ROMA – Incentivi, incentivi, incentivi. La richiesta è firmata Unrae, l’associazione che raggruppa le case estere che operano in Italia. "Pensiamo che ci voglia un piano triennale, almeno, di incentivazione", dice presidente Michele Crisci alla presentazione della Ricerca dell'Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School. “Come ripetiamo da tempo, sarebbe necessario partire dalla leva fiscale: mi riferisco alla detrazione dell'Iva e alla deduzione dei costi sulle auto aziendali, credo che sia fondamentale". E poi: “Siamo convinti - ha spiegato Crisci - che mercato e produzione non possano andare distinti. Noi riteniamo che andare a incentivare la produzione, sia di auto sia di componentistica, sia importante ma non si può prescindere dal continuare ad avere un mercato in salute, quindi abbandonare l'incentivazione del mercato è un errore".
La situazione dell’auto in Italia, in Europa e nel mondo è molto delicata e fa parte della transizione energetica. “Quindi era assolutamente prevedibile", dice Crisci. In futuro sarà necessario "garantire non solo uno sviluppo dell'automotive nel senso corretto, quindi andare verso la decarbonizzazione in modo molto chiaro", ma questo processo andrà fatto anche "in modo sostenibile economicamente e socialmente". E per fare ciò "dobbiamo investire molto, sull'intelligenza artificiale, sui software e sull'elettrificazione che sarà basilare per mantenere l'energia di cui le auto avranno bisogno in futuro".
Sul mercato automobilistico negli ultimi anni "in Italia c'è stato il tracollo del diesel mentre le vendite delle ibride hanno superato quelle delle auto a benzina: invece per le elettriche e le plug-in l'encefalogramma è piatto, senza alcuna crescita dal 2019 in poi", una situazione che - oltre che per la diffusione e funzionalità delle colonnine - si spiega anche con il fatto che per le ricariche "il costo dell'energia in Italia è molto più elevato che in altri paesi, c'è un delta enorme rispetto a Francia o Spagna". Una fotografia scattata da Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae. Cardinali se la prende con le multe sulle emissioni di CO2: “Sono una bestemmia, si rischiano 15 miliardi di multe mentre il settore investe centinaia di miliardi per gestire la transizione". E poi spiega: "In altri settori non ho visto multe perché i clienti non comprano quello che hai prodotto".