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Femminicidio Giulia Cecchettin, il pm: “Condannate all’ergastolo Filippo Turetta”

Filippo Turetta (ansa)
In aula, a Venezia, la requisitoria del processo per il femminicidio della 22enne. “C’è l’aggravante della premeditazione, difficile trovarne una più provata di questa. Un caso di scuola, il piano è stato pensato quattro giorni prima e eseguito quotidianamente. Mi sono sentito preso in giro dall’imputato”
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VENEZIA — “Chiedo che l’imputato venga condannato all’ergastolo”, conclude il pm Andrea Petroni al termine di due ore e mezzo di requisitoria, la parte tanto attesa nel processo contro Filippo Turetta per il femminicidio della ex fidanzata Giulia Cecchettin, un anno fa. Nel farlo, chiede che venga riconosciuta l’aggravante della premeditazione: “Difficile trovare una premeditazione più provata di questa, un caso di scuola, il piano è stato pensato quattro giorni prima, eseguito quotidianamente”.

Il pm: “Ho avuto la sensazione che Turetta mi prendesse in giro”

Affronta l’aggravante della crudeltà, “l’insensibilità all’altrui patimento”, quella che la Cassazione definisce “brutalità ulteriore” nel commettere un delitto. Si accalora, il pm, quando si rivolge ai giudici: “Vi prego, non prendete questi dati come dati freddi, immaginate cosa è accaduto, cosa significa essere silenziati, la pressione sulla bocca, i 25 tagli sulle mani, lo scotch sulla bocca, le urla”, dice, ripercorrendo le tre fasi del femminicidio di Giulia. È duro, Petroni, sul “comportamento processuale” di Turetta, che la difesa spera di utilizzare a proprio favore per cercare attenuanti. Sia dopo il primo interrogatorio del 1° dicembre 2023, sia dopo quello in aula di due settimane fa, “sono uscito con la spiacevole sensazione di essere stato preso in giro”.

Turetta a testa bassa per tutta la requisitoria

Né la giovane età può essere presa in considerazione, perché l’ergastolo, a differenza di quando è nato, prevede un percorso di “rieducazione” di cui Turetta potrà beneficiare: “So che è una vostra remora. È anche la mia. Filippo ha avuto la possibilità di scegliere”. Per tutta l’udienza, accanto ai suoi avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, Turetta rimane seduto a testa china. Oggi non è presente Gino Cecchettin, il papà di Giulia, impegnato in attività per la Fondazione in nome della figlia.

Il pm: “Forte controllo di Turetta su Cecchettin”

Secondo il pm l'omicidio di Cecchettin è stato l'ultimo atto del controllo esercitato dall'ex fidanzato Tutetta alla sbarra per l'omicidio della ventiduenne di Vigonovo. "Il rapporto tra Giulia Cecchettin e l'imputato è stato caratterizzato da forte pressione, dal controllo sulla parte offesa, le frequentazioni, le amicizie, le uscite" quanto accade l'11 dicembre del 2023 è "l'ultimo di quegli atti" di controllo.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin

L’accusa ha ricostruito poi la sera del femminicidio: Giulia è stata aggredita "ripetutamente" già dal parcheggio di Vigonovo e fino ai venti minuti dopo quando la sagoma della ventiduenne viene ripresa, a terra, nell'area industriale di Fossó. Nel parcheggio "non c'è stato il tempo di una discussione, tutto è durato sei minuti: sono state trovate diverse macchie di sangue, la lama di un coltello senza impugnatura, il sangue è sicuramente della persona offesa. C'è un'aggressione dinamica, Giulia era cosciente e chiedeva aiuto".

Giulia è stata poi costretta a risalire in auto e prima di arrivare a Fossó "è stata colpita più volte: sanguina copiosamente come dimostrano le tracce di sangue nell'auto" aggiunge il pm. "L'aggressione nell'area industriale "dura pochissimo", il video della telecamera di una ditta mostra soprattutto "la persona inerme in terra che significa che tutta una serie di lesioni, in particolare le 25 lesioni sulle mani, l'immobilizzazione e il silenziamento (uso di scotch, ndr) sono avvenute prima, non hanno ragione di essere dopo".

"Turetta non ha mai pensato al suicidio”

Petroni aveva anche analizzato il profilo di Turetta, che non avrebbe mai realmente voluto togliersi la vita, anzi avrebbe cercato di manipolare non solo Giulia Cecchettin ma anche la magistratura cercando di giustificare la sua fuga in Germania col corpo della ragazza sostenendo di avere girovagato in auto per cercare il coraggio di farla finita. "La prospettazione del suicidio è fatta in modo esclusivamente ricattatorio e, per quello che riguarda la fuga in giro per l'Italia, a mio avviso lui parla della volontà di prendere tempo per trovare il coraggio di farla finita in chiave vittimistica. La verità è che è stata una fuga vera e propria". In ogni caso il pm aggiunge "che le minacce di suicidio fossero reali o meno sposta poco in tema di configurabilità del reato, quello che cambia è l'azione manipolatoria nei confronti della parte offesa che viene poi proposta anche nei confronti della magistratura".

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