Londra

L'intervista

L'italiana che ha unito le mamme di Londra

L'italiana che ha unito le mamme di Londra
Monica Costa, fondatrice del sito web e della rivista "London Mums", ha la prodigiosa energia della sua Romagna natia, a cui fa ritorno ogni estate e alla quale ha dedicato anche un libro. Il sindaco Sadiq Khan l'ha nominata "ambasciatrice degli italiani" della capitale britannica.
6 minuti di lettura

LONDRA - Creativa, grintosa, di una simpatia che conquista, Monica Costa è una delle primissime mamme-bloggers e la fondatrice di London Mums, un'organizzazione nata a Londra come gruppo di supporto e networking per altre mamme e bambini, che con l'avvento dei social media si è trasformata in una piattaforma multimediale che oggi comprende anche una rivista trimestrale su carta. Creato da Monica nel 2006 dopo la nascita di suo figlio, London Mums è oggi un network di oltre mezzo milione di utenti che le è valso anche un riconoscimento importante da parte del sindaco di Londra Sadiq Khan. Da Johnny Depp a Zucchero, da George Clooney a Julia Roberts, tra i suoi ospiti ci sono numerose celebrities; ma le vere star, per lei, restano soprattutto le persone comuni, come quelle da cui ritorna sempre nella sua amatissima Romagna.

Monica, come e quando è nata l’idea di London Mums? In cosa si differenzia dagli altri website?

"A Londra nel 2006 ho fondato il gruppo London Mums, a cui fa capo la rivista omonima London Mums Magazine, rivolta alle mamme per suggerire idee in grado di allietare ed intrattenere i loro bambini. Inizialmente l’obiettivo del gruppo era lo scambio di idee e di consigli, ma a poco a poco l’esigenza di creare qualcosa di più strutturato mi ha portato all’idea di un network più vasto usando internet. Nel 2006 i social media non erano ancora diffusi, per cui mi piace pensare a London Mums come ad un ‘blog ante-litteram’. L’idea mi venne in una saletta del ‘breastfeeding cafè’ di Putney organizzato dalle autorità sanitarie locale per promuovere l’allattamento al seno tra le mamme britanniche un po’ restie. Creai una 'mailing list’ su un pezzo di carta, che ancora conservo. Da lì scrissi a tutte le 20 mamme presenti e proposi di incontrarci al V&A Museum per bere un caffè e fare un’uscita giornaliera all'insegna della cultura (un mio pallino). All’appuntamento si presentarono 50 mamme con altrettanti passeggini, al punto che il guardiano del museo mi chiese - in tono semi-scherzoso - se quello fosse ‘National Pram Day’ (la giornata nazionale del passeggino). Non si erano mai visti tanti neonati in quella location. Era chiaro che ciascuna mamma aveva invitato il mio email alle amiche e c’era stato il classico passaparola. Tutto questo in epoca pre-instagram / pre-facebook. Mi colpì molto l’entusiasmo delle mamme. Decisi quindi di creare un network che inglobasse tutte le mamme della capitale. Il fatto di essere un precursore del ‘movimento’ delle ‘mummy-bloggers’ mi emoziona. La creazione di questo vasto network - che adesso conta mezzo milione di utenti - mi è valsa una popolarità che ha ottenuto apprezzamenti e riconoscimenti dai sindaci succedutisi nella capitale britannica dal 2011 ad oggi (Boris Johnson, ora Primo Ministro uscente, e Sadiq Khan, sindaco ancora in carica). Il sindaco Sadiq Khan mi ha anche conferito il titolo di Ambasciatrice degli Italiani a Londra nel corso di una cerimonia tenutasi nella prestigiosa sede del Comune, altrimenti nota come City Hall". 

Dopo il sito London Mums è nato London Mums magazine. Parliamo un po’ di lei: business woman o mumpreneur?

"Il London Mums magazine non è altro che un ulteriore mezzo di comunicazione tra le mamme londinesi. È vero che il mondo va verso il paperless (senza carta), ma io amo andare contro corrente e poi credo poco all'idea di una vita senza carta. Amo troppo leggere libri e giornali su carta. Non credo che la nostra società sia ancora pronta per abbandonare il piacere di sentire il profumo della carta fresca di stampa. Gli stessi sponsor della mia rivista, amano proprio l’idea che il giornale sia gratuito e che si trovi nei supermercati. Durante la pandemia, molte riviste su carta hanno chiuso i battenti mentre London Mums magazine è sopravvissuto. Mi dò da fare parecchio e ho una discreta reputazione al punto di aver intervistato molte super stars hollywoodiane e rock stars, tra cui Julia Roberts, Johnny Depp, Spandau Ballet, Andy Garcia, Patsy Kensit… e l’elenco non si esaurisce qui. Business woman o Mumpreneur? Mumpreneur non è altro che un modo per dire mamma imprenditrice. Mi piace mettere l’enfasi sul fatto di essere una donna. Viviamo ancora in un mondo molto maschilista, in cui noi donne spesso dobbiamo graffiare on le unghie per farci largo. Londra, però, rispetto all’Italia offre più opportunità, in generale, e alle donne in particolare. In realtà, più che imprenditrice mi sento una sognatrice, uno spirito libero che ancora crede negli ideali che avevo da bambina. Ho sempre inseguito i miei sogni. Ed ho fatto bene, perché’ li ho realizzati quasi tutti. La mia rivista era un sogno nel cassetto. Da piccola volevo creare un giornale fatto solo di belle notizie e ci sono riuscita".

In questi giorni Londra e il mondo intero piangono la scomparsa della prima e più celebre mumpreneur, la Regina Elisabetta II. La processione infinita di persone che hanno voluto renderle l’ultimo saluto, dice un sondaggio, era composta per circa il 68% da donne, alcune arrivate apposta da terre lontanissime. Cosa ne pensa?

