Aggiungere l’indicazione di origine geografica sulle confezioni di cibo per bambini. L’obiettivo? Tutelare la salute dei più piccoli a partire dalla loro alimentazione, con particolare attenzione ai bimbi che hanno tra gli 0 e i 3 anni. È la richiesta contenuta in una proposta di legge europea firmata dalla Federazione italiana medici pediatri, Coldiretti, Filiera Italia e Plasmon.
I primi mille giorni di un neonato sono infatti fondamentali, perché avranno poi effetti sul resto della vita. E la differenza la fa anche l’alimentazione. In questo periodo, “il bambino non deve essere considerato alla stregua di un piccolo adulto – spiega il dottor Ruggiero Francavilla, ordinario di pediatria a Bari – In quella fascia d'età, per peso corporeo e per funzionalità di alcuni organi, il piccolo è incapace di metabolizzare le quantità di contaminanti presenti nel cibo destinato agli adulti. Di qui l'importanza di prediligere i prodotti etichettati come baby food, perché rispondenti a standard di sicurezza e di qualità massimamente stringenti, ai quali non rispondono, ad esempio, i cibi biologici, pensati e testati per gli adulti”. L’origine tutta italiana e la dicitura made in Italy sarebbe un’ulteriore garanzia: “il nostro Paese è dotato di una normativa fra le più rigorose a livello mondiale, consentendoci di affermare che gli alimenti per l'infanzia provenienti dalla filiera agroalimentare italiana garantiscono i più alti livelli di sicurezza" aggiunte Francavilla.
Cari bambini, imparate cosa c’è nel cibo che mangiate. Vi aiuta un’enciclopedia fatta per voi
È un tema così importante che i pediatri hanno deciso non solo di sostenere la proposta in prima persona, ma anche raccogliendo le firme nei propri ambulatori. Ne servono un milione.
"Per il cibo destinato ai bambini da 0 a 3 anni, origine italiana significa non solo più qualità, ma anche più sicurezza. L' adesione dei pediatri alla proposta di legge europea contribuisce a definirne i contorni e la portata, chiarendo che il diritto di conoscere le materie prime che mettiamo nel piatto non protegge soltanto l'avvenire dei nostri agricoltori, ma anche la salute dei nostri figli" commenta il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.