I teenager che vivono senza smartphone: “Siamo più liberi ma più soli, la nostra scelta agrodolce”
di Sara BernacchiaMilano — «Avete il telefonino?». Alla domanda rispondono «no», di getto. Poi ammettono che (quasi tutti) hanno un cellulare — qualcuno mostra un vecchio Nokia — ma non uno smartphone: possono chiamare e inviare sms, non accedere a internet. Quindi niente social o chat. Questo, lo sanno, li rende un tantino «diversi». Sebbene la richiesta di posticipare la consegna del primo dispositivo fino ai 14 anni — messa nero su bianco in una petizione firmata da pedagogisti come Daniele Novara e Alberto Pellai, da psicologi e personaggi del mondo della cultura — sia ormai condivisa, alle scuole medie la maggior parte degli studenti ha già un suo smartphone. Stando ai dati del report dell’università Bicocca, realizzato per il Patto educativo digitale della città di Milano, in prima ce l’ha il 70,7 per cento e si sale all’88,1 in seconda. Ma un 13 per cento lo ha già in terza o quarta elementare.
Milano — «Avete il telefonino?». Alla domanda rispondono «no», di getto. Poi ammettono che (quasi tutti) hanno un cellulare — qualcuno mostra un vecchio Nokia — ma non uno smartphone: possono chiamare e inviare sms, non accedere a internet. Quindi niente social o chat. Questo, lo sanno, li rende un tantino «diversi». Sebbene la richiesta di posticipare la consegna del primo dispositivo fino ai 14 anni — messa nero su bianco in una petizione firmata da pedagogisti come Daniele Novara e Alberto Pellai, da psicologi e personaggi del mondo della cultura — sia ormai condivisa, alle scuole medie la maggior parte degli studenti ha già un suo smartphone. Stando ai dati del report dell’università Bicocca, realizzato per il Patto educativo digitale della città di Milano, in prima ce l’ha il 70,7 per cento e si sale all’88,1 in seconda. Ma un 13 per cento lo ha già in terza o quarta elementare.
Il progetto
Cosa ne pensano i diretti interessati, i ragazzi di varie scuole medie milanesi a cui i genitori — sulla scia del progetto “Aspettando lo smartphone”, partito due anni fa — hanno deciso di non consegnare ancora il dispositivo? All’appello rispondono in sette: Marta P., Olivia R., Sophie C., Allegra I. e Niccolò P., 11 anni, frequentano la stessa prima alle medie Mameli («siamo un bel gruppetto, anche se “gli altri” sono molti di più»); Achille C. nella sua prima alla Monviso ha un paio di “sodali”, mentre nella terza all’istituto Grossmandi Maria Vittoria F., 13 anni, solo un compagno non ha lo smartphone.
«Penso che la scelta dei miei genitori sia giusta — rompe il ghiaccio Olivia, che avrà il dispositivo alla fine della seconda media — A volte, però, mi sento esclusa». Il problema principale? «La chat di classe» concordano tutti. «Gli altri compagni — spiega Sophie — scrivono tanto e noi restiamo sempre un po’ indietro. Non è per niente piacevole». Il che, però, non significa che vorrebbero poter fare lo stesso.
La ‘sfida’
«I ragazzi della nostra età vogliono il telefono per sentirsi grandi e non essere diversi dagli altri. In realtà non serve così tanto, noi viviamo bene anche senza» dice Marta. Che però non nasconde la delusione dopo aver confessato alla compagna che raccoglieva i numeri per creare la chat di non avere il telefono: «Ha risposto “mi dispiace” e mi ha dato una pacca sulla spalla, come a dire “non potrai fare niente”». E dopo le risate sopportate, mostrare i vecchi telefoni è quasi un atto di sfida. A volte vinta: «Alcuni lo hanno trovato carino, il che mi ha rincuorato».
La stretta di Valditara troppo ‘blanda’
Messa da parte la timidezza iniziale, la discussione prosegue e dai racconti è chiaro che il cellulare nelle dinamiche tra ragazzi ha un ruolo centrale. Non a caso a molti la “stretta” del ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, che ha vietato l’uso dei telefoni in classe nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie, è sembrata troppo blanda. Tra le motivazioni citate nella circolare di luglio ci sono i risultati di diversi studi, che rilevano come l’uso continuo dei cellulari sin dall’infanzia e dalla preadolescenza incida negativamente sul naturale sviluppo cognitivo. «Tanti amici ora mi dicono: “sei fortunata a non avere lo smartphone, è un mezzo di distrazione”» sostiene Maria Vittoria, che dovrebbe riceverlo a febbraio, per il 14esimo compleanno. Ma spera in un anticipo a Natale: «Ho capito che non averlo finora è stato giusto, ma mi fa arrabbiare che si dia tanto peso a una data».
I rischi
I primi a rendersi conto dei potenziali rischi sono proprio loro. «Quando guardi un video subito dopo ne iniziano altri, sei portato a continuare e non puoi prevedere cosa vedrai» spiega Marta. Le fa eco Allegra: «Chi ha lo smartphone lo usa sempre, anche di notte o quando potrebbe giocare all’aperto. All’uscita dal primo giorno di scuola tutti guardavano i telefoni invece di presentarsi». Senza considerare il cyberbullismo: «La cosa brutta è che così possono prenderti in giro anche a casa — afferma Olivia — Immagino che quei messaggi suonino ancora più minacciosi se sei da solo».
L’età giusta
Così alla domanda sull’età giusta per avere lo smartphone nessuno scende sotto i 12 anni. E Niccolò si sbilancia: «In prima o seconda superiore». Gli altri insorgono. «Se aspetti troppo — esclama Sophie — rischi di diventare lo zimbello della classe». Ma c’è una spiegazione: «Alcuni dicono di rispettare le regole, ma non lo fanno. Forse anch’io potrei cadere in tentazione».
A mischiare le carte, poi, arriva Achille: «L’anno prossimo mi trasferirò a Trieste, lì forse uno smartphone potrebbe essermi utile». Se ne discute e il verdetto è unanime: «Sì, il telefono può essere uno strumento per integrarsi». Alla fine confidano: «Noi abbiamo la fortuna di essere un gruppo, ma ci sarà qualcuno che è l’unico della classe a non avere lo smartphone. Leggendo l’articolo capirà che non è solo».