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Enrico Pazzali, quel Tarzan in grisaglia che usava i partiti come liane. Tentò di sedurre anche Amazon

Enrico Pazzali (ansa)

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Da La Russa a Fontana, passando per Renzi: le acrobazie del lobbista dei dossier che non fa distinzioni fra amici e avversari. “Tutti profilati”
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MILANO — La politica come una giungla. I partiti come liane. E lui, Enrico Pazzali, un Tarzan dell’opportunismo rampante pronto a lanciarsi da un appiglio all’altro senza mai riprendere fiato. Un Tarzan in grisaglia, che invece di urlare sussurrava all’orecchio del potente di turno, o magari a quello del suo nemico che in quel momento poteva essergli più utile. Ma sempre saltando alla ricerca di un’occasione migliore: prendi Ignazio La Russa e lascia Ignazio La Russa, insediati alla Fiera di Milano, fatti amico il leghista varesotto Attilio Fontana e scopri il Carroccio, buttati nelle braccia di Matteo Renzi che ti offre un angolo di savana posto a latitudini ignote come Eur Spa, e lascia Renzi, rituffati sotto l’ala protettrice di Fontana che ti proietta fino al vertice non della Fiera, ma della Fondazione che le sta sopra, spingi per l’ingresso in consiglio dell’ex compagna di Matteo Salvini…

Pazzali, dossier su amici e avversari

Adesso quel film d’avventura — mezzo Johnny Weis…

MILANO — La politica come una giungla. I partiti come liane. E lui, Enrico Pazzali, un Tarzan dell’opportunismo rampante pronto a lanciarsi da un appiglio all’altro senza mai riprendere fiato. Un Tarzan in grisaglia, che invece di urlare sussurrava all’orecchio del potente di turno, o magari a quello del suo nemico che in quel momento poteva essergli più utile. Ma sempre saltando alla ricerca di un’occasione migliore: prendi Ignazio La Russa e lascia Ignazio La Russa, insediati alla Fiera di Milano, fatti amico il leghista varesotto Attilio Fontana e scopri il Carroccio, buttati nelle braccia di Matteo Renzi che ti offre un angolo di savana posto a latitudini ignote come Eur Spa, e lascia Renzi, rituffati sotto l’ala protettrice di Fontana che ti proietta fino al vertice non della Fiera, ma della Fondazione che le sta sopra, spingi per l’ingresso in consiglio dell’ex compagna di Matteo Salvini…

Pazzali, dossier su amici e avversari

Adesso quel film d’avventura — mezzo Johnny Weissmuller e mezzo Bel Ami in salsa lombarda che dalla periferia di Corsico arriva a una delle poltrone più importanti di Milano — finisce come una brutta commedia. Un tonfo clamoroso del protagonista, che perde la presa dell’ultima liana e finisce nella polvere, travolto dal peso dei mille dossier accumulati in una bulimia informativa che non fa distinzioni tra amici e avversari, sodali e oppositori, colleghi e concorrenti. Tutti schedati, tutti “profilati”, tutti spogliati di qualsiasi privacy grazie alle innumerevoli banche dati a cui la sua Equalize aveva agevole — e illegale — accesso.

Nel mirino di Pazzali

Amici e avversari, appunto, partendo da La Russa — a cui pure Pazzali deve molto — e famiglia, passando da Letizia Moratti che ha il difetto di poter fare ombra al nuovo alleato Fontana, per arrivare alle miserie di una ricerca personale su Luca Palermo, amministratore delegato della Fiera che ha avuto il torto di non piegarsi alle sue richieste. E ancora Carlo Sangalli, potente ed eterno presidente dei commercianti cittadini e nazionali, un altro intoccabile come Paolo Scaroni, di cui vuole capire le chance di arrivare alla presidenza della Fondazione Milano-Cortina, il presidente della Cdp Giovanni Gorno Tempini, lo stesso Renzi.

Pazzali e Milano

Ma se adesso la Milano dei salotti, dei partiti e dei cda è sotto choc non è solo per che cosa è stato fatto, ma per chi lo ha fatto. Perché Pazzali, “Enrico” per tutti, nel rito cordiale e diretto dell’efficientismo milanese, e mai e poi mai lo “zio bello” evocato dai suoi sodali di dossieraggi, è stato fino a oggi solido ingranaggio e perfetto lubrificante di una macchina consolidata che proprio nella Fondazione Fiera — dove siedono accanto i rappresentanti delle istituzioni e quelle delle categorie produttive — vedeva uno dei migliori esempi della cooperazione tra pubblico e privato. Financo un benemerito, dopo che nell’era del Covid l’ospedale allestito in Fiera grazie alle donazioni di seimila soggetti aveva aiutato nella battaglia contro il virus: nel 2021 a Pazzali vanno la Rosa Camuna e l’Ambrogino d’oro, le due massime onorificenze di una Regione e di un Comune di Milano che non vanno mai d’accordo su nulla.

Chi è Enrico Pazzali

Non è — non è più — un parvenue nella Milano che conta, Pazzali. I primi vent’anni spesi per passare dall’hinterland milanese, alla laurea alla Bocconi. Il secondo ventennio da manager del settore privato — ramo informatica e telecomunicazioni. Il terzo e ultimo spezzone, anch’esso di vent’anni, nel turbinio delle cariche pubbliche e parapubbliche. Il ritorno nel 2019 al vertice della Fondazione Fiera Milano — fortemente voluto da quell’avvocato varesotto che nel frattempo era diventato presidente della Lombardia — lo insedia anche simbolicamente al centro del sistema: Largo Domodossola 1, dove la sede della Fondazione è nelle magnifiche Palazzine degli Orafi, purissimo Liberty di un secolo fa, da dove regna su un patrimonio da 700 milioni, edifici, attività della Fiera. Lì Pazzali può muoversi libero nella sua giungla senza lasciare la scrivania. Lì pubblico e privato si intrecciano in una formula inedita che lo statuto della Fondazione non aveva previsto. Come ad esempio la telefonata in cui il presidente consiglia a Mariangela Marseglia, responsabile di Amazon per Italia e Spagna — appena colpita da un sequestro di 121 milioni per una presunta frode fiscale — di «fare le verifiche che si fanno in Fiera, dove analizzano anche il profilo reputazionale». Ossia, sostengono oggi i pm, facendo pubblicità nemmeno troppo occulta ai servizi della sua Equalize. Servizi, che si scopre adesso, conoscevano e usavano in tanti, compresi nomi assai blasonati dell’economia, della politica e della finanza.

I casi precedenti di spionaggio

Nel recente e già affollato bestiario degli spioni all’italiana Pazzali può sembrare un ircocervo: metà oscure indagini del finanziere Pasquale Striano in forza alla Dia e metà interrogazioni ossessivo-compulsive del bancario pugliese di Intesa Sanpaolo Vincenzo Coviello. L’uno e l’altro, o forse nessuno dei due: l’uomo che volteggiava tra politica e affari, spinto da ambizione infinita, pensava di aver trovato con la sua Equalize la formula magica che assicurava assieme profitti economici e ritorni preziosi nel «capitalismo relazionale». Ora tutto crolla. Oggi il consiglio generale della Fondazione Fiera, riunito in via straordinaria, chiederà le sue dimissioni; lui, forse proverà a resistere. Ma comunque vada Tarzan Pazzali non sarà mai più il re di questa giungla.

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