«Credo che i veri viaggiatori usino il treno: solo quello restituisce il senso del tempo e dell’avventura». Tra le fila degli amatori degli spostamenti su rotaie, ancor di più se notturni, c’è anche lo scrittore Fabio Genovesi, che dal 2009 ha detto addio all’aereo.
Per quale motivo?
«Ho avuto una brutta esperienza in volo e da lì mi sono detto che se il Signore mi avesse fatto toccare terra non sarei più risalito. Ma è anche una scusa in più per usare il treno, che ho sempre amato».
Cosa le piace?
«Ha un fascino démodé, mi fa tornare indietro nel tempo. È bello vedere e sentire i luoghi che cambiano, riconoscerli dal suono: i binari italiani sono più ritmati, quelli austriaci silenziosissimi. E poi ci sono tratte magiche come quella per la Sicilia, dove le carrozze continuano il loro viaggio a bordo della nave».
I tempi per gli spostamenti le fanno mai rimpiangere la scelta?
«Vivendo a Forte dei Marmi è tutto più complicato. Una volta io e un amico siamo partiti insieme da Mila…
«Credo che i veri viaggiatori usino il treno: solo quello restituisce il senso del tempo e dell’avventura». Tra le fila degli amatori degli spostamenti su rotaie, ancor di più se notturni, c’è anche lo scrittore Fabio Genovesi, che dal 2009 ha detto addio all’aereo.
Per quale motivo?
«Ho avuto una brutta esperienza in volo e da lì mi sono detto che se il Signore mi avesse fatto toccare terra non sarei più risalito. Ma è anche una scusa in più per usare il treno, che ho sempre amato».
Cosa le piace?
«Ha un fascino démodé, mi fa tornare indietro nel tempo. È bello vedere e sentire i luoghi che cambiano, riconoscerli dal suono: i binari italiani sono più ritmati, quelli austriaci silenziosissimi. E poi ci sono tratte magiche come quella per la Sicilia, dove le carrozze continuano il loro viaggio a bordo della nave».
I tempi per gli spostamenti le fanno mai rimpiangere la scelta?
«Vivendo a Forte dei Marmi è tutto più complicato. Una volta io e un amico siamo partiti insieme da Milano, lui andava a Napoli ed è arrivato prima di me. Ma è parte del gioco. Ormai viviamo sempre di corsa, ma non abbiamo mai tempo. Il treno invece è un allenamento: ti fa capire che non bisogna essere troppo organizzati, le scoperte più belle si fanno così».
Nel suo ultimo romanzo, “Oro puro”, parla della scoperta per eccellenza: quella di Cristoforo Colombo che sbarca in America. Cos’è invece oggi il viaggio?
«La versione moderna è impaziente e furibonda. Si viaggia con lo stesso impegno e nervosismo che si mette sul lavoro. Le persone credono di dover essere produttive e non assaporano davvero le cose che vedono. Il treno invece è un’opportunità per riscoprire ritmi diversi».
Lei ha delle routine?
«Sul treno notturno ceno guardando i paesaggi che scorrono al finestrino, poi leggo un libro che mi piace».
Scrive?
«Solo lettere, per i romanzi ho bisogno di essere seduto davanti alla mia scrivania, la mattina presto. Però a volte butto giù furiosamente sul taccuino le idee che mi arrivano».