Sarà presentato venerdì 4 ottobre a Trento il libro del criminologo Marco Strano «Le bugie di Chico. L’ergastolano che ci ha ingannati per vent’anni» e già infuria la polemica, soprattutto da parte dei familiari dell’imprenditore ergastolano condannato in Usa e rientrato nel maggio scorso in Italia per scontare qui il carcere. Il libro, si legge nella prefazione scritta dall’ex comandante del Ris Luciano Garofalo, è «basato sugli atti del processo» a carico del 65enne ex filmmaker trentino condannato per l’omicidio di Dale Pike figlio di un imprenditore con il quale era in trattativa per la compravendita del Pike Hotel di Ibiza.
Lo zio di Forti
«Colpevole o innocente, ha già scontato abbondantemente la sua pena e nessuno gli ridarà mai quello che ha perso», attacca lo zio Gianni Forti, che si è battuto per un quarto di secolo per il nipote che si è sempre proclamato innocente. E prosegue: «Strano dichiara che fa tutto questo per difendere l’onore e il prestigio della polizia di Miami messa sotto accusa per la manipolazione dei fatti del processo. È ridicolo: la polizia di Miami è così perfetta da non sbagliare mai? Sono numerosi i casi dov’è successo e il contrario».
La tesi di Strano
Secondo il criminologo, direttore del Dipartimento di psicologia militare e di polizia di Unarma (sindacato dei carabinieri), il suo testo vuole solo analizzare l’attività investigativa svolta e spiegare perché la giuria è arrivata al verdetto di colpevolezza nei confronti di Forti. Non si tratta di “un attacco personale al 65enne trentino”, spiega Strano. E poi affonda la lama sulla tesi dello scambio di “colpevoli”. «Quando venne ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega la polizia americana aveva espresso solidarietà ufficiale a noi, così abbiamo scambiato la cortesia». Ma più di tutto contano le prove – sostiene Strano – quelle «false quelle presentate da Forti per sostenere la sua innocenza», prosegue Strano, che elencherebbe quelle di colpevolezza, «schiaccianti».
Le prove delle menzogne
L’elenco delle prove «schiaccianti» sulle bugie di Forti è lungo, nel libro sono trenta in tutto quelle elencate. A cominciare dalla sabbia, «quella trovata sulle ruote dell’auto di Chico presente solo in quella spiaggia», per proseguire poi con l’albergo che era solo per 5% di Anthony Pike, «ma il resto 95% di una società off shore gestita dalla famiglia. Chico voleva truffare Anthony Pike che soffriva di demenza, il figlio è andato a Miami con la procura per trattare l’affare dell’albergo, così quando Forti ha capito che l’affare poteva essere bloccato ha perso le staffe».