Roma — Tre donne uccise in meno di un mese. A Torino, San Severo (Foggia), e l’ultima a Civitavecchia, nonostante gli uomini che le perseguitavano e le minacciavano di morte avessero il braccialetto elettronico alla caviglia. Qualcosa non è andato come doveva: in un caso la vittima non aveva con sé il dispositivo, negli altri l’allarme non ha suonato. È anche vero, però, che ogni giorno ci sono pattuglie dei carabinieri che corrono da una parte all’altra delle città per 20mila allarmi falsi. Che partono perché la rete che regge il gps crolla o il dispositivo si scarica all’improvviso o, peggio, suona senza motivo e tace quando lo stalker è già troppo vicino. E così ci si interroga sull’efficacia o meno di quella che è stata dichiarata una misura per proteggere le donne dagli uomini violenti, tanto che una legge che modifica il Codice rosso l’ha resa obbligatoria per tutti i reati di violenza di genere e minacce. Dai 5.965 braccialetti in funzione fino al novembre 2023 si è passati al …
Roma — Tre donne uccise in meno di un mese. A Torino, San Severo (Foggia), e l’ultima a Civitavecchia, nonostante gli uomini che le perseguitavano e le minacciavano di morte avessero il braccialetto elettronico alla caviglia. Qualcosa non è andato come doveva: in un caso la vittima non aveva con sé il dispositivo, negli altri l’allarme non ha suonato. È anche vero, però, che ogni giorno ci sono pattuglie dei carabinieri che corrono da una parte all’altra delle città per 20mila allarmi falsi. Che partono perché la rete che regge il gps crolla o il dispositivo si scarica all’improvviso o, peggio, suona senza motivo e tace quando lo stalker è già troppo vicino. E così ci si interroga sull’efficacia o meno di quella che è stata dichiarata una misura per proteggere le donne dagli uomini violenti, tanto che una legge che modifica il Codice rosso l’ha resa obbligatoria per tutti i reati di violenza di genere e minacce. Dai 5.965 braccialetti in funzione fino al novembre 2023 si è passati al dato diffuso a maggio dal Viminale di 8.253 dispositivi attivi, di cui 2.872 antistalking. Una cifra che potrebbe essere stata già superata: da giugno contro i persecutori vengono applicati ogni mese 1.200 braccialetti.
I costi non sono certo briciole: nel maggio 2023 Fastweb si è aggiudicata un secondo bando triennale con un’offerta da 15 milioni e 600 mila euro per gestire i dispositivi, il primo era stato di 23 milioni. E da tempo si alzano le voci che chiedono certezze sul funzionamento. Sia dal fronte politico che da quello dell’associazionismo e dei sindacati delle forze dell’ordine. Avs e Pd si sono rivolti al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiedendo di risolvere i problemi. «Quei 20mila falsi allarmi mandano in stress i colleghi che corrono senza motivo. Il ministro ci dia spiegazioni, abbiamo scritto due volte», aggiunge Alfonso Montalbano, segretario nazionale dell’Usmia. Mentre i segretari generali dei sindacati di polizia, Pietro Colapietro del Silp Cgil e Felice Romano del Siulp ritengono che sia «una misura utile ma da migliorare». Alle richieste di chiarimenti pochi giorni fa è arrivata una prima risposta: «Al Viminale è operativo da alcuni mesi un gruppo di lavoro interforze con il ministero della Giustizia».
Mentre Fastweb resta in silenzio «per vincoli contrattuali», una richiesta di risarcimento al giudice civile è stata presentata dalla ong “bon’t worry” per «i danni psichici alle donne assistite da noi». Tutti e dieci i dispositivi assegnati alle vittime non funzionano. «Siamo al punto che due donne hanno rifiutato il sistema di allarme. Le seguiamo noi con la geolocalizzazione e per due volte abbiamo salvato una di loro chiamando la polizia», è polemica Bo Guerreschi, la presidente di “bon’t worry”.
Per Perla Allegri, ricercatrice e membro dell’associazione Antigone, il braccialetto elettronico non è adatto a salvare le donne perché «la tecnologia ci viene incontro ma è fallace, la rete non funziona bene ed è già troppo tardi quando l’allarme scatta». Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna è favorevole al braccialetto ma puntualizza: «Per essere uno strumento efficace va monitorato dalle forze dell’ordine. Ma tutte le istituzioni dello Stato devono proteggere le donne in uscita dalla violenza, un obbligo previsto dalla Convenzione di Istanbul».
C’è poi la realtà da affrontare ogni giorno. Basta parlare con Sara che a Roma, per dieci volte negli ultimi mesi, si è ritrovata sotto casa il suo ex che le ripete «Ti ucciderò» mentre la scatoletta nera che si porta dietro da tre anni per proteggersi da lui resta muta. Lei non perde la fiducia: «Un giorno sarò libera».