Valeria Papi ha 33 anni e abita a Napoli, in quel Sud in cui il doppio cognome è ancora una scelta di pochi. I suoi due figli lo hanno, ma «per tanti altri non è una priorità».
Perché per lei lo è stata?
«Mi sono sempre identificata nel mio cognome. Trasmettere solo quello maschile è un retaggio patriarcale e anacronistico. Al bambino deve rimanere qualcosa della madre che non sia solo genetica».
Le persone intorno a lei condividono?
«Ho convinto alcune amiche e mia sorella. Altri credono che sia una questione secondaria».
Per voi è stato complicato?
«Mio figlio Lorenzo è nato nel 2021. Quando il mio compagno andò al Comune per registrarlo il dipendente si mise le mani in testa. Eppure bastava una dichiarazione scritta. Con la seconda figlia…
Valeria Papi ha 33 anni e abita a Napoli, in quel Sud in cui il doppio cognome è ancora una scelta di pochi. I suoi due figli lo hanno, ma «per tanti altri non è una priorità».
Perché per lei lo è stata?
«Mi sono sempre identificata nel mio cognome. Trasmettere solo quello maschile è un retaggio patriarcale e anacronistico. Al bambino deve rimanere qualcosa della madre che non sia solo genetica».
Le persone intorno a lei condividono?
«Ho convinto alcune amiche e mia sorella. Altri credono che sia una questione secondaria».
Per voi è stato complicato?
«Mio figlio Lorenzo è nato nel 2021. Quando il mio compagno andò al Comune per registrarlo il dipendente si mise le mani in testa. Eppure bastava una dichiarazione scritta. Con la seconda figlia, un anno fa, è stato più semplice».
E se il suo cognome si perdesse con i nipoti?
«Non importa se i miei figli sceglieranno di tramandare quello di mio marito. Mi basta che riconoscano nel mio una parte della loro identità».