ROMA – Michael Leiters da oggi è il nuovo amministratore delegato di Porsche, mentre Oliver Blume tiene la carica del gruppo Volkswagen. Passaggio di consegne in un momento delicato. Porsche era una delle aziende più redditizie del gruppo Volkswagen a una realtà esposta alle oscillazioni del mercato globale: la domanda in calo in Cina, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e una transizione elettrica più costosa del previsto hanno inciso sui margini.
La doppia carica di Blume è sempre stata criticata da una parte degli azionisti. Veniva considerata come un limite. Michael Leiters, 54 anni, è un ingegnere tedesco con un passato di alto profilo nel mondo automotive. Entrato in Porsche nel 2000, vi è rimasto fino al 2013, contribuendo allo sviluppo di modelli chiave come Cayenne e Macan, che hanno rivoluzionato il posizionamento del marchio nel segmento Suv. Successivamente ha ricoperto il ruolo di Chief Technology Officer di Ferrari, dove ha supervisionato progetti strategici per l’evoluzione tecnica del marchio, fino ad approdare nel 2022 alla guida di McLaren Automotive, portando al debutto la 750S e la ibrida Artura. Le sfide del nuovo Ceo: elettrico, dove va invertita la rotta imboccando la multienergia, margini e fiducia dei mercati.
"Porsche è un marchio eccezionale con prodotti fantastici, un design iconico e un patrimonio senza pari. Guardando al futuro, continueremo a ispirare le persone in tutto il mondo: con auto sportive che emozionano e una squadra che dimostra ogni giorno la sua forza e la sua passione", scrive su Linkedin Michael Leiters. Per Leiters si tratta del "ruolo più entusiasmante dell'intero settore automobilistico".
Prossime sfide? Invertire la tendenza in Cina, dovendo fare i conti oltre ai problemi della concorrenza anche a una crisi del ceto medio che colpisce particolarmente il mercato del lusso. L'azienda dovrà inoltre spostare risorse per continuare a produrre motori a combustione e dovrà essere raggiunto un accordo con i sindacati per un nuovo piano di risparmi.