Il meteorologo Carlo Cacciamani: “Così tante alluvioni in Emilia-Romagna per il mare caldo e lo scudo degli Appennini”
di Elena DusiSe fossimo su una pista sarebbe una curva parabolica. Il ciclone, che gira in senso antiorario, risale lungo l’Adriatico. Si carica di vapore acqueo dal mare caldo e poi piega a ovest, infilandosi nell’imbuto della Valle Padana. Qui trova il muro: gli Appennini. Non potendo procedere oltre, scarica tutta l’acqua laddove si trova. Cioè in Emilia Romagna.
«Il film è sempre simile. A maggio 2023, a settembre 2024 e oggi le tre perturbazioni hanno seguito un corso sovrapponibile. Abbiamo vissuto rovesci di ore e ore, con precipitazioni cumulate davvero importanti. Sabato a Bologna abbiamo misurato 150-160 millimetri in 24 ore. L’ordine di grandezza è paragonabile alle due alluvioni precedenti».
Carlo Cacciamani è il meteorologo che dirige l’agenzia nazionale ItaliaMeteo. Ha guidato la struttura che dirama le allerte per la Protezione Civile e il servizio meteo di Arpa Emilia Romagna.
Dov’era durante il nubifragio?
«A casa a…
Se fossimo su una pista sarebbe una curva parabolica. Il ciclone, che gira in senso antiorario, risale lungo l’Adriatico. Si carica di vapore acqueo dal mare caldo e poi piega a ovest, infilandosi nell’imbuto della Valle Padana. Qui trova il muro: gli Appennini. Non potendo procedere oltre, scarica tutta l’acqua laddove si trova. Cioè in Emilia Romagna.
«Il film è sempre simile. A maggio 2023, a settembre 2024 e oggi le tre perturbazioni hanno seguito un corso sovrapponibile. Abbiamo vissuto rovesci di ore e ore, con precipitazioni cumulate davvero importanti. Sabato a Bologna abbiamo misurato 150-160 millimetri in 24 ore. L’ordine di grandezza è paragonabile alle due alluvioni precedenti».
Carlo Cacciamani è il meteorologo che dirige l’agenzia nazionale ItaliaMeteo. Ha guidato la struttura che dirama le allerte per la Protezione Civile e il servizio meteo di Arpa Emilia Romagna.
Dov’era durante il nubifragio?
«A casa a Bologna, al riparo. L’allerta era stata diffusa dalla Protezione Civile e dalla Regione, rilanciata da radio e tg. Di gente in giro se ne vedeva poca. Nelle mappe satellitari si vedeva un ciclone bello grosso, che copriva tutta l’Italia e anche oltre. Dopo tante ore di pioggia battente è giocoforza che l’acqua esca dai fiumi tombati».
Il Ravone è salito di quasi 3 metri in un’ora, sabato tra le 18 e le 19.
«È un torrente piccolo, sembra insignificante, ma ha mandato sott’acqua una porzione di Bologna. Scorre infatti tombato sotto alla città e non può sostenere i livelli di pioggia degli ultimi tre nubifragi».
Perché tre alluvioni in un anno e mezzo in Emilia Romagna?
«Ci troviamo tra un mare caldo, vista l’estate torrida, e un Appennino che ostacola il defluire delle perturbazioni e innesca i temporali».
In che modo?
«L’aria dall’Adriatico è calda e umida. Si è caricata di vapore risalendo lungo il mare. Scorre da est verso ovest perché i cicloni ruotano in senso antiorario, quindi imboccando la Valle Padana piega verso gli Appennini. Quando incontra una montagna sale e si raffredda. Il vapore si condensa e può innescare un temporale persistente, dato che l’Appennino gli impedisce di passare oltre. È un fenomeno simile a quello di un’altra regione soggetta alle inondazioni, la Liguria, e non a caso si chiama ciclogenesi di Genova. Lì l’aria calda risale lungo il Tirreno, si carica di vapore acqueo, viene sbarrata dalle Alpi e scarica la pioggia su un territorio stretto e ripido».
L’Emilia Romagna ha un suolo più cementificato della media italiana, l’8,89% contro il 7,14% nazionale.
«Cambiamento climatico e urbanizzazione lungo i fiumi sono problemi evidenti. Sul come affrontarli però non abbiamo soluzioni facili. In Emilia Romagna edifici e infrastrutture costeggiano fiumi che non reggono più i livelli di pioggia attuali. I nubifragi si susseguono senza dar tempo ai terreni di asciugarsi. Il rimedio più citato oggi è la rinaturalizzazione: l’allargamento degli alvei e la restituzione ai fiumi dei loro spazi. Questo però può voler dire convincere alcune persone ad abbandonare case e campi».