Ancora oggi, a 103 anni esatti dalla sua nascita (19 dicembre 1915) ascolti la voce della Piaf e ti commuovi, sempre. Perché in quella voce, in quelle erre arrotate fino allo spasimo puoi rivedere la sua feroce rincorsa alla vita.
Edith Piaf bambina, la foto ritrovata
È una foto ingiallita dal tempo che mostra una bimba dagli occhioni vispi, frangetta corta e vestitino bianco. A trovarla e identificarla è stato Cesare Nissirio, direttore del Museo Parigino a Roma, proprio durante i preparativi della mostra itinerante "Edith Piaf, l'Amour", che sarà allestita a Tarquinia a novembre. La scoperta è stata casuale: Nissirio ha scovato su internet una anonima foto dal titolo "fillette" e si è accorto che era proprio Edith Piaf, a poco più di un anno di vita, ancora più piccola delle immagini note della cantante bambina che la ritraggono tra i 5 e i 6 anni. Intanto Parigi celebra l'artista con una mostra allestita alla Bibliothèque nationale de France che propone centinaia di documenti di ogni genere che ripercorrono le melodie, le immagini, i testi che hanno reso Edith Piaf una leggenda non solo francese. L’esposizione, che aprirà il 14 aprile, attingerà dalle collezioni della BnF presenterà anche fotografie, lettere, manifesti, dischi, registrazioni sonore e estratti di film
"Lei amava tutto, in maniera eccessiva: film, libri, uomini", ha raccontato la sua segretaria Danielle Borel, che spesso si prendeva cura di terminare i lavori a maglia che Edith iniziava per i suoi tanti amori interrotti.
Ma quell'impegno, quella furiosa passione che la Piaf metteva dentro le sue canzoni hanno avuto e continuano ad avere un'enorme influenza su intere generazioni di cantanti anche molto distanti dal suo stile e dalla sua epoca.
"Non l'ho mai vista dal vivo, solo su pellicola, e quel che ho visto è un'enorme dose di energia buttata fuori con gesti essenziali", disse David Bowie nel 1973, in piena era Ziggy Stardust. E Lou Reed, nel 2000, esaltò la sua capacità di tirare fuori i sentimenti più profondi con una gestualità da grande attrice: "Sta tutto nel fatto che bisogna credere nel cantante. In questo caso, credere in Edith Piaf".
Una voce attraversa "La vie en rose": cento anni di Edith Piaf
Una voca unica, graffiata dal dolore e dalla forza che hanno segnato tutta la sua vita e la sua opera. Edith Piaf, nata il 19 dicembre del 1915 con il nome di Edith Giovanna Gassion, era soprannominata 'passerotto'. Figlia di due artisti di strada iniziò a cantare quando era solo una bambina. Poi, ancora 17enne, ebbe la sua prima figlia, morta a due anni di età. Un'esistenza difficile che non le impedirà di diventare un mito e ad incontrare artisti e intellettuali della scena parigina, come Albert Camus, Charles Aznavour e George Moustaki, che scrisse per lei ''Milord''. Nel 1945 incise la celeberrima ''La vie en rose'', che di lì a poco diventerà l'emblema della nuova vita di una Francia schiacciata dalla guerra. Poi ci furono gli amori tormentati. Come quello con il campione di pugliato Marcel Cerdan, morto in un incidente aereo a un anno dalle nozze con Edith. O quello con l'attore greco Theo Lamboukas. La salute della cantante inizia però a vacillare: dapprima viene colpita dall'artite reumatoide, poi un grave incidente stradale la porterà a far uso di antidolorifici e morfina fino alla sua morte nel 1963. Stretta nella solitudine e nella malinconia la sua voce ha continuato ad echeggiare sui palchi di tutto il mondo con il suo inno alla vita e alla gioia: ''Non, je regrette de rien''. Foto dall'archivio Getty Images
O di prendere ferocemente in giro un giovane Charles Aznavour, da lei lanciato alla ribalta, al quale consigliò una plastica al naso per poi bocciarne sarcasticamente gli esiti: "Mi piacevi di più prima". Il riassunto ideale della sua arte immortale è Non, je ne regrette rien, il suo ultimo grande acuto lanciato nel 1960. "Non rimpiango nulla, né il bene che mi han fatto, né il male, tutto mi va bene lo stesso, ho pagato, scartato, dimenticato. Me ne frego del passato!", scandiva con una forza e un'intensità che restano misteriose.
Fece rinascere l'Olympia di Parigi, destinato al fallimento, e si consegnò all'eternità. "Il canto è un modo di fuggire", raccontava, "quando canto non sono più sulla Terra". Forse l'ha immaginata così la sua tanto invocata Vie en rose.