Petrini a Calabresi: "Quando il Papa mi disse non mangiamoci la terra"
di KATIA RICCARDI
Mario Calabresi e Carlo Petrini
Un'ora tra storie e racconti per ricordare che stiamo perdendo parole e valori. Lealtà, orgoglio, compassione. Relazione: "Non parliamo più di generosità. La cosa più inefficiente del mondo. Sono concetti importanti. Fondamentali per creare una nuova economia. Stiamo distruggendo tutto"
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ROMA - Difficile seguire il filo di un discorso quando i racconti di Carlo Petrini, sul palco col direttore di Repubblica Mario Calabresi, partono dalla terra e arrivano al cielo. Si tende invece ad ascoltare sperando che il filo ci si annodi addosso.
"La cuoca della Langhe che cucinava e aveva la taverna sempre piena, certe sere non lavorava, chiesi perché e rispose: non voglio essere la più ricca del camposanto", racconta Petrini. Antiche luci di tavole e zuppe, di prodotti freschi, odori. "È una lezione di economia - continua - quella sera che chiudeva si dedicava alla famiglia". Non solo profitto. Ci sono insegnamenti in ogni bel racconto. E Petrini ne ha diversi.
Come la telefonata di cui chiede Calabresi, quella di 40 minuti tra lui e papa Francesco. "Mia nonna era cattolica sabauda sposata a un macchnista ferroviere socialista col mio stesso nome, Carlo Petrini, che nel 1921 fonda il partito comunista a Bra", comincia come una canzone di Branduardi il racconto, senza pause, "i comunisti vengono scomunicati e mio nonno muore, nel '48 la nonna va alla chiesa di Bra al parroco a confessaresi. Il parroco le chiede 'lei cosa vota?', 'Cosa votava mio marito, comunista', risponde lei e il parroco le fa, 'sa che l'assoluzione non posso dargliela'. 'E allora se la tenga', risponde mia nonna". Petrini all'altra parte del telefono aveva Francesco, papa Bergoglio. Che si mette a ridere.
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"Se ride le dico cosa penso io dei preti - azzarda Petrini, continuando a raccontare - che chi fa come il prete dice va in paradiso, chi fa come il prete fa va all'inferno...". Francesco ride di nuovo "...Effettivamente un po' anticlericale, ma c'è anche nel Vangelo, e poi anche nella nostra chiesa ci sono farisei che parlano bene e si comportano male"..
Una settimana dopo arriva una lettera. Francesco scrive a Petrini. Lui la legge alla platea, Calabresi accanto lo accompagna. "Desidero esprimergli la mia gioia per la conversazione che abbiamo avuto. Ancora sorrido per quel 'e se la tenga'. Sua nonna era un esempio raro di religiosità, saggezza e umorismo" scrive il Papa.
Ma è all'opera dell'amico che guarda. "L'attività di Slow Food e Terra Madre suscita il mio sincero apprezzamento, c'è tanto bisogno di persone e associazioni che favoriscano il creato, perché sia un luogo abitabile per tutti e le chiedo gentilmente di ricordarmi nelle sue buone intenzioni. Fraternamente, Francesco".
Petrini lo definisce un genio, ai tempi del loro scambio non era uscita neanche l'Enciclica Laudato si'. "Quest'uomo qui è un leader assoluto, lo dico da ateo, e io questi ragionamenti non li sento neanche dalla mia amata sinistra", dice Carlin.
Un'incontro di un'ora a Repubblica delle Idee per parlare della terra. Della sua importanza. E che noi divoriamo, che ci limitiamo a calpestarla e abbiamo reso pavimento ciò che invece ci dà vita. In Italia 7 metri quadrati al secondo vengono inghiottiti da strade e case, capannoni, condomini. A livello globale perdiamo 24 miliardi di tonnellate di terreno fertile, negli ultimi due decenni abbiamo inghiottito un'area grande quanto l'intera superficie coltivata degli Stati Uniti. Qualcuno tenta di farci guardare sotto, prima che l'intera umanità, si fa per dire, ci finisca davvero sottoterra.
"La diversità è il più grande bene che abbiamo", dice Carlo Petrini raccontando un passato in cui, da solo, intravedeva il futuro che oggi viviamo, e calpestiamo. 'Nessuno si interesserà del cibo', gli dicevano, 'sei matto'. Ma quel matto sapeva dove metteva i piedi, sapeva cosa calpestava, e il salto nel tempo il fondatore dell'associazione Slow Food, gastronomo, sociologo, scrittore e attivista, l'ha fatto agilmente.
"Oggi basta accendere la tele e c'è qualcuno che spadella, qualcuno che parla di cibo, che lo maneggia. Ma quella non è gastronomia". È solo una parte, lo spettacolo, la parte glamour.
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Petrini chiede cosapevolezza, non visioni, non arriva a tanto. Dobbiamo essere consapevoli perché camminare non sia solo mettere un passo dopo l'altro sullo stesso pavimento sotto il quale c'è la terra. "La produzione alimentare, messa tutta insieme contribuisce al disastro ambientale per il 37 per cento, considerando che i trasporti incidono per il 7 per cento, la terra soffre" continua. Seduto accanto Calabresilo incalza, tenta di non farlo sconfinare e gli piace che lo faccia, niente di quello che dice Petrini è contenibile.
Troppe cose da dire in poco tempo."Io ho comprato due pecore" racconta Calabresi. Lo ha fatto per contribuire alla produzione di un formaggio storico. Piccole cose, che "servono a far girare l'economia di una zona" aggiunge Petrini.
Non poco. Sono piccole le cose da salvare e su cui, se non si vedono, si può inciampare camminando. Petrini parla di capponi e della dignità che deve essere riconosciuta a chi lavora. "Se io non pago il giusto ai contadini", continua, s'interrompe, un attimo di silenzio, sorride. Spera non ci sia neanche bisogno di finire la frase.
I valori terra terra di cui parla sono sacri, antichi. Terra vuol dire semplicità, se questo vuol dire vita. "La lealtà vale di più dell'efficienza - continua Petrini - noi siamo concentrati su beni privati e beni pubblici, i più virtuosi su beni comuni, non c'è uno che parli dei beni relazionali. Quelli che si basano sull'amicizia, sui legami. La rete di Terra madre è nata così, su questo. E chi è orgoglioso di farne parte, è orgoglioso di produrre". Quello di cui parla, è un filo che lega tutto, parte dalla terra, arriva a noi.
"È giunto il tempo che le parole siano rivisitate. Noi non parliamo più di valori forti, come la generosità. La cosa più inefficiente del mondo. O di compassione, eppure sono concetti importanti. Che devono servire per creare una nuova economia. Stiamo distruggendo tutto e la distruzione parte dalla perdita di quei valori".
Parole 'terra terra'. Parole da ritrovare. Carlin, così viene chiamato Petrini, nel 2008 è stato posizionato dal quotidiano inglese Guardian tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta. "Cosa diceva tuo nonna?" chiede Calabresi. "Che quando muoriamo, nel sudario non ci sono le tasche", risponde Carlin. E l'applauso finale è dedicato a lei.