Test di medicina addio: il Senato approva il ddl. Ecco come si accederà da settembre
di Allegra ZanniÈ stato approvato dal Senato il disegno di legge che modifica l’accesso alla facoltà di medicina: 87 i voti favorevoli, 40 i contrari e 18 gli astenuti per una proposta che la maggioranza definisce “storica”. Ora dovrà essere votata dalla Camera. Il testo elimina il test d’ingresso mantenendo però il numero chiuso. Lo sbarramento arriva dopo il primo semestre sulla base degli esami sostenuti.
Come cambia l’ingresso a medicina
La laurea magistrale in Medicina e Chirurgia rimarrà a numero programmato. Anche con l’abolizione del test, insomma, non tutti quello che desiderano potranno arrivare fino alla corona d’alloro. I posti per l’anno accademico 2025-2026 saranno 25 mila, circa 5 mila in più di quelli che erano a bando per questo anno. A cambiare è il modo in cui questi posti vengono definiti: il sistema del test a crocette viene smantellato e sostituito da una valutazione alla fine del primo semestre. Verranno svolti esami scritti su materie caratterizzanti: chi ottiene il maggior nu…
È stato approvato dal Senato il disegno di legge che modifica l’accesso alla facoltà di medicina: 87 i voti favorevoli, 40 i contrari e 18 gli astenuti per una proposta che la maggioranza definisce “storica”. Ora dovrà essere votata dalla Camera. Il testo elimina il test d’ingresso mantenendo però il numero chiuso. Lo sbarramento arriva dopo il primo semestre sulla base degli esami sostenuti.
Come cambia l’ingresso a medicina
La laurea magistrale in Medicina e Chirurgia rimarrà a numero programmato. Anche con l’abolizione del test, insomma, non tutti quello che desiderano potranno arrivare fino alla corona d’alloro. I posti per l’anno accademico 2025-2026 saranno 25 mila, circa 5 mila in più di quelli che erano a bando per questo anno. A cambiare è il modo in cui questi posti vengono definiti: il sistema del test a crocette viene smantellato e sostituito da una valutazione alla fine del primo semestre. Verranno svolti esami scritti su materie caratterizzanti: chi ottiene il maggior numero di crediti e con la media migliore, può continuare il suo percorso. Tutti gli altri possono invece trasferire i cfu ottenuti in un altro corso di laurea.
“Non si poteva aspettare”
“Questa riforma era molto attesa e toglie di mezzo il famigerato test, che ha dato pessima prova di sé: nella migliore delle ipotesi, è stato un metodo di selezione sbagliato per l’accesso a medicina; nella peggiore, ha dato il via a tantissimi ricorsi”. Lo dice il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, relatore della legge e presidente della Commissione per affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale al Senato. “È una riforma urgente, non si poteva aspettare – continua il senatore –. Abolire il quiz a crocette è un risultato importante. Rimane il numero programmato, ma la selezione avviene su esami fondamentali, si valuta lo studio nel merito delle materie dopo il “semestre-filtro”. Sono esami veri e propri, che danno il riconoscimento a crediti che si potranno anche trasferire, qualora non si rientrasse tra i 25 mila ammessi a Medicina, in altri corsi di laurea”.
I prossimi passi
Dopo l’approvazione in Commissione a ottobre e mercoledì in Senato, ora tocca alla Camera votare la legge. A regolare la nuova riforma saranno i decreti delegati; si prevede l'introduzione delle novità dal prossimo anno accademico, il 2025 -2026: "Ho già creato una commissione consultiva presso il ministero per lavorare contemporaneamente rispetto ai lavori parlamentari sui contenuti dei decreti: voglio che non solo l'abolizione dei test, ma anche il semestre, parta dall'anno accademico 2025-2026", ha spiegato in aula la ministra all’Università Anna Maria Bernini.
I nodi da sciogliere
Se dalla maggioranza si parla di “passo storico”, dalle opposizioni arrivano le critiche, perché la riforma non abolisce il numero chiuso al corso di laurea, limitandosi a spostare lo sbarramento più in là nel tempo, e perché il cambio di passo non sarebbe sostenuto da risorse adeguate. Già in ottobre, quando la legge era stata approvata in Commissione, erano emerse queste preoccupazioni: la paura è che le università facciano fatica a attrezzarsi per accettare tutte le richieste, con ripercussione sulla formazione dei giovani aspiranti medici. Per il primo semestre infatti gli atenei dovranno mettere a disposizione aule e docenti per un numero di studenti sicuramente superiore a quello degli scorsi anni. A quali spazi si potrà ricorrere e su che personale si potrà contare per garantire a tutti l’accesso alle lezioni? Sono alcuni degli interrogativi a cui si dovrà rispondere in vista della nuova legge.