Strage di Lampedusa, il governo diserta la commemorazione. “Da Valditara neanche un videomessaggio per gli studenti”
di Alessia CanditoNon un ministro, neanche un sottosegretario, nessuno dei presidenti delle due Camere. Per la seconda volta il governo Meloni diserta la commemorazione del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, anniversario del tragico naufragio costato la vita a 368 uomini, donne e bambini, morti a un passo dall’Europa. L’anno scorso l’esecutivo aveva provato a salvare quanto meno le apparenze spedendo sull’isola la vicepresidente del Senato grillina Maria Domenica Castellone. Quest’anno no, nella Giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione, così formalmente istituita dal Senato nel 2016, da Roma non è arrivato e non arriverà nessuno.
Da Valditara neanche un videomessaggio
A Lampedusa da giorni ci sono i sopravvissuti a quella strage, i familiari di chi non ce l’ha fatta che ogni anno tornano a lasciare una preghiera e un fiore davanti a quel mare che è diventato tomba per i loro cari, sindaci e amministratori del Nord e del Sud, oltre cinquecento studenti a conclusione del progetto che ogni anno coinvo…
Non un ministro, neanche un sottosegretario, nessuno dei presidenti delle due Camere. Per la seconda volta il governo Meloni diserta la commemorazione del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, anniversario del tragico naufragio costato la vita a 368 uomini, donne e bambini, morti a un passo dall’Europa. L’anno scorso l’esecutivo aveva provato a salvare quanto meno le apparenze spedendo sull’isola la vicepresidente del Senato grillina Maria Domenica Castellone. Quest’anno no, nella Giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione, così formalmente istituita dal Senato nel 2016, da Roma non è arrivato e non arriverà nessuno.
Da Valditara neanche un videomessaggio
A Lampedusa da giorni ci sono i sopravvissuti a quella strage, i familiari di chi non ce l’ha fatta che ogni anno tornano a lasciare una preghiera e un fiore davanti a quel mare che è diventato tomba per i loro cari, sindaci e amministratori del Nord e del Sud, oltre cinquecento studenti a conclusione del progetto che ogni anno coinvolge scuole d’Italia e d’Europa. E che per il ministero a quanto pare né pesa, né rileva.
Contattato dal Comitato 3 ottobre, nato per ricordare quella strage, le persone che il mare ha divorato e affermare la necessità di fare di tutto perché non si ripeta e ogni anno organizza la cerimonia di commemorazione, il ministero di Giuseppe Valditara ha declinato l’invito. Il ministro, hanno fatto sapere dal suo ufficio, “per gli innumerevoli impegni istituzionali” non potrà essere presente, la sua agenda è così piena – hanno spiegato - da non avere la possibilità di mandare neanche un videomessaggio.
Il Comitato 3 Ottobre: “Proteggere le persone non i confini”
Un silenzio significativo, ma che non ha modificato in nulla i programmi del comitato che come ogni anno oggi sfilerà in corteo fino alla porta d’Europa per ricordare le vittime della strage del 3 ottobre come i tanti, troppi morti in mare. “Non vogliamo e non possiamo accettare che in tanti continuino a morire, chiediamo l’istituzione di una missione di soccorso europea e che venga istituita una banca dati del Dna affinché le tante vittime delle migrazioni ritrovino un’identità e non rimangano senza nome – dice il segretario generale del comitato Fernando Chironda – Chiediamo in poche parole che si proteggano le persone e non i confini”.
Nuova stretta su integrazione e soccorsi
Il governo va in tutt’altra direzione. Meno di ventiquattro ore fa l’ennesima stretta su salvataggi e integrazione è passata per decreto. “Come successo dopo il naufragio di Cutro, con la legge che ne ha preso il nome infangando la memoria delle vittime, lo stesso è accaduto mercoledì con il disegno di legge che fra le altre cose limita l’attività degli aerei civili”, denuncia Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch. “Stanno cercando di imporci il coordinamento con le autorità libiche e tunisine, di fatto vogliono renderci complici nei respingimenti delle persone che attraversano il mare, dunque nella violazione del diritto internazionale”. Un diktat a cui Sea Watch non ha intenzione di sottostare. “Noi continueremo a operare secondo norme e convenzioni internazionali, spingendo per un repentino intervento di soccorso”.
A Lampedusa mille persone in 24 ore
Negli ultimi giorni, a Lampedusa ce ne sono stati a decine. Il tempo è clemente, nelle ultime ventiquattro ore oltre mille persone hanno raggiunto l’isola. Per altre invece il viaggio si è concluso a pochi passi dalla salvezza. Lunedì scorso un guscio in ferro si è inabissato davanti agli occhi di due gruppi di turisti, che subito sono intervenuti per soccorrere i naufraghi, ma fra le onde sono spariti un neonato e un bambino di dieci anni.
“Di queste persone non se ne parla più, si discute solo di calo degli arrivi come se si trattasse di semplici numeri, ma sono uomini, donne e bambini che in assenza di canali legali e sicuri continuano ad affrontare viaggi pericolosi, senza alcun tipo di assistenza”, denuncia Marta Serafini di Mediterranean Hope, il programma migranti della Federazione chiese evangeliche, che da anni lavora a Lampedusa con i propri volontari e operatori.
Cimitero Mediterraneo
“Sono passati undici anni dalla strage del tre ottobre 2013, innumerevoli volte abbiamo sentito promettere ‘mai più stragi nel Mediterraneo’, ma continuiamo a contare i morti”. Che a dispetto del calo degli arrivi, percentualmente crescono.
Da gennaio ad oggi, denunciano Oim, Unhcr e Unicef, quasi 1.300 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo lungo la rotta centrale. Significa almeno cinque persone al giorno. E si tratta di numeri approssimati per difetto. “Queste tragedie - accusano Oim, Unhcr e Unicef - sono evitabili, e la necessità di fornire una risposta significativa non può essere più rimandata. Salvare vite umane non è un'opzione. È un obbligo legale. È un imperativo morale”.