Non solo il rientro “rapido e senza indugio” verso il porto assegnato dopo un singolo salvataggio, ma anche in caso di salvataggio di un singolo. La nave dell’ong tedesca Sos Humanity è stata obbligata a navigare per tre giorni per raggiungere Porto Empedocle e far sbarcare il naufrago soccorso sabato scorso al largo della Libia, mentre da solo stava tentando la traversata.
Era su un barchino malandato spinto da un vecchio motore che non andava, senza né giubbotto di salvataggio, né acqua, né cibo. Libico d’origine, all’equipaggio ha detto di essere fuggito da Misurata e di essere determinato a affrontare il mare anche su quella tinozza, pur di non restare un minuto nel Paese. “Cerco protezione”, ha detto ai team.
È stato soccorso e portato a bordo, le autorità costiere sono state subito informate della circostanza. Qualche ora dopo, da Roma, è arrivata la comunicazione di porto sicuro: Salerno. Quattro giorni di navigazione, per di più in condizioni meteo tutt’altro che semplici. Sono dovute passare ventiquattro ore perché dal centro di coordinamento e soccorso l’assegnazione venisse rettificata e la Humanity1 spedita a Porto Empedocle, in Sicilia.
La nave ha attraccato all’alba, sul molo una decina fra agenti di polizia, funzionari del ministero della Salute e operatori di Frontex, più medici e personale del 118. Lentamente, l’uomo ha percorso la passerella che dalla nave porta al molo, probabilmente intimorito da quello spiegamento. “Per il futuro – dice l’ong sui suoi social - auguriamo a questa persona il meglio”.