tratta di una misura graduale, che non copre ancora tutto il territorio”.

Attualmente chi vi preoccupa di più?

“Ci preoccupava l’orsa F12, che il 10 luglio aveva compiuto un falso attacco nei confronti di una donna svizzera che passeggiava con tre bambini. L’orsa però è stata ritrovata morta il 2 agosto. Probabilmente un maschio ha provato ad aggredire il suo piccolo e lei l’ha voluto difendere”.

Gli attacchi sono diventati più frequenti nell’ultimo periodo?

“Il Trentino è una regione popolata in ogni angolo e migliaia di turisti percorrono ogni giorno i suoi sentieri. Non possiamo segregare gli orsi dagli uomini. Se vogliamo la convivenza, dobbiamo ascoltare i campanelli d’allarme e rimuovere gli esemplari pericolosi, seguendo i criteri previsti dal Pacobace”.

In Nordamerica gli escursionisti sono invitati a portare con sé lo spray al peperoncino. Perché non in Italia?

“Si sta valutando questa possibilità. Al momento lo spray è in dotazione alle guardie forestali e si pensa di concederlo a chiunque lavori nel bosco. Estenderlo agli escursionisti è un opzione sul tavolo, ma si scontra con il fatto che lo spray antiorso ha una concentrazione di capsicina, la sostanza irritante del peperoncino, molto più alta degli spray antistupro già in vendita oggi. E’ un’arma a tutti gli effetti”.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha proposto la sterilizzazione degli orsi. Che ne pensa?

“È una strada nuova. Nessun paese l’ha mai adottata e bisognerebbe capire quali sono i suoi obiettivi. L’idea era stata avanzata in precedenza per Jj4. Sterilizzare una femmina in età riproduttiva avrebbe permesso di evitare gli scontri causati dalla presenza dei cuccioli. Poi però la Provincia di Trento ha deciso di non prendere questa strada”.

Gli altri paesi europei come si regolano?

“Gli abbattimenti degli esemplari pericolosi sono la norma. La Romania ha 8-9mila orsi e un attacco letale di recente ha portato a raddoppiare la quota degli esemplari eliminabili: ora sono oltre 400. Anche in Svezia gli attacchi sono comuni, soprattutto fra i cacciatori di alci, e gli orsi aggressivi vengono abbattuti senza grandi polemiche. Due esemplari sconfinati dall’Italia in Svizzera sono stati uccisi. Solo in Italia le ripercussioni sull’opinione pubblica sono così accese”.

Non se ne tenne conto, quando si decise di reintrodurre questi animali nel 1999?

“Il nostro primo parere fu negativo. Allora non c’era l’Ispra. Ci chiamavamo Istituto per la Fauna Selvatica. Ci rendevamo conto che il Trentino era una zona turistica e popolata e che i rischi di conflitti erano reali. L’Italia poi non ha esperienza di animali selvatici pericolosi. Le ripercussioni sull’opinione pubblica sarebbero state imprevedibili”.

Poi cosa è successo?

“Ci fu una consultazione popolare che diede risultati inaspettati. Ben il 73% si disse favorevole alla reintroduzione, purché venissero ripagati i danni causati dagli orsi e creata una squadra di emergenza per gestire le situazioni di pericolo. Anche gli amministratori locali, inclusi quelli di Svizzera e Austria, diedero parere positivo. In quella consultazione c’era però qualcosa che non tornava. L’81%, alla domanda se l’orso può attaccare l’uomo senza essere provocato, rispose di no. Non è così, le aggressioni sono rarissime, ma possono avvenire. Servirebbe più informazione per adeguare i nostri comportamenti a questa realtà”.

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