Nella stanza di Matilde Lorenzi: foto, sci e trofei. “Qui lei vive con noi, il suo sport cambierà”
dal nostro inviato Franco VanniMatilde Lorenzi, la giovane promessa dello sci azzurro morta dopo essere caduta durante un allenamento sul ghiacciaio della val Senales, in Alto Adige. Oggi avrebbe compiuto 20 anni
(ansa)VALGIOIE (TORINO) – Mamma Elena ha scelto la spalla sinistra, “perché è vicina al cuore e la vedo ogni mattina allo specchio”. Giosuè, fratello di Matilde, il tatuaggio se l’è fatto sull’avambraccio destro, perché lì sta la forza. Lucrezia, che domani a Levi in Finlandia correrà in Coppa del mondo nello slalom, il sole se l’è fatto disegnare sulla nuca, dove nascono i pensieri. “È Matildina ad averle dato l’energia per tornare sugli sci, e a tutti noi la motivazione per andare avanti”, dice papà Adolfo Lorenzi, seduto nel salotto della casa di famiglia. Alle sue spalle, la palestra che ha allestito perché le sue figlie potessero allenarsi ogni giorno. Sul tavolo, illuminata da una candela, Matilde spinge sulle lamine, concentrata sulla prossima porta. Adolfo non ha ancora prenotato la sua seduta dal tatuatore, ma lo farà. “Quel sole è lei, e sarà sempre con me. Mai avrei pensato di disegnare il mio corpo, ma quello che è successo ha cambiato tante cose”.
…!-->
VALGIOIE (TORINO) – Mamma Elena ha scelto la spalla sinistra, “perché è vicina al cuore e la vedo ogni mattina allo specchio”. Giosuè, fratello di Matilde, il tatuaggio se l’è fatto sull’avambraccio destro, perché lì sta la forza. Lucrezia, che domani a Levi in Finlandia correrà in Coppa del mondo nello slalom, il sole se l’è fatto disegnare sulla nuca, dove nascono i pensieri. “È Matildina ad averle dato l’energia per tornare sugli sci, e a tutti noi la motivazione per andare avanti”, dice papà Adolfo Lorenzi, seduto nel salotto della casa di famiglia. Alle sue spalle, la palestra che ha allestito perché le sue figlie potessero allenarsi ogni giorno. Sul tavolo, illuminata da una candela, Matilde spinge sulle lamine, concentrata sulla prossima porta. Adolfo non ha ancora prenotato la sua seduta dal tatuatore, ma lo farà. “Quel sole è lei, e sarà sempre con me. Mai avrei pensato di disegnare il mio corpo, ma quello che è successo ha cambiato tante cose”.
Oggi Matilde Lorenzi compirebbe vent’anni, invece ne avrà diciannove per sempre. Se l’è portata via una caduta in allenamento di gigante sulla pista G1 del ghiacciaio della Val Senales. Era, ed è ancora, campionessa italiana di super-g. La coppa è sul soppalco di camera sua, vicino al totem di legno per il sesto posto ai mondiali juniores di discesa libera. Appoggiato al muro, fra i peluche e un filare di lucine a forma di cuore, uno sci con impresso il suo nome. Poco più in là, vicino alle mostrine dell’Esercito, la sua squadra, il biglietto del concerto di Tedua. Diceva che nessuno fosse in grado di parlare ai ragazzi come faceva lui. Alla parete, i fotogrammi di una carriera breve e scintillante, più di una promessa. Le prime vittorie da bambina a Sestrière. Le mattine gelide, cominciate molto prima dell’alba, con indosso la tutina che non tiene caldo ma taglia il vento. “Qui è tutto come lo ha lasciato lei – dice Elena – ma là fuori, grazie a Matilde, tante cose stanno cambiando”.
Il quadro con le foto delle vittorie di Matilde Lorenzi
La mattina dopo la morte della sorella, nella sala d’aspetto della rianimazione dell’ospedale di Bolzano, lontano cinquecento chilometri da casa, Lucrezia ha avuto l’idea della Fondazione Matilde Lorenzi. Presto finanzierà progetti per la sicurezza sugli sci: airbag evoluti, dispositivi anti urto, formazione, tracciati a prova d’impatto. Per ora c’è un hashtag: #Matildina4Safety. Ci sono le fasce con scritto “Ciao Matilde”, che le atlete italiane di Coppa del mondo porteranno al braccio. Ci sarà un’asta benefica, in cui i campioni dello sci doneranno pettorine, guanti, medaglie. Compresa Sofia Goggia, nata anche lei oggi, trentadue anni fa. “Sofi ci è sempre vicina – dice Adolfo – ci ha chiamato Alberto Tomba. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, è venuto a trovarci. Al ministro Abodi ho puntato contro il dito, gli ho detto che dovrà farci trovare aperta ogni porta. E poi c’è Marta Bassino, un discorso a parte”.
