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Inchiesta dossier, sentito de Raho: “Non ho mai ricevuto informative su Striano”

Federico Cafiero de Raho 

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Scontro nell’Antimafia, l’ex procuratore ascoltato da Cantone a Perugia. E ora potrebbe esserci un confronto diretto con il suo accusatore Russo
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ROMA — L’ex procuratore antimafia Federico Cafiero de Raho da una parte. Il suo numero due, Giovanni Russo, dall’altra. Nel mezzo una relazione con la quale Russo avrebbe denunciato i metodi del finanziere Pasquale Striano già nel 2020. E che de Raho giura però di non aver mai ricevuto. L’inchiesta di Perugia sugli accessi abusivi ai sistemi informatici, dopo aver terremotato un pezzo importante del sistema giudiziario italiano, mette uno contro l’altro due dei magistrati più importanti della storia dell’antimafia di questo Paese.

Ascoltato mercoledì a Perugia dal procuratore Raffaele Cantone, de Raho, oggi senatore del Movimento 5 Stelle, ha smentito la versione del suo ex aggiunto che aveva riconosciuto come suo un appunto scoperto per caso e prontamente inviato a Cantone dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Si tratta una relazione di servizio nella quale Russo denunciava i metodi del maresciallo Striano. «Un improprio modo di intendere il ruolo attualmente ricopert…

ROMA — L’ex procuratore antimafia Federico Cafiero de Raho da una parte. Il suo numero due, Giovanni Russo, dall’altra. Nel mezzo una relazione con la quale Russo avrebbe denunciato i metodi del finanziere Pasquale Striano già nel 2020. E che de Raho giura però di non aver mai ricevuto. L’inchiesta di Perugia sugli accessi abusivi ai sistemi informatici, dopo aver terremotato un pezzo importante del sistema giudiziario italiano, mette uno contro l’altro due dei magistrati più importanti della storia dell’antimafia di questo Paese.

Ascoltato mercoledì a Perugia dal procuratore Raffaele Cantone, de Raho, oggi senatore del Movimento 5 Stelle, ha smentito la versione del suo ex aggiunto che aveva riconosciuto come suo un appunto scoperto per caso e prontamente inviato a Cantone dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Si tratta una relazione di servizio nella quale Russo denunciava i metodi del maresciallo Striano. «Un improprio modo di intendere il ruolo attualmente ricoperto» scriveva, sulla base di alcune relazioni ricevute da altri agenti di polizia giudiziaria che si lamentavano dei metodi di Striano, che si sarebbe appropriato di indagini anche non sue.

«Laddove non si ponga rimedio a tale situazione informazioni strategiche (quando non riservate) di pertinenza della Dna continueranno a essere trattate in maniera non tracciabile», scriveva Russo segnalando come il comportamento di Striano era un pericolo «non solo per le esigenze di segretezza e riservatezza delle informazioni, ma anche per le esigenze di trasparenza dei meccanismi di selezione dei casi da approfondire e della loro trattazione».

Se presa in considerazione questa relazione, si sarebbero evitate le centinaia di accessi abusivi di cui è accusato Striano. Ma il punto è un altro: questa relazione è mai esistita? O meglio: è mai arrivata all’attenzione dell’allora procuratore de Raho? «No», ha detto l’ex numero uno dell’antimafia davanti a Cantone. «Questo documento non l’ho mai visto». «Quella nota non è compatibile con il metodo di lavoro della Dna sotto la mia direzione — ha aggiunto — Le note di un procuratore aggiunto riguardanti comportamenti anomali o scorretti dovevano essere firmate, protocollate e inviate formalmente. In passato, presso la Dna, quando sono stati accertati comportamenti anomali o irregolari di appartenenti al “gruppo ricerche” si è provveduto all’allontanamento e, in un caso, anche alla denuncia in procura» ha spiegato de Raho ai magistrati segnalando anche una serie di incongruenze della nota. Prima tra tutte, le date: le segnalazioni degli altri agenti di polizia giudiziaria a cui fa riferimento Russo sono precedenti di almeno tre mesi rispetto al presunto invio della relazione a Cafiero.

«Perché allora Russo non mi ha informato subito?» si è chiesto ieri l’ex procuratore, lasciando intendere qualche dubbio sull’autenticità del documento. Fatto sta, però, che la nota è stata trovata in via Giulia. E che Russo — che prima di quel momento non aveva mai fatto cenno a questa riservata, né nell’interrogatorio con Cantone, né nell’audizione in commissione antimafia che pure lo aveva ascoltato a lungo — davanti alla procura di Perugia ne ha riconosciuto l’autenticità.

Ora spetterà ai magistrati umbri fare un ulteriore passo: non è escluso che ci possa essere un confronto tra i due magistrati.

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