L’intervista

Calcara: “Hyundai all’offensiva multienergia”

Calcara: “Hyundai all’offensiva multienergia”

Il numero uno per l’Italia: “Siamo l’unico player al mondo a poter offrire ai clienti otto motorizzazioni diverse, idrogeno compreso”

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ROMA – «Viaggiare in elettrico si può. Le auto hanno autonomie sufficienti, la rete infrastrutturale è cresciuta e i tempi di ricarica sono in molti casi ormai estremamente ridotti, ma bisogna superare le resistenze culturali dei clienti. Noi puntiamo forte anche sulle auto elettriche, ma siamo l’unico player al mondo a offrire otto tipi di motorizzazioni diverse, idrogeno compreso. Una strategia multienergia che non cambierà in futuro». Francesco Calcara, presidente e ceo di Hyundai Italia, analizza il momento del settore automotive e le resistenze verso la transizione all’elettrico e le prospettive del gruppo coreano in generale e nel nostro Paese in particolare.

Presidente, Hyundai ha creduto da subito nell’elettrificazione, puntando sull’ibrido. Ora però sembra aver dato una decisa sterzata verso l’elettrico, con nuovi modelli alimentati solo a batteria. Il mercato però non sembra pronto: le vendite di auto elettriche in Europa e, soprattutto, in Italia ristagnano. Non teme ripercussioni sui volumi?

«L’elettrico indubbiamente oggi è ancora un fanalino di coda. In Italia nei primi cinque mesi sono state vendute solo 37.000 full electric e la loro quota di mercato resta ancorata al 5%. Inster con volumi buoni ma non stellari è tra le top del suo segmento e questo ci dice che la strada da fare è ancora molto lunga. C’è una resistenza da parte dei clienti impressionante. E in questo c’è anche una responsabilità della nostra rete che deve guidare meglio gli acquirenti verso una scelta corretta, mostrando tutti i vantaggi che un’auto elettrica può avere, perché se un italiano su tre si dice disposto già oggi a passare al full electric ma la quota totale resta del 5% invece di salire al 30% c’è qualcosa che non funziona nel sistema. È una barriera culturale. Faccio l’esempio di un collega francese che è atterrato in Sicilia, ha affittato un’auto elettrica ed è risalito fino a Roma, dicendosi entusiasta per la capillarità delle colonnine di ricarica».

Gli italiani però sembrano restare di diverso avviso. Come risponde?

«In città il problema non dovrebbe neanche porsi: oggi abbiamo city car, tipo la Inster, che fanno oltre 500 chilometri nel ciclo urbano e se uno fa 40-50 km al giorno, che non sono pochi, calcolando anche il recupero d’energia durante la marcia, deve ricaricarla tre volte al mese. Non un’impresa impossibile. Ripeto oggi il tema è culturale. La rete di ricarica pubblica è cresciuta e ci sono ottime ed economiche soluzioni anche per la ricarica privata da gestire tramite app».

E per chi fa lunghi viaggi?

«Viaggiare si può. Anzi con auto di segmento maggiore, come la Hyundai Ioniq 5 , che arriva all’80% di ricarica in 18 minuti, diventa tutto anche più semplice. Magari bisogna avere un minimo di pianificazione, ma con i sistemi che indicano dove sono le stazioni di ricarica e la programmazione delle soste tramite il computer di bordo, tutto è facilmente gestibile».

Intanto molte case hanno adottato una strategia multienergia, come Hyundai. Crede che questa sarà la soluzione anche dopo il 2035?

«Questo è un aspetto che fa parte del Dna Hyundai. Noi oggi offriamo otto differenti tipi di motorizzazioni con il Gpl e le varie soluzioni ibride e siamo l’unico player sul mercato a poterlo fare. L’obiettivo è avere sempre l’auto giusta per il cliente. Ed è una strategia che non cambierà neanche con il rinnovo della gamma che avverrà negli anni futuri, sempre con l’obiettivo di ridurre le emissioni e aumentare la sostenibilità».

E l’idrogeno?

«Per noi è un altro asset fondamentale. Hyundai è la casa costruttrice che, tra auto e mezzi pesanti, ha la più alta quota al mondo di veicoli a idrogeno. E a settembre uscirà la nuova Nexo, terza generazione di auto Hyundai a idrogeno a dodici anni dal debutto, che dimostra come crediamo in questa tecnologia, così come ci credono anche Toyota e Bmw. Una tecnologia che le case sviluppano e che può rappresentare una valida aggiunta alle alternative a emissioni zero».

Che obiettivi avete per fine 2025 in termini di vendite e quota di mercato e quali sono i vostri modelli di punta?

«L’obiettivo è mantenere la quota di mercato del 2,8% del 2024, anche se stiamo subendo una trasformazione profonda e radicale della rete, ora passata da 100 a 80 concessionarie e da 140 a 150 punti vendita. Una trasformazione che ovviamente necessiterà di una fase di assestamento per poi guidarci verso la crescita che ci aspettiamo nei prossimi anni. Come modelli, in Italia resta molto forte il Suv Tucson, nostro best seller e tra i grandi Suv ci aspettiamo molto dalla Santa Fe plug-in Hybrid. Dobbiamo invece crescere con la Kona».

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