✕

Filippo Turetta, le ultime carte della difesa: “Non ha premeditato, non la perseguitava e non ha agito con crudeltà”

26/11/2024 Venezia. Processo per il femminicidio di Giulia Cecchettin: l'imputato Filippo Turetta (agf)

Ascolta l'audio

Gli avvocati cercano di smontare le aggravanti. Il 3 dicembre la sentenza
2 minuti di lettura

VENEZIA - Hanno poche ma precise carte e le giocano tutte. “Il ragazzino di 22 anni” Filippo Turetta – lo definiscono anche così – “non ha premeditato” il femminicidio di Giulia Cecchettin. Non l’ha perseguitata: “Giulia non aveva paura di lui”. Non ha agito con crudeltà ma “in preda all’emotività”, perché “le tempeste emotive esistono”. E vista l’età dell’imputato, “bisognerebbe essere più cauti con l’ergastolo”, una pena “inumana e degradante” auspicata da “coloro che dicono che deve essere messo in carcere e bisogna buttare via la chiave”.

I legali: “Gogna mediatica, no alla legge del taglione”

Dura quattro ore l’arringa degli avvocati dello studente, Giovanni Caruso e Monica Cornaviera. Cercano di smontare la ricostruzione del pm Andrea Petroni, che il giorno prima aveva chiesto il fine pena mai. Provano a demolire le aggravanti: “Turetta sa che dovrà fare molti anni di galera, ma non è Pablo Escobar”. L’assassino reo confesso è in aula. La testa china e le spalle curve in avanti,…

VENEZIA - Hanno poche ma precise carte e le giocano tutte. “Il ragazzino di 22 anni” Filippo Turetta – lo definiscono anche così – “non ha premeditato” il femminicidio di Giulia Cecchettin. Non l’ha perseguitata: “Giulia non aveva paura di lui”. Non ha agito con crudeltà ma “in preda all’emotività”, perché “le tempeste emotive esistono”. E vista l’età dell’imputato, “bisognerebbe essere più cauti con l’ergastolo”, una pena “inumana e degradante” auspicata da “coloro che dicono che deve essere messo in carcere e bisogna buttare via la chiave”.

I legali: “Gogna mediatica, no alla legge del taglione”

Dura quattro ore l’arringa degli avvocati dello studente, Giovanni Caruso e Monica Cornaviera. Cercano di smontare la ricostruzione del pm Andrea Petroni, che il giorno prima aveva chiesto il fine pena mai. Provano a demolire le aggravanti: “Turetta sa che dovrà fare molti anni di galera, ma non è Pablo Escobar”. L’assassino reo confesso è in aula. La testa china e le spalle curve in avanti, sempre. “Ho ricevuto mail in cui mi si chiedeva come faccio a fare quello che faccio”, esordisce il professor Giovanni Caruso, riferendosi al suo ruolo di difensore. E indicando l’imputato: “Il meccanismo più immediato è il crucifige”. Parla di “gogna mediatica”, ricorda ai giudici che “la civiltà del diritto” non corrisponde “alla legge del taglione”.

"Non c’è stata premeditazione”

E in punta di diritto – con digressioni dal cinema a Freud – prosegue. La premeditazione “non è un caso di scuola”, come ritiene la procura. Turetta, per i pm, ha progettato il femminicidio quattro giorni prima dell’11 novembre 2023, scrivendo la sua lista di morte. Per Caruso “la premeditazione consiste nella mancanza di intermittenze” tra l’idea di uccidere e l’azione. Ma Turetta “è la personificazione dell’insicurezza. Siamo sicuri che quella lista non fosse una fantasia di agito violento?”. Manca “la costante volontà di uccidere, la premeditazione non c’è stata”.

"Omicidio efferato ma in uno stato di alterazione emotiva”

I pm accusano Turetta di aver agito con crudeltà, in senso giuridico: aver provocato dolore e sofferenza gratuita oltre a quella necessaria per togliere la vita. La replica: “È stato un omicidio efferato” ma compiuto in uno stato di “alterazione emotiva”, sferrando “pugnalate alla cieca”.

"Giulia Cecchettin non aveva paura di Filippo Turetta”

Le chat dimostrano la pressione asfissiante di Filippo. Migliaia di messaggi per controllare Giulia. “Che fosse ossessionato nessuno può negarlo”, ammettono i legali. Un comportamento “quasi da spettro autistico. Petulante, insistente, insopportabile”. Ma lo stalking, per essere provato, deve provocare “un perdurante e grave stato d’ansia e di paura” per la propria incolumità. “Giulia non aveva paura di Filippo. Aveva paura che lui potesse farsi del male. Se avesse nutrito timori, veramente vogliamo pensare che lei avrebbe dato appuntamento al suo futuro omicida l’11 novembre? Lo ha fatto perché era una persona meravigliosa, perché si rendeva conto di averlo fatto soffrire”. Ancora: Turetta “ha sperimentato, in modo patologico, la sofferenza delle relazioni”. E se le “tempeste emotive non possono agire sull’imputabilità”, possono avere un peso sulla pena. Si vedrà.

La spinta per evitare la pena massima

L’avvocata Monica Cornaviera si concentra sulle attenuanti: l’età, l’assenza di precedenti, il comportamento processuale. “Altro che prese in giro”, punzecchia Caruso contestando il pm. La difesa chiede ai giudici di escludere le aggravanti o di “pareggiarle” con aspetti ritenuti positivi. Su questo filo si gioca l’ergastolo. La sentenza il 3 dicembre. “A Turetta interessa avere un comportamento corretto e non se avrà l’ergastolo” o una pena più bassa, conclude Caruso. Che tratteggia la vita dello studente. Un “hikikomori” che in carcere legge e studia e che dietro le sbarre ha trovato “l’unico ambiente ospitale in questo momento per lui. La società non è pronta per ospitarlo. È consapevole che gran parte della sua giovinezza la trascorrerà con questa umanità compromessa”. I suoi compagni di cella. Una delle poche certezze.

Leggi i commenti