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Test di ingresso a Medicina, i rettori contro la ministra Bernini: “Riforma impensabile”

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La Crui: “Le facoltà non possono sostenere 60mila studenti in più”. E la presidente Iannantuoni ribadisce: “Tagli ministeriali da 800 milioni”. La ministra: “Risposte a crocette capitolo chiuso”
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ROMA – I rettori, per voce della Confederazione che li rappresenta, la Crui, contestano la riforma per l’accesso a Medicina, a cui la Commissione Istruzione al Senato ha dato il via libera e che la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, si è affrettata a definire “un passo storico”.

Non ci sarà più test d’ingresso e la valutazione per gli studenti che potranno affrontare il corso di laurea e per quelli che dovranno lasciare viene posticipata di sei mesi. Per quel semestre, tuttavia, ci saranno 40-60mila matricole in più a Medicina e la Crui oggi scrive: “In questo contesto l’ingresso di 40-60mila candidati in più è semplicemente impensabile”. Impensabile.

La Confederazione guidata da Giovanna Ianna…

ROMA – I rettori, per voce della Confederazione che li rappresenta, la Crui, contestano la riforma per l’accesso a Medicina, a cui la Commissione Istruzione al Senato ha dato il via libera e che la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, si è affrettata a definire “un passo storico”.

Non ci sarà più test d’ingresso e la valutazione per gli studenti che potranno affrontare il corso di laurea e per quelli che dovranno lasciare viene posticipata di sei mesi. Per quel semestre, tuttavia, ci saranno 40-60mila matricole in più a Medicina e la Crui oggi scrive: “In questo contesto l’ingresso di 40-60mila candidati in più è semplicemente impensabile”. Impensabile.

La Confederazione guidata da Giovanna Iannantuoni spiega: “L’accoglienza e la formazione con la riforma a regime non potranno essere adeguati per i futuri aspiranti medici. Le risorse utilizzate finora per 20mila studenti non possono essere sufficienti per i 60mila candidati destinati a frequentare”. Pe questo, “esprimiamo profonda preoccupazione”.

La riforma toglierà infermieri

La questione è: con le risorse esistenti, e in decrescita per la stagione 2024-’25, non si può sostenere un allargamento forte e immediato del numero degli studenti di Medicina. E poi, “esiste un rischio consistente che la modifica delle modalità di accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Medicina veterinaria determini una ulteriore diminuzione di candidati per le altre professioni, in particolare infermieristica, i cui laureati sono molto più carenti e necessari dei medici”.

Durante l’assemblea mensile dei rettori, la presidente Iannantuoni ha detto: “Le università confermano il loro impegno per una formazione di qualità nelle discipline medico-sanitarie, formazione sostenuta e alimentata dalla ricerca di frontiera, dalla passione di docenti e ricercatori, da un’autentica attenzione per i pazienti. Il Sistema sanitario nazionale rappresenta uno dei punti di forza della democrazia nel nostro Paese e le università sono da sempre in prima linea nella preservazione della qualità delle cure attraverso l’attuale livello formativo, universalmente riconosciuto di eccellenza a livello internazionale. La Crui è pronta a costruire una piattaforma per la formazione nelle materie caratterizzanti oggetto delle modalità di selezione al fine di mettere tutti i candidati in condizioni di parità”.

Dice ancora Iannantuoni: "Una matricola oggi non vuol dire un medico oggi, ma fra dieci anni, e il numero programmato ci aiuta a capire quale necessità di medici avremo. Siccome la curva dei pensionamenti inizia a scendere proprio in questo 2024, tra dieci anni saremo sotto i 9.000 medici pensionati. Pensare di avere 20.000 o anche più laureati. Mi chiedo questi ragazzi cosa andranno a fare fra dieci anni. Avremo bisogno di medici, non di così tanti. Più che i medici mancano gli specialisti, come in medicina di emergenza e urgenza”.

"Sottratto agli atenei il 10 per cento”

La Iannantuoni ha ribadito ciò che Repubblica aveva scritto: “Il taglio subito dai bilanci delle università nell’anno corrente ha sfiorato il 10 per cento, considerato lo spostamento dei piani straordinari nella quota base e l’aumento Istat”. È una cifra che tocca gli 800 milioni di euro. “La situazione da preoccupante diventa drammatica quando si consideri l’assoluta incertezza sul finanziamento statale anche per l’anno 2025”.

Bernini: “Oggi ragazzi studiano fuori”

La ministra Anna Maria Bernini a Tgcom24 ha detto: "Non possiamo lamentarci di avere pochi laureati e tenere dei blocchi che costringono i nostri ragazzi ad andare a studiare fuori, il numero chiuso come l'abbiamo conosciuto fino a adesso, non esiste più. Questa è un'apertura, diciamo un superamento progressivo, graduale e programmato del numero chiuso. E' un'esigenza dei nostri studenti di poter accedere allo studio della medicina, in Italia e non fuori, perché uno dei problemi che ci stiamo trovando ad affrontare è il cosiddetto turismo che i nostri studenti devono fare andando a studiare in altri Paesi europei. Basta con i test a crocette su cui gli aspiranti medici non possono giocarsi il loro futuro: ci sarà un'apertura programmata a Medicina e Chirurgia, attraverso un semestre in cui gli studenti si preparano a materie caratterizzanti e su cui verranno valutati". Nel caso non raggiungessero il posto in graduatoria”, ha proseguito, “gli studenti potranno spendere i crediti formativi ottenuti in altri corsi, per ritentare poi il test a Medicina. No all'azzardo basato su dei test che non hanno mai valutato gli studenti. Diamo invece loro una possibilità, formandosi, attraverso un semestre in cui ci saranno esami caratterizzanti ma propedeutici: dovrebbero essere almeno tre. Gli studenti dovranno un numero in graduatoria ed entrare a Medicina o utilizzare i crediti ottenuti in altri corsi di laurea simili. Ci sono tanti corsi affini”.

Gli studenti della Link si esprimono contro il “posticipo di sei mesi”. E in un messaggio su instagram dicono: “La questione è che all’università si stanno togliedo risorse”.

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