Roma — Se fossero gli abitanti di un comune, ne riempirebbero uno delle dimensioni di Mantova. Dalla sentenza della Consulta del 2022, con cui si sanciva che assegnare di default il cognome del padre è contro la Costituzione, i bambini con doppio cognome continuano a moltiplicarsi. Lo scorso anno erano il 6,2 per cento sul totale dei (pochi) nuovi nati. Percentuale che ha ancora una sola cifra, ma che dal 2020 è quasi triplicata. E così negli ultimi due anni sono stati 46mila i figli di coppie convinte che quell’automatismo patriarcale sia ormai fuori dal tempo.
Come spesso accade, la richiesta del diritto si è mossa a un passo più spedito di quello del legislatore, procedendo ostinata anche davanti agli intralci del vuoto normativo. Per Angela Panfalone, 33 anni, romana d’adozione, la gravidanza è coincisa con l’anno della sentenza. Lei e il marito, Marzio, hanno avuto pochi dubbi, così oggi il figlio Arcangelo porta il cognome di entrambi. «Ci pensavo da tempo, volevo sapesse che …
Roma — Se fossero gli abitanti di un comune, ne riempirebbero uno delle dimensioni di Mantova. Dalla sentenza della Consulta del 2022, con cui si sanciva che assegnare di default il cognome del padre è contro la Costituzione, i bambini con doppio cognome continuano a moltiplicarsi. Lo scorso anno erano il 6,2 per cento sul totale dei (pochi) nuovi nati. Percentuale che ha ancora una sola cifra, ma che dal 2020 è quasi triplicata. E così negli ultimi due anni sono stati 46mila i figli di coppie convinte che quell’automatismo patriarcale sia ormai fuori dal tempo.
Come spesso accade, la richiesta del diritto si è mossa a un passo più spedito di quello del legislatore, procedendo ostinata anche davanti agli intralci del vuoto normativo. Per Angela Panfalone, 33 anni, romana d’adozione, la gravidanza è coincisa con l’anno della sentenza. Lei e il marito, Marzio, hanno avuto pochi dubbi, così oggi il figlio Arcangelo porta il cognome di entrambi. «Ci pensavo da tempo, volevo sapesse che i suoi genitori hanno pari importanza — racconta — Ma prima della sentenza non sapevo che fosse una possibilità». Eppure nel 2016 un’altra pronuncia meno nota aveva segnato una vittoria decisiva: impedire di trasmettere il cognome materno alla nascita è illegittimo. «Ma non consentiva ancora di assegnarlo senza quello del padre — spiega l’avvocato Domenico Pittella, che ha seguito uno dei casi che hanno portato alla sentenza del 2022 — E in assenza di accordo tra le parti prevaleva il cognome unico paterno».
Imposizione oggi decaduta: se non si trova un accordo, vanno entrambi i cognomi. Difficile che accada, così alla maggior parte dei neogenitori è bastata una dichiarazione al Comune o in ospedale. Genny Corrao, 27 anni, modenese e mamma da poco più di una settimana, lo ha fatto subito dopo il parto. «E non eravamo gli unici ad averlo scelto», ricorda. I numeri sono più alti proprio al Centro-nord, dove quasi un nuovo nato ogni dieci ha il doppio cognome, mentre al Mezzogiorno ci si ferma al 4 per cento. Di certo l’impennata è merito anche di esempi noti. Da Bebe Vio, che nel 2021 ha aggiunto anche il cognome della madre, a Fausto Brizzi e Silvia Salis, che al figlio Eugenio hanno scelto di dare solo quello materno. «La sentenza ha fatto poco rumore, volevamo dare il buon esempio», dice il regista.
Ma l’assenza di un intervento normativo lascia ancora troppe questioni irrisolte. Come il rischio che il neonato si ritrovi con un cognome diverso da quello di fratelli e sorelle nati prima della sentenza. Per questo Elisa Sbressa, 35 anni, sarda, non ha ancora deciso come chiamerà la seconda figlia in arrivo. Il suo è un cognome a cui tiene molto e che andrebbe perso molto presto, «perché nella nostra famiglia ci sono pochi maschi», racconta. Ma quando quattro anni fa è nata la primogenita, «non era una scelta così diffusa e mio marito non era convinto. Adesso anche lui ha cambiato idea». La trafila per l’aggiunta del secondo cognome a posteriori, però, «dura anche anni — spiega Silvia Illari, professoressa di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Pavia — Bisogna presentare un’istanza con motivazione al Prefetto, ma i familiari possono opporsi».
Un altro nodo è la moltiplicazione dei cognomi, sia nel caso in cui quelli di partenza siano già doppi che per le generazioni successive. Così come sorge un problema nella scelta dell’ordine: se non c’è accordo tra le parti, che criterio seguire? «Questioni che andrebbero risolte con una legge. La prima proposta risale agli anni Ottanta, ora qualcosa si sta muovendo», dice Illari. Da gennaio di quest’anno, infatti, la commissione Giustizia del Senato ha iniziato l’esame di quattro diversi disegni di legge. Nel frattempo, però, tanti genitori decidono di rinunciare. «Dipende dalla virtuosità dei comuni — riferisce Illari — Alcuni non danno informazioni, così molti genitori preferiscono andare sul sicuro». A Milano, ad esempio, nel primo semestre del 2024 i bambini registrati con il doppio cognome erano il 17 per cento, quelli con il solo cognome della madre il 13. «Molti reagiscono dicendo che dovremmo prima occuparci di altro», dice Rosanna Oliva de Conciliis, fondatrice della Rete Parità. Ma per la giurista, che negli anni Sessanta aprì la strada alla partecipazione delle donne nei concorsi pubblici, «non è una questione solo formale, ha a che fare con la tutela dell’identità».