"Nei giorni di lutto per la Regina Elisabetta, mentre passeggiavo a Buckingham Palace tra le distese di fiori, lettere e opere d’arte estemporanee create per omaggiare una sovrana amata, riflettevo proprio sull’essere donna qui in Gran Bretagna. Un Paese tradizionalmente di donne forti. Tradizioni che partono da Elisabetta I, passano attraverso la Regina Vittoria e il movimento delle suffragette fino ad arrivare a Elisabetta II. L’esempio di tanta imprenditorialità al femminile in tutti i campi stimola in qualche modo il mondo delle donne che si trovano o che approdano su quest’isola ad essere intraprendente. Non so se avrei mai avuto il coraggio di fare tutto ciò che ho fatto negli ultimi 24 anni se fossi rimasta in Italia. Detto questo, però, ammiro tantissimo Samantha Cristoforetti. Se fossi bambina oggi in Italia, forse, aspirerei a diventare astronauta". 

Romagnola doc, visceralmente innamorata della sua terra, cui ha di recente dedicato un libro di successo, "Noi di Lido Adriano". Eppure da molti anni ha scelto Londra: cosa le piace della capitale britannica, come è arrivata qui?

"Un altro sogno nel cassetto era scrivere un memoir da lasciare in eredità a mio figlio. Anche questo sogno si è realizzato. Noi di Lido Adriano è uscito in piena pandemia, l’estate scorsa, ma è stato un vero successo di pubblico. 600 copie vendute nei primi 20 giorni, anche questo grazie al passaparola della gente. La Romagna sarà sempre nel mio cuore. Io sono romagnola al 100% anche se sono cresciuta a Bologna. Londra è la città che mi ha adottato da grande. Il 2022 segna un traguardo per me: ho trascorso più anni a Londra che nella mia Bologna. Samuel Johnson diceva ‘Tired of London, tired of life’ - se sei stanco di Londra, sei stanco della vita. Direi che questo è un concetto che approvo pienamente. Londra è una città in continua evoluzione, in cui i cambiamenti si percepiscono ogni giorno. E’ come un vortice piacevole, da cui non vuoi scappare ma anzi da cui vuoi farti trasportare. Io sono urbana. Amo il cemento e l’asfalto, la confusione della gente. Preferisco il cosiddetto ‘buzz’, il rumore degli esseri umani in fermento, al silenzio della campagna o montagna. Non è per tutti, lo ammetto. Ma sei dei nostri, allora non puoi più fare a meno di tutto quello che ti offre una metropoli come Londra. Al di là della bellezza monumentale, è il clima di innovazione in tutti i campi - dalla musica, all'arte, alla cultura - che mi fa sentire viva e a cui non vorrei rinunciare mai. Sono arrivata qui nel 1998 da Milano, ‘head-hunter’ - reclutata da una società inglese che cercava dei laureati multilingue. Io parlo sei lingue, quindi ero una candidata ideale per loro. Mi sono acclimatata quasi subito. A Londra parlo tutte le lingue che ho imparato in tanti anni di duro lavoro e viaggi educativi. Mio figlio sedicenne Diego è perfettamente bilingue. Ci ho sempre tenuto tanto al bilinguismo e gli ho sempre parlato in italiano. Anche questo era un sogno nel cassetto che ho realizzato. Un traguardo di cui sono molto orgogliosa". 

Londra le ha dato tanto in termini di realizzazione personale e professionale, inclusa un’onorificenza conferitale dal sindaco Sadiq Khan quale Ambasciatrice degli Italiani a Londra. E poi è arrivata la Brexit. Come è cambiato il suo rapporto con Londra e con gli inglesi? Vede un cambiamento di umore anche nella community di London Mums?

"La Brexit mi ha davvero rattristato. Io ho sempre goduto dei benefici dell’essere parte dell’Unione Europea sia come borse di studio, Erasmus e altri programmi, e il fatto di viaggiare con Interrail con lo zaino sulle spalle dagli anni ‘80 in poi. Non capisco davvero che bisogno avevano gli inglesi di fare questo passo indietro. Per ora ci sono solo degli svantaggi. Ci sono tensioni. Io non me ne sono ancora accorta direttamente. Ma per evitare problemi nel futuro, prenderò la cittadinanza britannica. Ho rimandato finora ma ormai mi sono decisa. La comunità delle London Mums riflette l’ambiente multilingue e multiculturale di Londra, dove non si sente l’effetto Brexit. Almeno non ancora. Londra, ad un certo punto, dopo l’annuncio del risultato del referendum per il Brexit, si era dichiarata indipendente. Sadiq Khan chiese di separare Londra dal resto del Regno Unito. Venne sbeffeggiato, ma il suo sentimento non era altro che quello di tutti noi londinesi. Dico volutamente ‘noi londinesi’ perché io mi sento una vera Londoner! Londra è uno stato permanente dell’anima, non solo una città. Ti entra nel DNA". 

Pensa mai di tornare a vivere in Italia? Magari non distante da Lido Adriano…

"C’è una domanda di riserva? Un altro sogno nel cassetto sarebbe quello di passare più mesi in Italia, non solo quelli estivi. E hai indovinato! La Romagna è sempre la mia destinazione numero uno. Il mio sogno è di prendermi un appartamentino a Rimini per alternarlo a Londra e a Lido Adriano, dove già trascorro l’estate con famigliari e amici. Rimini è una cittadina viva sia d’estate che d’inverno e io amo ballare e cantare - sono i miei hobby. Oppure a Cervia, la vera perla della Romagna. Chissà se realizzerò anche questo sogno un giorno…"