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Nobel per la fisica, Parisi: “Non è più la materia che si studiava a scuola. Noi scienziati da cinquant’anni viviamo nel futuro”

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Il premio a due padri dell’IA. Il fisico italiano: “Anch’io ho fatto studi sulle reti neurali. E tre anni fa pensavo che Hopfield sarebbe stato premiato con me”
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«Prima di ricevere il Nobel nel 2021, quando pensavo a una eventuale assegnazione del premio per i miei studi, immaginavo che magari l’avrei preso insieme a John Hopfield». Giorgio Parisi non ha mai incontrato personalmente il collega statunitense premiato insieme al britannico Geoffrey Hinton, ma conosce benissimo i suoi studi sulle reti neurali. «Nella prima metà degli anni Ottanta c’era tutta una comunità di fisici che si occupava di queste cose: alcuni studiavano di più i vetri di spin, altri i modelli di reti neurali. Ma c’era un continuo scambio di idee. Io stesso ho fatto quattro o cinque pubblicazioni sulle reti neurali», racconta lo scienziato italiano, commentando la notizia del Nobel per la fisica 2024.

Parisi ha scritto di recente un libro di favole in cui un nonno spiega ai suoi due nipotini alcuni dei misteri dell’Universo. Come spiegherebbe ai bambini le scoperte che sono valse il Nobel a Hinton e Hopfield? «Questi due scienziati hanno incominciato a prendere esem…

«Prima di ricevere il Nobel nel 2021, quando pensavo a una eventuale assegnazione del premio per i miei studi, immaginavo che magari l’avrei preso insieme a John Hopfield». Giorgio Parisi non ha mai incontrato personalmente il collega statunitense premiato insieme al britannico Geoffrey Hinton, ma conosce benissimo i suoi studi sulle reti neurali. «Nella prima metà degli anni Ottanta c’era tutta una comunità di fisici che si occupava di queste cose: alcuni studiavano di più i vetri di spin, altri i modelli di reti neurali. Ma c’era un continuo scambio di idee. Io stesso ho fatto quattro o cinque pubblicazioni sulle reti neurali», racconta lo scienziato italiano, commentando la notizia del Nobel per la fisica 2024.

Parisi ha scritto di recente un libro di favole in cui un nonno spiega ai suoi due nipotini alcuni dei misteri dell’Universo. Come spiegherebbe ai bambini le scoperte che sono valse il Nobel a Hinton e Hopfield? «Questi due scienziati hanno incominciato a prendere esempio da come funziona il cervello umano per fare con i computer cose un po’ più intelligenti di quelle che si facevano prima», risponde il professore. «Tutti i progressi conseguiti negli ultimi vent’anni nel campo dell’intelligenza artificiale prendono spunto dai lavori di Hopfield e Hinton sulle reti neurali artificiali».

Nobel Fisica a Hopfield e Hinton per le reti neurali: l'annuncio a Stoccolma

Scendendo più in dettaglio: «Hopfield ha costruito un modello di memoria associativa, come quando non ricordi una persona, ma appena vedi una parte del volto ti torna in mente tutta la sua fisionomia. Successivamente Hinton ha cominciato a concepire modelli di reti neurali profonde, che oggi sono usate per analizzare grandi quantità di dati».

Ma che c’entra tutto questo con la fisica? «La nostra disciplina, da 50 anni a questa parte, si interessa a tantissime cose che non sono la fisica tradizionale», risponde Parisi. «Lo stesso Hopfield, prima di dedicarsi alle reti neurali, si era occupato del trasferimento delle informazioni necessarie alla sintesi delle proteine, di semiconduttori e superconduttività in certi metalli. Penso che, sia con il premio dato a me nel 2021 che con quello di ieri, l’Accademia delle Scienze abbia voluto prestare attenzione a queste diramazioni della fisica in campi emergenti».

E i tanti timori legati all’esplosione dell’intelligenza artificiale? «Io non sono preoccupato», risponde il Nobel italiano. «Si tratta di strumenti importanti, così come lo è stata la stampa a caratteri mobili, che ha cambiato il mondo. Ma c’è stato bisogno di normarla. Allo stesso modo si dovrà normare l’intelligenza artificiale». Anche se qui non si tratta solo di comunicazione: la paura è che le macchine possano diventare intelligenti quanto o addirittura più degli umani e prendere il sopravvento. «Dipende da cosa si intende per intelligenza», replica Parisi. «Se la misuriamo in base a quante operazioni al secondo riusciamo a fare, allora già oggi le macchine sono molto più intelligenti. Negli ultimi anni hanno anche imparato a leggere e a riassumere ciò che hanno letto, facendo dei collegamenti. Può essere molto utile, ma siamo comunque lontani dall’intelligenza umana. Per esempio, in una cosa veramente intelligente come la guida autonoma i progressi ci sono, ma assai lenti».

Perché? «I modelli di IA di cui parliamo sono basati sul linguaggio, ma guidare la macchina non è una questione di linguaggio: devi farti un modello del mondo esterno e poi usare i dati acquisiti per prendere decisioni. E i modelli basati sul linguaggio non capiscono bene il mondo fisico, perché non ne hanno esperienza. A San Francisco i robot taxi sono stati mandati in tilt da persone che indossavano t-shirt su cui era stampato un divieto di transito: le auto a guida autonoma li hanno scambiati per segnaletica stradale. Qualunque essere umano avrebbe capito la differenza tra una maglietta e un cartello».

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