Aleppo, l’operatore Caritas: “Preoccupati per la situazione ma non andiamo via”
di Alessia Candito“Ogni tanto da lontano si sentono dei colpi, e c'è molta preoccupazione per l'evoluzione della situazione. Uscire dalla città è difficile. Tutto attorno ci sono combattimenti, le strade principali sono chiuse”. Quarant’anni, appartenente al movimento dei focolarini, Davide Chiarot, oggi è uno degli operatori della Caritas rimasti ad Aleppo. “Siamo in contatto costante con l’ambasciata italiana, ma dubito che lasceremo la città. Anche i vescovi hanno ordinato di tenere le chiese aperte perché siano un punto di riferimento per la popolazione”
Si temeva una situazione del genere o l’arrivo dei jihadisti in città vi ha sorpreso?
“A sorprendere è stata più che altro la rapidità con cui è successo tutto. Il conflitto in Siria dura da quasi quindi…
“Ogni tanto da lontano si sentono dei colpi, e c'è molta preoccupazione per l'evoluzione della situazione. Uscire dalla città è difficile. Tutto attorno ci sono combattimenti, le strade principali sono chiuse”. Quarant’anni, appartenente al movimento dei focolarini, Davide Chiarot, oggi è uno degli operatori della Caritas rimasti ad Aleppo. “Siamo in contatto costante con l’ambasciata italiana, ma dubito che lasceremo la città. Anche i vescovi hanno ordinato di tenere le chiese aperte perché siano un punto di riferimento per la popolazione”
Si temeva una situazione del genere o l’arrivo dei jihadisti in città vi ha sorpreso?
“A sorprendere è stata più che altro la rapidità con cui è successo tutto. Il conflitto in Siria dura da quasi quindici anni e non si è concluso. Ci si immaginava che quello che è successo in Libano avrebbe auto degli effetti anche qui, ma non ci aspettavamo che succedesse così presto e così velocemente”
Nei giorni scorsi c’era stata qualche avvisaglia?
“Abbiamo visto l’artiglieria dell’esercito siriano sparare dalla città verso l’hinterland. Poi improvvisamente si sono ritirati e sono arrivate le milizie. Moltissima gente è scappata verso Sud prima che iniziassero i combattimenti”.
Adesso com’è la situazione in città?
“Per tutto il giorno c’è stata una calma quasi surreale. Era stato dichiarato il coprifuoco di ventiquattro ore, poco prima delle 17 (le 15 italiane ndr), quasi allo scadere è stato colpito l’ingresso dell’ospedale. Poco dopo abbiamo sentito un’altra esplosione”.
Come sta reagendo la popolazione?
“Sono stanchi, preoccupati, non ne possono più. Quando è stato possibile uscire, molti sono andati a fare scorte, temono che il cibo inizi a scarseggiare. Alcuni si preparano a fuggire appena sarà possibile, ma al momento è davvero complicato e pericoloso”.
Per quale motivo?
“L’autostrada è chiusa. Ci sono dei percorsi alternativi, ma intorno alla città ci sono ancora combattimenti, è pericoloso. Si sono create lunghe file di pullman e auto: normalmente da Aleppo per raggiungere Damasco ci vogliono sei ore, adesso se ne possono impiegare anche ventiquattro”
Un primo gruppo di italiani è stato trasferito a Damasco. Si lavora per ulteriori evacuazioni. Andrete via anche voi?
“Noi siamo qui per aiutare i più fragili. Collaboriamo con la Caritas siriana, distribuiamo pasti e aiuti anche sanitari, ci sono progetti di microcredito, corsi di formazione professionale e lavori di ricostruzione dopo il terremoto del febbraio 2023. Avremmo voluto estendere anche ad Aleppo un progetto che portiamo da tempo avanti da tempo per aiutare i giovani a immaginare un futuro senza guerra. No, non andremo via”.