ROMA — C’è un momento in cui le e i 150mila della piazza transfemminista di “Non una di meno” siedono a terra e restano in silenzio. Dura un minuto ed è l’unico di quiete. Un urlo muto prima di un grido altissimo di rabbia e di liberazione, degli slogan strillati al governo, della musica dance e techno pompata dalle casse «per tutte quelle donne che volevano ballare e non possono più farlo», del …