È l’addio al test d’ingresso, non però al numero chiuso: la selezione slitta solo più avanti nel tempo, di sei mesi, ma nella forma cambia radicalmente. Per studiare Medicina, dal prossimo anno accademico — o almeno così spera il governo — , l’iscrizione alla facoltà sarà libera. Chiunque (o quasi) potrà segnarsi per frequentare le lezioni. Il quasi dipende dalla «disponibilità di posti dichiarati dalle università» che dovranno impegnarsi a trovare spazi per dare a tutti la possibilità di diventare camici bianchi. E già il rettore di Cagliari, Francesco Mola, mette le mani avanti: «Le decisioni non spettano a me — dice — ma ci sono problemi organizzativi: non abbiamo aule e docenti necessari». In questi anni i candidati ai test sono stati in media 60 mila, tre volte i posti messi a bando.
Ci si gioca tutto in sei mesi
Ora la riforma — che dopo il via libera della commissione istruzione del Senato presieduta dal leghista Roberto Marti dovrà andare in aula e poi passare dal governo per …
È l’addio al test d’ingresso, non però al numero chiuso: la selezione slitta solo più avanti nel tempo, di sei mesi, ma nella forma cambia radicalmente. Per studiare Medicina, dal prossimo anno accademico — o almeno così spera il governo — , l’iscrizione alla facoltà sarà libera. Chiunque (o quasi) potrà segnarsi per frequentare le lezioni. Il quasi dipende dalla «disponibilità di posti dichiarati dalle università» che dovranno impegnarsi a trovare spazi per dare a tutti la possibilità di diventare camici bianchi. E già il rettore di Cagliari, Francesco Mola, mette le mani avanti: «Le decisioni non spettano a me — dice — ma ci sono problemi organizzativi: non abbiamo aule e docenti necessari». In questi anni i candidati ai test sono stati in media 60 mila, tre volte i posti messi a bando.
Ci si gioca tutto in sei mesi
Ora la riforma — che dopo il via libera della commissione istruzione del Senato presieduta dal leghista Roberto Marti dovrà andare in aula e poi passare dal governo per chiarimenti tecnici — decreta la fine del «quizificio», come lo chiama l’infettivologo del San Martino di Genova, Matteo Bassetti. Resta invece il numero chiuso. La valutazione verrà spostata di sei mesi, svincolata dalla lotteria delle crocette e subordinata al raggiungimento di un bottino di crediti formativi e alla posizione in una graduatoria nazionale stilata in base ai voti dei primi esami.
Posti per 25 mila studenti
Sarà dunque il primo semestre a fare da filtro. Gli studenti dovranno sostenere tutte le verifiche delle materie caratterizzanti insegnate dai loro prof in autunno con prove scritte a garanzia dell’anonimato, perché non ci siano favoritismi e condizionamenti da parte di chi giudica. I bocciati potranno iscriversi a un altro corso di laurea portandosi dietro gli esami affrontati. I promossi, e con una buona media, potranno accedere al secondo semestre e continuare Medicina. Non tutti, ma solo quelli che rientreranno nei primi 25 mila posti (ora a bando sono circa 20 mila). Ed eccolo il numero chiuso che resta, seppur posticipato. «Un bluff», sostengono i senatori dem, «che illude gli studenti e mette in difficoltà gli atenei». Così la pensa anche l’Unione degli universitari, contraria al «modello alla francese non davvero inclusivo, mentre andrebbe tolto ogni limite all’accesso con investimenti per gli atenei».
Bernini: “Passo storico”
Secondo la ministra dell’Università Anna Maria Bernini si tratta invece di «un passo storico per garantire a tutti i ragazzi l’opportunità di diventare professionisti in ambito medico». «Il fabbisogno di futuri nuovi medici è di 30 mila professionisti i più nei prossimi sette anni — ricorda —. Per soddisfarlo abbiamo già aumentato i posti disponibili in Medicina e Veterinaria. Ora rivediamo completamente i criteri di selezione».
"Il problema si sposta solo più in là”
Non tutti esultano come governo e maggioranza. Secondo il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Franco Anelli, la riforma «rischia di fare più danni», abbassando la qualità dell’insegnamento e rendendo più precario il futuro dei giovani medici. «Se non si garantiscono sbocchi, si sposta solo più in là il problema», aggiunge il neurologo e vice rettore dell’ateneo di Brescia, Alessandro Padovani.
Preoccupano spazi e organizzazione
E poi ci sono gli imbuti logistici — soprattutto in quegli atenei dove ora tutti vorranno iscriversi al semestre libero — e i guai finanziari. Stefania Basili, segretaria della Conferenza permanente dei corsi di laurea magistrale in Medicina e chirurgia, chiede: «Dove troviamo le aule? E il personale?». Sono le stesse domande che pone l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente all’università del Salento: «Come gestiranno il semestre filtro? Facendo lezione nei cinema? E con quali docenti, visto che il fondo di finanziamento è stato tagliato?». Per rispondere non bastano le crocette.