Adolfo Lorenzi con la moglie Elena nel salotto della baita
Marta, amica di Lucrezia Lorenzi, piemontese come lei. Hanno entrambe fratelli che si chiamano Massimo, e che della montagna più della vertigine amano la lentezza dell’allevamento del bestiame e della vita d’alpeggio. Le madri si chiamano Elena. “Alle coincidenze non credo – dice la mamma delle sorelle Lorenzi – esiste qualcosa, che se non fossi una donna razionale chiamerei magia”. Nei giorni successivi al funerale, finito con un brindisi nel bar del paese, un’amica di Matilde camminando per boschi ha fotografato una cascata dei colori dell’arcobaleno. Massimo, ricomponendo un muretto a secco, ha trovato un sasso a forma di cuore. Giosuè ha visto in cielo una stella cadente, in novembre. “Ma la vera magia la vedo nelle persone”, dice Adolfo.
Tutta la famiglia si è tatuata il sole che tanto piaceva a Matilde
Una famiglia di ristoratori egiziani, perfetti sconosciuti, la sera dell’addio a Matilde ha fatto arrivare venticinque pizze a casa Lorenzi, indovinando che lì si sarebbero riuniti in tanti, senza sonno né voglia di cucinare. “Due ragazzi hanno aperto una lattina di Coca Cola, la sua bevanda preferita, e l’hanno lasciata sulla tomba, confusa fra i ceri rossi”, racconta Elena, che a trovare sua figlia va ogni giorno. Da casa al cimitero sono pochi minuti. Un piccolo pellegrinaggio che fa da ventotto anni, quando lì fu sepolto Lorenzo, il suo secondo (?) figlio, morto dopo appena 38 giorni dalla nascita (?). “Portalo tu al parco giochi, Matildina, perché noi non abbiamo avuto il tempo”, ha detto al momento del saluto in chiesa a Giaveno, il paese vicino, con una piazza grande abbastanza per contenere l’abbraccio di tutti quelli che a Matilde volevano bene.
Le sciatrici italiane di Coppa del Mondo con al braccio “Ciao Matilde"
Anche Lorenzo, che ha conosciuto appena, Elena lo porta sulla pelle. Si è tatuata un cuore, che nasce dalla sagoma del numero 6, come i membri della famiglia, al cui riccio è legato un minuscolo nastro azzurro. Tenersi insieme. Legarsi per sempre. “L’amore unisce le persone – dice Elena – come noi, e forse di più, soffre Federico, ragazzo di Matilde dallo scorso maggio. Ha 27 anni, eppure lei era la prima ragazza che ha presentato in famiglia. Il tatuaggio del sole Matilde lo ha fatto dopo un viaggio con lui a Ibiza”. Elena legge l’ultimo messaggio che Federico le ha mandato: “Oggi è stato un giorno bellissimo e bruttissimo, ho fatto il bagno in un fiume ghiacciato”.
I genitori di Matilde Lorenzi: "Lei è ancora il nostro sole. In suo nome lavoriamo alla sicurezza sugli sci"
Elena e Adolfo sanno che ora in famiglia c’è anche lui. La missione è aiutarlo a sorridere. Smile, è scritto sopra all’appendino dove è appesa una pettorina da gara di Matilde. Smile, come la spilla che Elena ha appuntata alla maglia, un regalo di Mati. “Dedicare tempo ai pensieri brutti non ha senso, la vita è una sola ed è fatta di ore. Se le butti via, nessuno te le restituisce”, dice Adolfo. In rete c’è chi punta il dito sulla sicurezza, sostenendo che Matilde si sarebbe potuta salvare, se solo la pista avesse avuto margini meno marcati. Una circostanza che la procura di Bolzano ha escluso, dopo i rilievi dei carabinieri. L’unico rimpianto della famiglia Lorenzi è non avere potuto donare gli organi di Matilde, danneggiati dalla caduta e dai venticinque minuti in cui il suo cuore si è fermato. Ma mamma Elena promette: “Faremo molto di più. Metteremo ogni energia perché quello che è successo a lei non succeda ad altri. E non ditemi che è un’utopia. La magia esiste, ce lo ha insegnato Matilde”.