ROMA – “L’anno che sta arrivando tra un anno passerà”, cantava Lucio Dalla. Ma il 2025 rischia di essere decisivo per il futuro del settore auto, zavorrato dalle difficoltà nella transizione all’elettrico. Un campo dove la Cina ha investito con anni di anticipo. Dove Elon Musk con Tesla ha bruciato tutti nel mondo occidentale. E dove invece i leader di sempre, cioè le case europee e le big americane, sono arrivate in ritardo, spinte dalle decisioni politiche dei “sacerdoti” dell’ideologia green. Un’ideologia nata da nobili intenti ma che si sta scontrando sin dai tempi del Covid con la realtà. Una realtà fatta di auto troppo care, che la gente, in un Occidente sempre meno ricco, non compra.
Del resto, tutte le previsioni di vendite di elettriche sono saltate da tempo. E i produttori, in Europa e negli Usa. sono alle prese con conti in rosso, cambi di strategie e tagli di produzione e di addetti. Misure che hanno un costo sociale salato e che meriterebbero anche una riflessione politica oltre che industriale per migliorare una situazione che i dazi non possono risolvere.
Ma per ora l’ideologia sembra prevalere sulla realtà tanto che in Europa stanno per arrivare conti salati per chi supererà i nuovi tetti alle emissioni e la Ue non sembra cambiare idea rispetto allo stop alla vendita di auto a motore termico dal 2035. E questo vale anche per chi è invece scettico sull’elettrico. Il governo italiano ad esempio ha deciso di cancellare gli incentivi all’acquisto di auto, l’unico fattore in grado di aumentarne le vendite, perché le immatricolazioni sono salite, in un mercato molto debole, ma non è cresciuta la produzione. Ma così come potrà aumentare la produzione se le elettriche senza incentivi non si vendono in nessuna parte del mondo?
E in questo quadro “brilla” il paradosso attuale dell’auto: pochi le comprano, ma la maggior parte dei nuovi modelli, messi ovviamente in cantiere 5-6 anni fa nel pieno dell’euforia per la transizione, sono elettrici. I costruttori stanno rimodulando le proprie strategie, lanciando vetture a batteria a prezzi più bassi e puntando ancora sui motori termici, magari in versione ibrida, investendo altri soldi. Ma ora tocca alla politica limitare l’ideologia e abbracciare la realtà per non vanificare la grande scommessa dell’auto.